Madonna di Piedigrotta

Parrocchia S.Maria di Piedigrotta – Napoli

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Il saluto a don Franco

News

La Comunità di S. Maria di Piedigrotta in Napoli saluta Don Franco Bergamin

Domenica 28 ottobre, nel corso di una festosa e commovente celebrazione, la comunità di Piedigrotta, in Napoli, ha salutato l‘amato parroco Don Franco Bergamin, che, neoeletto Abate Generale della Congregazione dei Canonici Regolari Lateranensi, si trasferisce a Roma nella Basilica di S. Pietro In Vincoli
Parrocchiani e fedeli che gremivano la Basilica-Santuario, commossi hanno partecipato alla celebrazione di saluto. Anche Don Franco appariva visibilmente emozionato.
Dopo la Comunione, l’Abate Emerito don Giuseppe Cipolloni ha introdotto il saluto e il ringraziamento della comunità e tre ragazzi, a nome dei presenti, hanno consegnato a don Franco una pergamena di ringraziamento ed un buono-dono per il ritiro di una mitria e di un camice liturgico.
Dopo il ringraziamento di don Franco, l’assemblea ad una sola voce, ha invocato su di lui la benedizione di Dio e lo ha affidato alla Madonna di Piedigrotta, perché lo accompagni nel nuovo compito e lo sostenga nelle responsabilità che lo attendono.
La solennità della celebrazione, l’emozione di tutti e la semplicità con cui Don Franco ha salutato i fedeli sono ben riassunti nella foto di tutta la comunità, salita sul presbiterio per una foto ricordo.
Al termine della celebrazione un’agape fraterna ha chiuso l ‘evento.
“’A Madonna ’accunpagne!”, caro Abate, e t’accumpagne perché tu spesso possa ritornare in mezzo a noi.
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Saluto di don Franco
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Catechesi del parroco – Giugno 2018

Archivio Catechesi parroco

I ragazzi ci invitano alla pace

Carissimi,

la nostra comunità parrocchiale, a metà maggio, ha vissuto una mattinata particolarmente spettacolare che ha visto bambini e ragazzi del quartiere Chiaia assiepati in ogni angolo della chiesa con i loro genitori e parenti per il concerto “Canta con me”. Il coro instabile dell’Istituto Comprensivo “G. Fiorelli” ha realizzato ed animato l’evento, grazie alle loro insegnanti di musica e alla loro dirigente scolastica, la professoressa Formisano. Il motto “Scegli il binario giusto. Scegli la pace!” è stato pensato per sostenere il realizzando progetto-oratorio della parrocchia “Riportiamo i ragazzi sui binari dello sport” in cui si andranno a concretizzare, appena si otterranno i dovuti permessi, un campo di calcetto e uno promiscuo di pallavolo e basket nello spazio dei binari dismessi nella stazione di Mergellina. Questo evento ha voluto offrire anche pensieri, riflessioni e messaggi di condivisione, rispetto e di pace. Sono stati proprio i loro semplici ma profondi messaggi, particolarmente quelli dedicati alla pace, che hanno risvegliato l’attenzione e la sensibilità dei presenti e del sottoscritto. E’ proprio della pace che abbiamo bisogno ora, in questo momento in cui, nel mondo, continuano a morire tante persone, soprattutto bambini. E’ un tempo in cui sembra che l’unica soluzione per qualsiasi conflitto sia l’uso delle armi e della violenza. Per questo, come comunità di credenti, animati dal gruppo “Andare oltre” vorremmo cercare, ancora una volta, di prendere coscienza delle contraddizioni del mondo in cui viviamo e farci coraggiosamente promotori di PACE per contrastare la sempre più diffusa logica di GUERRA. Papa Francesco, l’8 giugno 2014, invocando la pace per la Terrasanta con i Presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas nei Giardini Vaticani, disse: “Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d’animo.” Pertanto, accogliendo l’invito del papa, vogliamo coraggiosamente riflettere e pregare insieme per la pace con alcune proposte:

Mercoledì 31 maggio, ore 19: al termine della messa celebrata sul sagrato a conclusione del mese mariano, verrà esposta una bandiera della pace che rimarrà fino al 7 giugno c.a. con l’accensione serale di un cero.

Dal 1 al 7 giugno: Esporre, dalle proprie finestre di casa, una bandiera della pace o un lenzuolo bianco e alla sera alle ore 21 accendere un lumino.

Giovedì 7 giugno, ore 19: partendo dal piazzale della chiesa, faremo una piccola fiaccolata e a seguire, in basilica, una breve veglia di preghiera per la pace”.

Contando sulla vostra partecipazione, ci auguriamo semi di PACE

Don Franco Bergamin
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Catechesi del parroco – Aprile 2018

Archivio Catechesi parroco

CRISTO E’ VERAMENTE RISORTO, ALLELUIA!

Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome vennero al sepolcro al levar del sole. Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?».  (Mc 16,2-3)
Mi capita di osservare spesso la gente che passa per strada, le persone che camminano per via, coloro che incontro nella vita e di notare come le preoccupazioni della vita, del lavoro, della famiglia, del matrimonio, dei figli, di altro le facciano assimilare alle donne del vangelo che si interrogano su chi possa togliere il masso dal sepolcro. Nella nostra vita abbiamo dei macigni: nell’anima che ci impediscono di vivere da “figli di Dio”; nel cuore che lo appesantiscono e lo rendono freddo e non ci permettono di amare; nella vita che ostacolano alla luce e alla speranza di entrare dentro di noi; nella relazione che impedisce la comunicazione o la relazione con l’altro…
Chi ci rotolerà via il masso?  Chi ci aiuterà a rimuovere il macigno che ognuno di noi ha?
Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande.  (Mc 16,4)
Credo che oggi, come cristiani, non dobbiamo più porci questi interrogativi, perché il masso rotolato ci permette di guardare dentro il sepolcro e scoprirlo vuoto. È la Pasqua che ci permette di vedere dentro la morte e ci fa scoprire i segni della Speranza, della Vita, della Risurrezione.
Le donne non avevano ancora incontrato il Risorto, ma i segni della pietra rotolata e la tomba vuota sono loro bastati per poter nuovamente sperare e credere in qualcosa di nuovo, di grande, di straordinariamente bello.
Come sarebbe meraviglioso se anche noi potessimo liberarci da tutto quello che opprime e soffoca la nostra vita, da quello che appesantisce il nostro cuore e da tutto ciò che grava sulla nostra anima. Solo così potremmo vivere la Pasqua ed essere cristiani contenti che testimoniano la gioia della vita e la fiducia nella speranza. Così potremmo essere i cristiani della Risurrezione perché possiamo dire di avere incontrato il Risorto.
Concludo con un augurio di Tonino Bello, vescovo di Molfetta, che è stato un grande uomo appassionato di Dio e della vita.
«Pasqua, festa che ci riscatta dal nostro passato! Allora, Coraggio! Non temete! Non c’è scetticismo che possa attenuare l’esplosione dell’annuncio: “le cose vecchie sono passate: ecco ne sono nate nuove”. Cambiare è possibile. Per tutti. Non c’è tristezza antica che tenga. Non ci sono squame di vecchi fermenti che possano resistere all’urto della grazia…».

AUGURI!
CRISTO È VERAMENTE RISORTO, ALLELUIA

Don Franco Bergamin
parroco

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Catechesi del parroco – Marzo 2018

Archivio Catechesi parroco

NON RAFFREDDIAMO L’AMORE

Carissimi,
per prepararci alla Pasqua del Signore Gesù la Chiesa ci offre ogni anno la Quaresima un tempo definito dalla Colletta della prima domenica di Quaresima “Segno sacramentale della nostra conversione”. E’ un’opportunità data ad ogni singolo cristiano di ritrovare con tutto il cuore il rapporto con il Signore.
Prendo spunto dal messaggio quaresimale del corrente anno di papa Francesco, che ha come titolo una frase di Gesù: «Per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà» (Matteo 24,12)., ¬“Questa frase – ci dice il papa – si trova nel discorso che riguarda la fine dei tempi e che è ambientato a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, proprio dove avrà inizio la passione del Signore. Rispondendo a una domanda dei discepoli, Gesù annuncia una grande tribolazione e descrive la situazione in cui potrebbe trovarsi la comunità dei credenti: di fronte ad eventi dolorosi, alcuni falsi profeti inganneranno molti, tanto da minacciare di spegnere nei cuori la carità che è il centro di tutto il Vangelo”. Il papa ci spiega chi sono i falsi profeti: “Essi sono come “incantatori di serpenti”, ossia approfittano delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove vogliono loro. Quanti figli di Dio sono suggestionati dalle lusinghe del piacere di pochi istanti, che viene scambiato per felicità! Quanti uomini e donne vivono come incantati dall’illusione del denaro, che li rende in realtà schiavi del profitto o di interessi meschini! Quanti vivono pensando di bastare a sé stessi e cadono preda della solitudine! Altri falsi profeti sono quei “ciarlatani” che offrono soluzioni semplici e immediate alle sofferenze, rimedi che si rivelano però completamente inefficaci: a quanti giovani è offerto il falso rimedio della droga, di relazioni “usa e getta”, di guadagni facili ma disonesti!”. Gesù, nel brano riportato, ci mette anche in guardia dalla minaccia di un cuore freddo, spento, senza vita e senza carità. Francesco ci aiuta a capire cosa spegne il cuore: “Ciò che spegne la carità è anzitutto l’avidità per il denaro, «radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10); ad essa segue il rifiuto di Dio e dunque di trovare consolazione in Lui, preferendo la nostra desolazione al conforto della sua Parola e dei Sacramenti. Tutto ciò si tramuta in violenza che si volge contro coloro che sono ritenuti una minaccia alle nostre “certezze”: il bambino non ancora nato, l’anziano malato, l’ospite di passaggio, lo straniero, ma anche il prossimo che non corrisponde alle nostre attese…. L’amore si raffredda anche nelle nostre comunità: nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho cercato di descrivere i segni più evidenti di questa mancanza di amore. Essi sono: l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e di impegnarsi in continue guerre fratricide, la mentalità mondana che induce ad occuparsi solo di ciò che è apparente, riducendo in tal modo l’ardore missionario.” A fronte di quanto detto, il papa propone come unico rimedio le proposte di Gesù che troviamo al capitolo sesto del Vangelo di Matteo: preghiera, elemosina, digiuno.
“Dedicando più tempo alla preghiera, – sottolinea il papa – permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi, per cercare finalmente la consolazione in Dio. Egli è nostro Padre e vuole per noi la vita.
L’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio. Come vorrei che l’elemosina si tramutasse per tutti in un vero e proprio stile di vita!
Il digiuno, infine, toglie forza alla nostra violenza, ci disarma, e costituisce un’importante occasione di crescita. Da una parte, ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani dalla fame; dall’altra, esprime la condizione del nostro spirito, affamato di bontà e assetato della vita di Dio.”
Ho proposto il messaggio del papa perché ci testimonia e ci incoraggia alla possibilità di un cammino comunitario e individuale, da vivere mettendoci in ascolto della Parola e nutrendoci dell’Eucarestia per riscoprire la gioia e la bellezza di questo tempo di grazia, per risorgere a vita nuova nella gloriosa Risurrezione di Cristo.
Buon Cammino.

Don Franco Bergamin
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Catechesi del parroco – Ottobre 2017

Archivio Catechesi parroco

La Parrocchia: Casa di Speranza

Carissimi amici e fedeli parrocchiani,
gen_063sta riprendendo in pieno il ritmo “normale” della vita di tutti noi e, nello stesso tempo, anche il nostro cammino comunitario intenso e impegnativo. Il tempo estivo ci ha “dispersi” per le meritate vacanze. La Madonna di Piedigrotta, con le riuscite e partecipate feste a Lei dedicate, ha cominciato a farci ritrovare in comunità. Dopo i giorni intensi e singolari, si riprende la vita di un cammino che ci vede coinvolti negli aspetti lavorativi, familiari, sociali, comunitari e pastorali.
Riprenderemo a frequentare la parrocchia, la nostra basilica di Piedigrotta, il nostro Santuario. Sarebbe triste se entrassimo in questi luoghi a noi familiari solo per qualche necessità o perché abbiamo bisogno di avere al più presto un sacramento. Mi piacerebbe che tutti noi sentissimo il nostro Santuario, non solo come la casa della Madonna di Piedigrotta, ma come la nostra casa. Quella casa dove entrare portando e affidando alla nostra Mamma, tutta la nostra vita, la nostra storia, le gioie e le preoccupazioni… proprio come fa un bambino quando rientra a casa e si affida totalmente alla mamma abbracciandola.
Mi colpisce la preghiera del cardinal Capecelatro quando recita così: “Qui vennero tante volte a pregarti, o clementissima Vergine, i nostri Padri nei momenti più angosciosi della loro vita, delle loro famiglie, talvolta della città intera. Nei pericoli più gravi, nelle pestilenze, nelle guerre e in tutte le maggiori calamità, i nostri padri accorsero qui ad invocarti…”
Ho completato tre anni come parroco di Piedigrotta e ho iniziato il quarto. In questo tempo ho potuto constatare che, ancora oggi, molte persone accorrono qui perché angosciate dalla vita, dal dolore e dalla sofferenza, oppure perché si trovano in grave pericolo. Come sarebbe bello accorrere qui per ringraziare Maria non solo per uno scampato pericolo o per una scongiurata malattia, ma per riconoscere le tante grazie che Lei fa continuamente e quotidianamente nella nostra vita. Sarebbe ancora più bello se il nostro accorrere qui in questo santuario fosse libero da qualsiasi urgenza o necessità, semplicemente dettato dal grande e genuino affetto per la nostra Madre, spontaneo e naturale come quello di un bambino felice tra le braccia della sua mamma.
Il nostro ritrovarci deve sempre di più assaporare il senso del ritrovarsi in una grande famiglia. Io credo in una parrocchia non tanto come comunità, ma come famiglia di famiglie. L’anno pastorale ci può, attraverso i vari ambiti catechistici, liturgici, aggregativi, aiutare a sentirci espressione di una realtà che va oltre le proprie famiglie per essere segno e testimonianza di un amore più grande donatoci da Gesù.
Maria, con il Figlio Gesù, nel mese del rosario, ci attende e ci accompagna per costruire con noi la comunità dell’amore in una città sempre più bella, onesta, giusta… Iniziamo questo nuovo anno con il cuore pieno gioia e di Speranza.
’a Maronna c’accumpagne!

Don Franco Bergamin
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Auguri a don Franco

News

Venerdì 15 settembre la comunità parrocchiale si è stretta intorno a don Franco per gli auguri in occasione del suo compleanno.

Una partecipazione sentita ed affettuosa durante la messa vespertina. Un modo semplice per essere comunità

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Catechesi del parroco – Marzo 2017

Archivio Catechesi parroco

par_064Quaresima è il  “tempo forte” per il significato spirituale che riveste nel cammino della nostra vita cristiana.
È il periodo in cui ogni singolo battezzato si dispone in modo personale e comunitario, attraverso un cammino di conversione e  sobrietà, a vivere in pienezza il mistero della risurrezione di Cristo nella Pasqua del Signore.
È dunque tempo di penitenza, e di conversione.
È anche il tempo per un più attento e meditato ascolto della Parola di Dio che illumina la nostra coscienza e rafforza il nostro spirito.
È un tempo in cui siamo invitati a spenderci maggiormente nella carità fraterna.
Vorrei soffermarmi con voi su un aspetto che Papa Francesco ha sviluppato nella sua Lettera Enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune: la sobrietà felice.
È un tema a lui tanto caro e può essere per noi un nuovo stile di vita.  Al capitolo VI della sopracitata Enciclica il papa denuncia una mancata coscienza di un’origine comune e di un futuro condiviso da tutti. Ci invita a crescere nella consapevolezza di educarci a vivere una Spiritualità ecologica in una grande sfida culturale, spirituale ed educativa.
Puntare su un altro stile di vita in una sobrietà felice e in una conversione ecologica permetterà all’umanità di ritrovare la gioia e la pace.
Infatti al numero 222 ci dice: “La spiritualità cristiana propone una crescita nella sobrietà e una capacità di godere con poco. È un ritorno alla semplicità che ci permette di fermarci a gustare le piccole cose, di ringraziare delle possibilità che offre la vita senza attaccarci a ciò che abbiamo né rattristarci per ciò che non possediamo.”
Prosegue  poi al n. 223. “La sobrietà, vissuta con libertà e consapevolezza, è liberante. Non è meno vita, non è bassa intensità, ma tutto il contrario. Infatti quelli che gustano di più e vivono meglio ogni momento sono coloro che smettono di beccare qua e là, cercando sempre quello che non hanno, e sperimentano ciò che significa apprezzare ogni persona e ogni cosa, imparano a familiarizzare con le realtà più semplici e ne sanno godere. In questo modo riescono a ridurre i bisogni insoddisfatti e diminuiscono la stanchezza e l’ansia. Si può aver bisogno di poco e vivere molto,”
Stimolati da queste sue parole penso che per uno sviluppo di nuove convinzioni siano sicuramente necessari nuovi atteggiamenti e stili di vita.
In questo tempo di Quaresima proviamo a fare  nostre alcune delle indicazioni riportate nel riquadro sottostane e scelte dal gruppo “Andare oltre” tra le tante indicazioni suggerite da papa Francesco nella Laudato si’.

Sobrietà felice. Non è privazione
ma liberazione da tutto il superfluo,
per riscoprire l’essenziale.

piu relazioni                      meno cose
piu rapporti sociali            meno whatshapp
piu acqua del rubinetto    meno acqua imbottigliata
piu mezzi pubblici             meno mezzi privati
piu prodotti di stagione    meno cibi surgelati
piu riciclaggio                   meno usa e getta

È molto nobile assumere il compito di avere cura del creato con piccole azioni quotidiane, ed è meraviglioso che l’educazione sia capace di motivarle fino a dar forma ad uno stile di vita.

Buon cammino di Quaresima.

Don Franco Bergamin
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Catechesi del parroco – Febbraio 2017

Archivio Catechesi parroco

“LA VITA È VITA”

In questo mese di febbraio vorremmo vivere con voi tre avvenimenti importanti:

Il 5 febbraio: giornata per la Vita.
 “Alla scuola di Papa Francesco – dicono i nostri vescovi italiani nel loro messaggio per la 39a Giornata nazionale per la vita – s’impara a sognare. Spesso nelle udienze fa riferimento ai sogni dei bambini e dei giovani, dei malati e degli anziani, delle famiglie e delle comunità cristiane, delle donne e degli uomini di fronte alle scelte importanti della vita. Sognare con Dio e con Lui osare e agire! Quando il Papa commenta la Parola di Dio al mattino o quando tiene discorsi nei vari viaggi apostolici, non manca di incoraggiare a sognare in grande. Quando si rivolge alle famiglie, ricorda loro che il sogno di Dio “continua a realizzarsi nei sogni di molte coppie che hanno il coraggio di fare della loro vita una famiglia; il coraggio di sognare con Lui, il coraggio di costruire con Lui, il coraggio di giocarci con Lui questa storia, di costruire un mondo dove nessuno si senta solo, nessuno si senta superfluo o senza un posto”.
Per Papa Francesco il sogno di Dio si realizza nella storia con la cura dei bambini e dei nonni. I bambini “sono il futuro, sono la forza, quelli che portano avanti. Sono quelli in cui riponiamo la speranza”; i nonni “sono la memoria della famiglia. Sono quelli che ci hanno trasmesso la fede. Avere cura dei nonni e avere cura dei bambini è la prova di amore più promettente della famiglia, perché promette il futuro. Un popolo che non sa prendersi cura dei bambini e dei nonni è un popolo senza futuro, perché non ha la forza e non ha la memoria per andare avanti”.
Una tale cura esige lo sforzo di resistere alle sirene di un’economia irresponsabile, che genera guerra e morte. Educare alla vita significa entrare in una
rivoluzione civile che guarisce dalla cultura dello scarto, dalla logica della denatalità, dal crollo demografico, favorendo la difesa di ogni persona umana dallo sbocciare della vita fino al suo termine naturale. È ciò che ripete ancora oggi Santa Teresa di Calcutta con il famoso discorso pronunciato in occasione del premio Nobel 1979: “Facciamo che ogni singolo bambino sia desiderato”; è ciò che continua a cantare con l’inno alla vita: “La vita è bellezza, ammirala. La vita è un’opportunità, coglila. La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne una realtà. … La vita è la vita, difendila”.

L’11 febbraio: XXV Giornata Mondiale del Malato
Sarà celebrata, in tutta la Chiesa e in modo particolare a Lourdes, sul tema: Stupore per quanto Dio compie: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente…» (Lc 1,49). Tale giornata è stata istituita da san Giovanni Paolo II e celebrata per la prima volta proprio a Lourdes l’11 febbraio 1993 e costituisce un’occasione di attenzione speciale alla condizione degli ammalati e dei sofferenti. Riporto alcuni passaggi significativi del messaggio di Papa Francesco per questa giornata.
“Ponendomi fin d’ora spiritualmente presso la Grotta di Massabielle, dinanzi all’effige della Vergine Immacolata, nella quale l’Onnipotente ha fatto grandi cose per la redenzione dell’umanità, desidero esprimere la mia vicinanza a tutti voi, fratelli e sorelle che vivete l’esperienza della sofferenza, e alle vostre famiglie; come pure il mio apprezzamento a tutti coloro che, nei diversi ruoli e in tutte le strutture sanitarie sparse nel mondo, operano con competenza, responsabilità e dedizione per il vostro sollievo, la vostra cura e il vostro benessere quotidiano.
Desidero incoraggiarvi tutti, malati, sofferenti, medici, infermieri, familiari, volontari, a contemplare in Maria, Salute dei malati, la garante della tenerezza di Dio per ogni essere umano e il modello dell’abbandono alla sua volontà; e a trovare sempre nella fede, nutrita dalla Parola e dai Sacramenti, la forza di amare Dio e i fratelli anche nell’esperienza della malattia.
 Ogni malato è e rimane sempre un essere umano, e come tale va trattato. Gli infermi, come i portatori di disabilità anche gravissime, hanno la loro inalienabile dignità e la loro missione nella vita e non diventano mai dei meri oggetti, anche se a volte possono sembrare solo passivi, ma in realtà non è mai così.”

La visita alle famiglie
l’ho inserita tra gli avvenimenti importanti perché inizieremo in questo mese con la speranza di riuscire a visitare tutte le 2300 famiglie circa entro la Pasqua. Per noi sacerdoti (don Giovanni, don Marco e don Franco) e per i due diaconi (Gianni e Giuseppe) è un evento importante e significativo. Non verremo da voi per restituire le tante visite che ogni fedele fa alla propria Chiesa nel corso dell’anno, nemmeno per verificare la vostra fede o per controllare se siete più o meno praticanti: niente di tutto questo. Ci piacerebbe invece che fosse una visita non solo di cortesia, di affetto, di fede e di speranza; ma soprattutto un momento forte ed intimo per rinsaldare i rapporti di conoscenza e di amicizia chiedendo al Signore, tramite una preghiera comune, la sua protezione e la sua benedizione.

A Maronna v’accumpagne!

Don Franco Bergamin
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Catechesi del parroco – Gennaio 2017

Archivio Catechesi parroco

“La non violenza: stile di una politica per la pace”

Cari Amici,
all’inizio di questo nuovo anno porgo innanzitutto i miei sinceri auguri di pace alla nostra città di Napoli, alla nostra comunità parrocchiale, ad ogni famiglia, ad ogni uomo, donna, bambino e bambina, ad ogni persona anziana e ammalata, al carcerato, ad ogni disoccupato, a ciascun amico di strada.
par_062Non soltanto vi giunga il mio augurio ma vorrei desiderare per voi e per noi quanto rientra nel cuore di papa Francesco, di essere “l’immagine e la somiglianza di Dio in ogni persona che ci consentano di riconoscerci a vicenda come doni sacri dotati di una dignità immensa. Soprattutto nelle situazioni di conflitto, rispettiamo questa dignità più profonda e facciamo della nonviolenza attiva il nostro stile di vita.”
Nel suo Messaggio in occasione della 50a giornata mondiale della pace, Papa Francesco intende indicare un passo ulteriore, un cammino di speranza adatto alle presenti circostanze storiche: ottenere la risoluzione delle controversie attraverso il negoziato, evitando che esse degenerino in conflitto armato. Dietro questa prospettiva c’è anche il rispetto per la cultura e l’identità dei popoli, dunque il superamento dell’idea secondo la quale una parte sia moralmente superiore a un’altra. Nello stesso tempo, però, questo non significa che una nazione possa essere indifferente alle tragedie di un’altra. Significa, invece, riconoscere il primato della diplomazia sul fragore delle armi. Il traffico mondiale delle armi è così vasto da essere in genere sottostimato. È il traffico illegale delle armi a sostenere non pochi conflitti nel mondo.
La non violenza come stile politico può e deve fare molto per arginare questo flagello. Infatti, Francesco coglie l’occasione della giornata mondiale della pace per soffermarsi sulla nonviolenza come stile di una politica di pace e dice: “chiedo a Dio di aiutare tutti noi ad attingere alla nonviolenza nelle profondità dei nostri sentimenti e valori personali. Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali. Quando sanno resistere alla tentazione della vendetta, le vittime della violenza possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme.”
Il papa si prodiga molto affinché nel mondo regni la pace e pertanto dà alcune indicazioni precise: “La costruzione della pace mediante la nonviolenza attiva è elemento necessario e coerente con i continui sforzi della Chiesa per limitare l’uso della forza attraverso le norme morali, mediante la sua partecipazione ai lavori delle istituzioni internazionali e grazie al contributo competente di tanti cristiani all’elaborazione della legislazione a tutti i livelli. Gesù stesso ci offre un “manuale” di questa strategia di costruzione della pace nel cosiddetto Discorso della montagna. Le otto Beatitudini (cfr Mt 5,3-10) tracciano il profilo della persona che possiamo definire beata, buona e autentica. Beati i miti – dice Gesù –, i misericordiosi, gli operatori di pace, i puri di cuore, coloro che hanno fame e sete di giustizia.
Questo è anche un programma e una sfida per i leader politici e religiosi, per i responsabili delle istituzioni internazionali e i dirigenti delle imprese e dei media di tutto il mondo: applicare le Beatitudini nel modo in cui esercitano le proprie responsabilità. Una sfida a costruire la società, la comunità o l’impresa di cui sono responsabili con lo stile degli operatori di pace; a dare prova di misericordia rifiutando di scartare le persone, danneggiare l’ambiente e voler vincere ad ogni costo.
Questo richiede la disponibilità «di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo». Operare in questo modo significa scegliere la solidarietà come stile per fare la storia e costruire l’amicizia sociale. La nonviolenza attiva è un modo per mostrare che davvero l’unità è più potente e più feconda del conflitto. Tutto nel mondo è intimamente connesso. Certo, può accadere che le differenze generino attriti: affrontiamoli in maniera costruttiva e nonviolenta, così che «le tensioni e gli opposti possano raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita», conservando «le preziose potenzialità delle polarità in contrasto”.

Nella conclusione del suo Messaggio ci invita ad essere artigiani di pace: “Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti e molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla». Nel 2017, impegniamoci, con la preghiera e con l’azione, a diventare persone che hanno bandito dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e a costruire comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune. «Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Tutti possono essere artigiani di pace”.

Don Franco Bergamin
parroco

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Catechesi del parroco – Dicembre 2016

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“Misericordia: porta aperta!”:

Domenica 20 novembre c.a., il Papa ha chiuso la Porta Santa di San Pietro in Roma concludendo così il Giubileo della Misericordia. La nostra comunità parrocchiale ha vissuto questo evento con un significativo e gioioso momento giubilare per e con i bambini.

par_061Come in tutte le cose importanti della vita siamo invitati a fare verifica di quanto vissuto per cogliere i frutti dell’esperienza fatta. Pertanto mi sorge spontanea una prima domanda: “Cosa è stato questo Giubileo e che cosa ha rappresentato?”.

In una intervista fatta a Papa Francesco al quale venivano chiesti un bilancio e le sue impressioni dell’Anno Santo, il Santo Padre si è così espresso: “tutta la Chiesa ha vissuto questo anno con un’atmosfera di Giubileo… Le notizie che vengono dalle diocesi parlano di avvicinamento alla Chiesa della gente, di incontro con Gesù… E’ stato una benedizione del Signore.”

Sento anche io che l’anno giubilare non sia stato solo una benedizione per la Chiesa universale, ma lo sia stato anche per la nostra parrocchia. Proprio domenica durante la preghiera dei fedeli, una giovane mamma ringraziava il Signore per il cammino di crescita e di grazia sperimentato e vissuto dalla nostra comunità durante il giubileo della Misericordia. Io credo che, usando le parole del Papa, “il Signore farà crescere cose buone, semplici, quotidiane, nella vita della gente, non cose spettacolari.”

Mi piace anche riportare quanto mi ha testimoniato una persona: “Nell’anno giubilare l’incontro con Cristo è stato rilanciato in tutta la sua verità attraverso l’incontro con l’uomo, soprattutto il più debole e indifeso, l’uomo senza privilegi che conta unicamente sull’amore del Crocifisso e di quanti si sentono chiamati a renderlo storicamente visibile e trasformante”.

La seconda domanda che mi pongo è: “Cosa resta dell’anno giubilare?”.

Nell’omelia di chiusura del Giubileo Francesco affermava che la Porta Santa si chiude, ma la Misericordia rimane spalancata e invitava a «riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi e ricca nell’amore, missionaria»

Sono convinto anche io che resti la Misericordia, cioè l’averla scoperta o riscoperta. Sapere che in qualsiasi momento della nostra vita, in qualsiasi attimo della nostra esistenza c’è sempre un Dio che è pronto a perdonarci ma soprattutto a manifestarci il suo amore di Padre, di Madre, per i propri figli, per ciascuno di noi.

Resta la Misericordia di Dio che trasforma i nostri cuori e ci libera dalle nostre schiavitù per renderci uomini e donne liberi. Resta il fatto che Papa Francesco abbia reso concreta la Misericordia, ossia qualcosa di reale, presente nella vita quotidiana.

Resta una Chiesa più umana, più vicina alle piazze, ai mercati, ai tribunali, alle carceri dove un’intera umanità si dibatte e a volte giace incapace di interiorità o chiusa allo spirituale; è la Chiesa dell’intervento spiccio che testimonia la verità fondamentale della cura e della consolazione; è sempre quella delle nostre comunità cristiane ma meno preoccupate del giudizio e più inclini alla comprensione e alla misericordia; con più attenzione all’essere che all’avere, come sottolinea il Papa.

Si sono chiuse le varie porte sante delle basiliche, delle chiese, ma credo che la vera Porta, Cristo Misericordia del Padre, continui ad essere aperta sulla realtà della vita per metterla in comunicazione con la grazia che comprende, accoglie e perdona. La porta aperta rimane oggi l’icona più significativa. Mi auguro che proprio per questo, il termine dell’anno giubilare non coincida con la messa da parte della Misericordia, ma continui ad essere il grande segno dell’amore di Dio per noi. Ho buone speranze che sia proprio così.

Buon cammino di Avvento!

Don Franco Bergamin
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