Sabato 16 maggio la comunità di Piedigrotta si è recata alla moschea Zayd Ibn Thabit, accolta dall’Imam Abdellah Massimo Cozzolino in un clima di autentica fraternità. Quest’esperienza nasce dall’incontro interreligioso tenutosi nella parrocchia di Piedigrotta a cui hanno partecipato il Rabbino Cesare Moscati, il Vescovo Gaetano Castello e l’Imam Massimo Cozzolino.
Dopo le parole di benvenuto dell’Imam, sono stati letti alcuni versetti del Corano, creando un momento di ascolto condiviso tra tradizioni diverse. A seguire, ciascuno, nel silenzio, ha elevato la propria preghiera all’unico Dio, invocando il dono della pace come bene comune e responsabilità di tutti.
È stata un’esperienza di comunità, costruita attorno a parole chiave che oggi rischiano di apparire retoriche — accoglienza, rispetto, pace — ma che in questa occasione hanno trovato una traduzione reale.
La moschea ha aperto le sue porte ribadendo una vocazione chiara: essere luogo di incontro e non di separazione. Attorno a questo spazio si sono ritrovate voci diverse: don Piero Milani, parroco di Piedigrotta, don Vincenzo Lionetti dell’ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, il Movimento dei Focolari da sempre attiva nel dialogo interreligioso e Silvio Cossa rappresentante della comunità Bahá’í in un confronto che ha superato la dimensione confessionale per assumere un significato più ampio.
In questo intreccio di presenze si legge il tratto più interessante dell’iniziativa: non l’eccezionalità dell’evento, ma la sua normalità possibile. Il dialogo non come evento straordinario, ma come pratica ordinaria di convivenza.
In fondo, ciò che si è vissuto richiama un’esigenza più profonda: quella di andare oltre. Non si tratta solo di attraversare una soglia fisica, entrando in un luogo diverso, ma di compiere un movimento interiore. Andare oltre significa alzare lo sguardo per incontrare davvero l’altro, superare i pregiudizi che portano a giudicare prima di conoscere. È riconoscere la persona dietro ogni appartenenza, vedere l’uomo prima della sua origine, della sua fede o della sua condizione.
Andare oltre significa anche accogliere le differenze — di lingua, cultura, religione — non come ostacoli, ma come ricchezza. È proprio nella diversità che si costruisce un mosaico di relazioni autentiche, superando quelle barriere che spesso finiscono per isolarci. In questo senso, il dialogo vissuto non è stato solo un gesto simbolico, ma un passo concreto verso una libertà più vera.
Ma andare oltre implica anche responsabilità: non fermarsi all’incontro, ma lasciarsi coinvolgere. Significa farsi carico delle fragilità, trasformare l’indifferenza in attenzione, costruire relazioni che accorciano le distanze. Non per semplice solidarietà, ma per un senso più profondo di giustizia e umanità condivisa.
È in questa prospettiva che si comprende il valore di una comunità che lavora da tempo per costruire ponti tra fedi, culture e sensibilità diverse, e che è chiamata a essere costruttrice di pace non a parole, ma attraverso scelte concrete, relazioni e presenza nella società.
Particolarmente significativo è stato il gesto finale: il dono di una pianta di ulivo da parte dell’imam Cozzolino. Un simbolo antico e universale, che richiama la pace, ma anche la cura e il tempo lungo necessario per far crescere relazioni autentiche. Non un gesto rituale, ma una consegna: la pace è un processo che richiede responsabilità condivisa.
È proprio questo il punto decisivo emerso dall’incontro. Il dialogo tra religioni non indebolisce le identità, ma le rende più consapevoli e più capaci di servizio al bene comune.
Non si tratta di ignorare le differenze, né di appiattirle. Al contrario, il confronto autentico nasce dal riconoscimento delle diversità, ma sceglie di farne un terreno di crescita e non di conflitto. In questo senso, la presenza e l’intervento anche di altri fedeli di fede islamica della Federazione Islamica della Campania ha confermato una linea di impegno già esistente: quella di una comunità musulmana radicata nel territorio e orientata alla convivenza.
La visita di Piedigrotta alla moschea di Napoli indica una strada praticabile: quella di una città in cui le fedi si ascoltano e si assumono insieme la responsabilità di costruire coesione.
In tempi in cui la paura dell’altro rischia di diventare linguaggio comune, gesti come questo ricordano che la pace nasce sempre da un incontro.