Madonna di Piedigrotta

Parrocchia S.Maria di Piedigrotta – Napoli

Title

  • Home
  • Sinodo della Chiesa di Napoli
    • Sinodo – fase narrativa
    • Sinodo – fase sapienziale
    • Sinodo – documento conclusivo
      • Documenti del vescovo
    • Incontri di formazione
    • Tra cielo e mare - Incontri per il Sinodo
  • La Parrocchia
    • Vita di Parrocchia
    • Gruppi Parrocchiali
      • Battesimo
      • Catechesi
      • Giovani
      • Percorso preparazione al matrimonio
      • Progetto Famiglie 4.0
        • Il nostro passato
          • Sintesi degli incontri
          • Progetti e Iniziative
      • Famiglie Insieme
        • I passi di Famiglie Insieme
      • Fede e Luce
      • Andare Oltre
      • Missione SAFA
    • Foglio mensile
    • Catechesi parroco
      • Archivio Catechesi parroco
    • Letture Domenicali
  • Bicentenario Unione Canonici
    • Vite esemplari
  • La Storia
    • Il Santuario
    • Le pietre che parlano
    • I CANONICI
    • La Devozione Popolare
    • Il Centenario
    • I campeggi di Piedigrotta
    • Piedigrotta sui social
  • Ricordiamoli
    • I Ragazzi di don Giusto
    • Omelie di don Giovanni Sansone
    • Catechesi di don Giovanni Sansone
    • Ricordo di don Giovanni Sansone
  • Cerco – Offro aiuto
  • Contatti

Category Archives: Archivio Catechesi parroco

Read more..

Catechesi del parroco – giugno 2025

Archivio Catechesi parroco

PROGRAMMA DELLE FESTE DI PIEDIGROTTA

SETTEMBRE 2025

'NTIEMPO 'E PIEREROTTA

Locandina-SMPorticoLocandina-SMPortico
Locandina-RedentoreLocandina-Redentore
Locandina-EgiziacaLocandina-Egiziaca
Locandina-S-GiorgioLocandina-S-Giorgio

 


14 SETTEMBRE: USCITA STRAORDINARIA DELLA
MADONNA DI PIEDIGROTTA

Carissimi parrocchiani,

sono trascorsi 25 anni dall’ultima uscita della Madonna di Piedigrotta: era l’anno Santo del 2000.

La statua della Madonna esce due volte nel secolo: il 02 e il 53 e in occasione di avvenimenti straordinari. Celebrando quest’anno il Giubileo della Speranza, indetto dal nostro beneamato papa Francesco, la Madonna di Piedigrotta, uscirà per mare, domenica 14 settembre alla conclusione delle nostre feste di Piedigrotta.

Verrà portata, in forma privata, sabato 13 settembre, nella Chiesa di San Francesco di Paola in piazza del Plebiscito.

Domenica pomeriggio, sarà portata in spalla dai pescatori di Mergellina fino a Santa Lucia a mare, dove sarà imbarcata e percorrerà tutto il golfo di Napoli, fino ad arrivare alla spiaggetta dei pescatori di Mergellina, e da qui sarà portata in spalla dai pescatori, fino alla nostra Chiesa.

È questa un’occasione per ravvivare la nostra fede e la nostra devozione alla Madonna di Piedigrotta.

Abbiamo dato inizio a questo anno così speciale con l’appuntamento che abbiamo vissuto venerdì 30 maggio nel carcere di Poggioreale una “mini” serenata: papa Francesco ha voluto che, oltre alle 4 Basiliche Papali di Roma, San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura, una porta Santa fosse aperta anche nel carcere di Rebibbia.

I VESTITINI DI CARTA CRESPA

Un segno caratteristico delle Feste di Piedigrotta era il concorso dei vestitini di carta.

Stiamo organizzando la sfilata dei bambini con i vestitini di carta cresca perché questa festa della Madonna di Piedigrotta, da sempre è stata una festa per tutti. I regnanti e i nobili napoletani e tutto il popolo venivano a renderle omaggio. Quel giorno l’8 settembre, natività della Beata Vergine Maria, tutti i bambini dovevano essere uguali senza distinzioni tra ricchi e poveri e dovevano presentarsi alla Madonna indossando i vestitini di carta crespa. Ancora oggi la nostra parrocchia porta avanti questa bella tradizione e chiediamo alle mamme di cominciare fin da ora a venire in Parrocchia per permettere alle nostre “sartine” di preparare questi vestitini di carta per i loro figli.

A settembre, durante la festa della Madonna faremo la sfilata dei bambini con i vestitini di carta. Del giorno e dell’ora ve lo comunicheremo appena possibile.

INIZIO DEI “9 SABATI”: il 12 luglio

Le feste di quest’anno prenderanno il via con i “9 sabati” e la voce data nei vicoli per invitare la gente a partecipare al rosario particolare, tutto cantato, che si farà in Chiesa prima della Santa Messa. Il primo sabato sarà il 12 luglio.

Per l’occasione è stata composta anche una preghiera che vogliamo fare nostra fin da ora.

PREGHIERA ALLA MADONNA

O Madonna santa di Piedigrotta,
che da tanti secoli risplendi
sulle rive del golfo di Napoli,
guarda noi, tuoi figli,
che come i nostri padri
siamo qui, ai tuoi piedi, per invocarci.

Proteggici, o Madre Santa,
proteggi le nostre famiglie,
i nostri piccoli,
i nostri giovani e i nostri anziani.

Veglia sui pescatori, i marinai,
che da sempre hanno guardato a Te,
come loro protettrice.

Madre, tu conosci la nostra vita,
le nostre difficoltà, le nostre paure
e i nostri desideri.

Aiutaci a guardare
con serenità il futuro,
ed implora per noi dal tuo Figlio
che siede sulle tue ginocchia,
giorni di pace,
di giustizia e di prosperità.

Madonna santa di Piedigrotta,
guarda il volto dell’umanità intera.

Tanti nostri fratelli e figli tuoi
muoiono di fame;
tanti nostri fratelli e figli tuoi
vivono la guerra
con i suoi morti e distruzioni.

Sono tanti i mali dell’umanità.

Come Gesù,
prendici tutti sulle tue ginocchia,
confortaci, incoraggiaci
e donaci giorni di pace e di salute.

Accumpagnace Maronna!

Ci attende, allora, un’estate movimentata e un settembre ancora più ricco di feste da vivere insieme.

Don Piero, parroco

Read more..

Catechesi del parroco – maggio 2025

Archivio Catechesi parroco

LA MORTE DI PAPA FRANCESCO

Lunedì 21 aprile, lunedì dell’Angelo, la giornata è iniziata con la notizia  della morte di Papa Francesco. Lo avevamo visto, il giorno prima, giorno di Pasqua impartire la santa benedizione e fare il giro con la papamobile tra la folla presente in piazza San Pietro. È stato quello il suo ultimo saluto e il suo abbraccio con i suoi fedeli.

Come diocesi di Napoli abbiamo celebrato una santa Messa in suffragio di Papa Francesco giovedì 24 aprile. Quelle che seguono sono alcuni passaggi dell’omelia che il nostro card. Don Mimmo ha fatto.

“Sorelle e fratelli,

oggi siamo qui come un’unica famiglia, in comunione con tutta la Chiesa universale, per ringraziare il Signore per il dono immenso che Papa Francesco è stato, non solo per la Chiesa, ma per il nostro tempo e per questo mondo così bisognoso di testimoni credibili, di profeti coraggiosi, di annunciatori del Vangelo e difensori dei poveri. […]

Si, Francesco ha portato nel corpo i segni della fatica e del dolore ma li ha trasformati in preghiera, in olio versato sul mondo ferito. Non ha trattenuto il dolore, l’ha consegnato. Donandosi fino alla fine. E poi il suo affidarsi a Maria, tenero e filiale, lontano da ogni formalismo. A lei ha affidato la sua vita e da Papa ancor di più ha sentito il bisogno quasi fisico di essergli vicino, affidandogli e raccontandogli i suoi viaggi, i suoi passi, le sue decisioni, le sue intenzioni. In fondo il suo continuo pellegrinaggio alla Basilica di Santa Maria Maggiore ha significato proprio questo. E come un figlio che desidera essere sepolto vicino alla propria mamma, ha disposto che il suo corpo riposasse lì, in modo semplice, nella nuda terra, senza ornamenti, con solo un nome: “Franciscus”. Come a dire: non contano i titoli, conta chi sei. A chi appartieni. E lui apparteneva al Vangelo, a Cristo, e a Colei che lo ha portato in grembo, Maria.[…]

Grazie perché ci hai fatto vedere un volto di Chiesa che somiglia di più a quello di Gesù. Grazie per aver difeso fino alla fine la Pace.

Grazie, Francesco, perché hai amato il Signore e perché ci hai amati. E questo, no, questo non si dimentica. E vorrei che tu sapessi che anche noi ti abbiamo amato e continueremo ad amarti. Come Chiesa di Napoli – che da te si è sentita guardata, capita, abbracciata – vogliamo affidare te e la Chiesa universale che hai servito fino alla fine a Colei sotto il cui sguardo hai voluto che il tuo corpo riposasse;

Maria, madre tua e madre nostra:
Maria, Madre nostra,
Madre della Chiesa,
Donna della tenerezza
e Madre di Misericordia,
oggi ti affidiamo papa Francesco,
servo umile del Regno,
voce limpida tra le contraddizioni di questo nostro tempo,
messaggero e testimone della Pace.

Tu lo hai visto chinarsi sui volti feriti dei poveri,
accarezzare il dolore del mondo
e spezzare il pane con chi aveva fame
d’amore e d’accoglienza.
Lo hai accompagnato quando ha gridato
che nessuno si salva da solo,
che la Chiesa è madre
e deve cercare ogni suo figlio,
che il perdono è più forte del giudizio.

Accoglilo ora tra le tue braccia
e ponilo accanto a tuo Figlio
che ha cercato, seguito e servito.
Accoglilo come si accoglie chi ha dato tutto,
chi ha consumato la vita
a servizio della gioia altrui.
Accoglilo come si accoglie un figlio stanco,
che dopo aver camminato tanto
ha bisogno solo di riposare
e godere della gioia di casa.

E tu, Madre nostra, mentre ti prendi cura di lui,
resta con noi e prendici per mano.
Oggi più che mai.

Resta con questa Chiesa che
Papa Francesco ha amato,
con questa barca spesso sbilenca ma innamorata del tuo Figlio,
che continua a prendere il largo
anche quando ha paura.
Resta con noi, popolo pellegrino,
che ancora cerca strade e parole per dire Dio
a un mondo assetato di senso e di significato.

Resta con noi, e insegnaci
come hai insegnato a Papa Francesco,
ad avere un passo
capace di non lasciare indietro nessuno
e un’ostinata fiducia nella bontà di ogni uomo
e dell’intero creato.

Sostieni la nostra fede,
aiutaci a custodirla come il tesoro più prezioso
e a viverla ogni giorno,
nella concretezza delle piccole cose,
lavandoci i piedi gli uni gli altri.

Liberaci dalle paure che ci trattengono
nei recinti comodi del sacro,
da riti che non toccano il cuore
e da parole di verità che non sanno incontrare
i volti e parlare ai cuori.

Rendici profeti della prossimità,
artigiani della pace,
testimoni di un Dio che in Cristo
si fa vicino ad ogni uomo e ad ogni donna,
soprattutto a coloro che sono stanchi,
affaticati, al margine della strada.

E quando ci sentiremo soli,
fermi, o disorientati,
ricordaci che la vita risorta
passa anche dalle crepe,
che il Regno si costruisce a mani nude,
e che il Vangelo è ancora la notizia
più bella che possiamo annunciare.
Proprio come ci ha insegnato papa Francesco.

Amen.”

Don Mimmo Battaglia ,Card. Arcivescovo di Napoli

Read more..

Catechesi del parroco – Aprile 2025

Archivio Catechesi parroco

“IL TRIDUO DELLA PASSIONE
E DELLA RISURREZIONE DEL SIGNORE”

Carissimi parrocchiani,

tra pochi giorni, vivremo la Settimana Santa, che celebra i misteri della nostra salvezza portati a compimento da Cristo negli ultimi giorni della sua vita, a cominciare dal suo ingresso messianico in Gerusalemme. È questo un tempo di grazia per noi cristiani.

Con la Domenica delle Palme, inizio della settimana santa, celebriamo insieme il trionfo regale di Cristo e l’annuncio della Passione. Anche noi vivremo questa solenne processione, imitando le acclamazioni e i gesti dei fanciulli ebrei, andando incontro al Signore, agitando le palme e al canto dell’Osanna.

Col Triduo Pasquale, che comprende il giovedì santo, il venerdì e la veglia pasquale, è reso presente e si compie il mistero della Pasqua, cioè il passaggio del Signore da questo mondo al Padre. Con la celebrazione di questo mistero la Chiesa, attraverso i segni liturgici e sacramentali, si associa in intima comunione con Cristo suo sposo.

Il giovedì santo, la mattina, il vescovo, attorniato dai suoi sacerdoti, presiede la Messa del Crisma, nella quale vengono benedetti l’olio degli infermi, l’olio dei catecumeni e del crisma. La messa crismale è epifania della Chiesa, corpo di Cristo organicamente strutturato che nei vari ministeri e carismi esprime, per la grazia dello Spirito, i doni nunziali di Cristo alla sua sposa pellegrina nel mondo.

L’attenzione è sul Cristo, il cui nome significa “consacro per mezzo dell’unzione”. L’unzione di Spirito Santo, ricevuta da Gesù nell’incarnazione e nella teofania sul Giordano, è partecipata a tutti i membri della Chiesa per mezzo del Battesimo e della Cresima.

Come didascalia prima del saluto finale, il vescovo dice queste parole: “Fratelli carissimi, dal Cristo maestro, sacerdote e pastore siamo chiamati all’ordine del presbiterato. In questa celebrazione eucaristica abbiamo voluto rinnovare il nostro impegno a vivere in maniera sempre più degna la vocazione ricevuta.

Abbiamo inoltre benedetto il crisma e l’olio dei catecumeni e degli infermi, per sottolineare il mistero della Chiesa come sacramento di Cristo, che santifica ogni realtà e situazione di vita. A voi, sacerdoti, sono ora affidati perché, attraverso il vostro ministero, la grazia divina fluisca nelle anime, apportatrice di forza e di vita. Rispettate, venerate e conservate con cura particolare questi oli, segni della grazia di Dio; le persone, i luoghi e le cose che saranno da essi segnati, possano risplendere della stessa santità di Dio che per un dono mirabile del suo amore ha voluto che nei segni sacramentali si rinnovassero misticamente gli eventi della storia della salvezza.”

Il triduo della Passione e della Risurrezione del Signore risplende al vertice dell’anno liturgico, poiché l’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio è stata compiuta da Cristo specialmente per mezzo del mistero pasquale, col quale, morendo, ha distrutto la nostra morte, e risorgendo, ci ha ridonato la vita. La preminenza di cui gode la domenica nella settimana, la gode la Pasqua nell’anno liturgico.

Con la Messa celebrata nelle ore vespertine del Giovedì santo, la Chiesa dà inizio al TRIDUO PASQUALE ed ha cura di far memoria di quell’ultima Cena in cui il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, amando sino alla fine i suoi discepoli che erano nel mondo, offrì a Dio Padre il suo Corpo e il suo Sangue sotto le specie del pane e del vino e li diede agli Apostoli in nutrimento e comandò loro e ai  loro successori nel sacerdozio di farne l’offerta.

Tutta l’attenzione deve rivolgersi ai misteri che in questa Messa soprattutto vengono ricordati:

  • L’istituzione dell’Eucaristia;
  • L’istituzione dell’Ordine sacerdotale;
  • Il comando del Signore sulla carità fraterna (la lavanda dei piedi sta a significare il servizio e la carità di Cristo, che venne “non per essere servito, ma per servire”).

Il Venerdì santo, per antichissima tradizione, la Chiesa non celebra l’Eucaristia, perché in questo giorno “Cristo nostra Pasqua è stato immolato”. Essa con la meditazione della Passione del suo Signore e Sposo e con l’adorazione della Croce commemora la sua origine dal fianco di Cristo, che riposa sulla Croce, e intercede per la salvezza di tutto il mondo. Il Venerdì della Passione del Signore è giorno di penitenza obbligatoria per tutta la Chiesa, da osservarsi con l’astinenza e il digiuno.

La Veglia pasquale “madre di tutte le veglie” si svolga di notte: tale regola è di stretta interpretazione perché il vegliare notturno è un linguaggio simbolico privilegiato nella linea del memoriale e non solo tempo cronologico più adatto all’imitazione del fatto pasquale.

La Veglia si svolge in questo modo:

Con il “lucernario” o benedizione del fuoco, acceso all’esterno della Chiesa. La fiamma del nuovo fuoco accende il cero pasquale, per rievocare che Cristo è la luce del mondo. La processione, con cui il popolo fa ingresso nella chiesa, è guidata dalla sola luce del cero pasquale: come i figli di Israele erano guidati di notte dalla colonna di fuoco, così i cristiani a loro volta seguono il Cristo che risorge. La luce del cero pasquale viene propagata gradualmente alle candele, portate in mano dai fedeli; al terzo annuncio di “Cristo luce del mondo” si accendono tutte le luci della Chiesa.

Con il canto del “preconio” pasquale, ossia dell’exultet, viene proclamato tutto il mistero pasquale inserito nell’economia della salvezza.

Le letture della Sacra Scrittura (sette tratte dall’Antico Testamento e due dal Nuovo) formano la seconda parte della Veglia. Esse descrivono gli avvenimenti culminanti della storia della salvezza.

La terza parte della Veglia è costituita dalla liturgia battesimale. Ora viene celebrata nel sacramento la pasqua di Cristo e nostra. Il rinnovo delle promesse battesimali, ricorda ai fedeli, che sono in piedi e con le candele accese in mano, e vengono aspersi con l’acqua, il dono del battesimo ricevuto.

La celebrazione dell’eucaristia forma la quarta ed ultima parte della veglia e il suo culmine, essendo in modo pieno il sacramento della Pasqua, cioè memoriale del sacrificio della croce e presenza del Cristo risorto, completamento dell’iniziazione cristiana, pregustazione della Pasqua eterna.

Prepariamoci allora a vivere questi giorni speciali e particolari: la liturgia del Triduo pasquale è unica e va vissuta come una sola e grande celebrazione del mistero di Cristo e della nostra fede.

Augurandovi Buona Pasqua e accogliendo l’invito di essere persone nuove, dove la nostra vita manifesta la luce del Risorto, vi saluto

Don Piero, parroco

Read more..

Catechesi del parroco – Marzo 2025

Archivio Catechesi parroco

“CAMMINIAMO INSIEME NELLA SPERANZA”
Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima

Cari fratelli e sorelle!

Con il segno penitenziale delle ceneri sul capo, iniziamo il pellegrinaggio annuale della santa Quaresima, nella fede e nella speranza. La Chiesa, madre e maestra, ci invita a preparare i nostri cuori e ad aprirci alla grazia di Dio per poter CELEBRARE CON GRANDE GIOIA IL TRIONFO PASQUALE DI CRISTO, il Signore, sul peccato e sulla morte, come esclamava San Paolo: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?» (1Cor 15,54-55). Infatti Gesù Cristo, morto e risorto, è il centro della nostra fede ed è il garante della nostra speranza nella grande promessa del Padre, già realizzata in Lui, il suo Figlio amato: la vita eterna (cfr Gv 10,28; 17,3).

In questa Quaresima, arricchita dalla grazia dell’Anno Giubilare, desidero offrirvi alcune riflessioni su cosa significa camminare insieme nella Rsperanza, e scoprire gli appelli alla conversione che la misericordia di Dio rivolge a tutti noi, come persone e come comunità.

Prima di tutto, CAMMINARE. Il motto del Giubileo “Pellegrini di speranza” fa pensare al lungo viaggio del popolo d’Israele verso la terra promessa, narrato nel libro dell’Esodo: il difficile cammino dalla schiavitù alla libertà, voluto e guidato dal Signore, che ama il suo popolo e sempre gli è fedele. E non possiamo ricordare l’esodo biblico senza pensare a tanti fratelli e sorelle che oggi fuggono da situazioni di miseria e di violenza e vanno in cerca di una vita migliore per sé e i propri cari. Qui sorge un primo richiamo alla conversione, perché siamo tutti pellegrini nella vita, ma ognuno può chiedersi: come mi lascio interpellare da questa condizione? Sono veramente in cammino o piuttosto paralizzato, statico, con la paura e la mancanza di speranza, oppure adagiato nella mia zona di comodità? Cerco percorsi di liberazione dalle situazioni di peccato e di mancanza di dignità? Sarebbe un buon esercizio quaresimale confrontarsi con la realtà concreta di qualche migrante o pellegrino e lasciare che ci coinvolga, in modo da scoprire che cosa Dio ci chiede per essere viaggiatori migliori verso la casa del Padre. Questo è un buon “esame” per il viandante.

In secondo luogo, facciamo questo viaggio INSIEME. Camminare insieme, essere sinodali, questa è la vocazione della Chiesa]. I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Lo Spirito Santo ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci in noi stessi.

Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio (cfr Gal 3,26-28); significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l’altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso.

Andiamo nella stessa direzione, verso la stessa meta, ascoltandoci gli uni gli altri con amore e pazienza.

In questa Quaresima, Dio ci chiede di verificare se nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei luoghi in cui lavoriamo, nelle comunità parrocchiali o religiose, siamo capaci di camminare con gli altri, di ascoltare, di vincere la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni. Chiediamoci davanti al Signore se siamo in grado di lavorare insieme come vescovi, presbiteri, consacrati e laici, al servizio del Regno di Dio; se abbiamo un atteggiamento di accoglienza, con gesti concreti, verso coloro che si avvicinano a noi e a quanti sono lontani; se facciamo sentire le persone parte della comunità o se le teniamo ai margini. Questo è un secondo appello: la conversione alla sinodalità.

In terzo luogo, compiamo questo cammino insieme NELLA SPERANZA di una promessa. La speranza che non delude (cfr Rm 5,5), messaggio centrale del Giubileo, sia per noi l’orizzonte del cammino quaresimale verso la vittoria pasquale. Come ci ha insegnato nell’Enciclica Spe salvi il Papa Benedetto XVI, «l’essere umano ha bisogno dell’amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: “Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,38-39)». Gesù, nostro amore e nostra speranza, è risorto e vive e regna glorioso. La morte è stata trasformata in vittoria e qui sta la fede e la grande speranza dei cristiani: nella risurrezione di Cristo! Ecco la terza chiamata alla conversione: quella della speranza, della fiducia in Dio e nella sua grande promessa, la vita eterna. Dobbiamo chiederci: ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo? Aspiro alla salvezza e invoco l’aiuto di Dio per accoglierla? Vivo concretamente la speranza che mi aiuta a leggere gli eventi della storia e mi spinge all’impegno per la giustizia, alla fraternità, alla cura della casa comune, facendo in modo che nessuno sia lasciato indietro? Sorelle e fratelli, grazie all’amore di Dio in Gesù Cristo, siamo custoditi nella speranza che non delude (cfrRm5,5). LA SPERANZA È “L’ANCORA DELL’ANIMA”, SICURA E SALDA. In essa la Chiesa prega affinché «tutti gli uomini siano salvati» (1Tm2,4) e attende di essere nella gloria del cielo unita a Cristo, suo sposo. Così si esprimeva Santa Teresa di Gesù: «Spera, anima mia, spera. Tu non conosci il giorno né l’ora. Veglia premurosamente, tutto passa in un soffio, sebbene la tua impazienza possa rendere incerto ciò che è certo, e lungo un tempo molto breve» (Esclamazioni dell’anima a Dio, 15, 3).

La Vergine Maria, Madre della Speranza, interceda per noi e ci accompagni nel cammino quaresimale. Accogliamo e viviamo insieme questo tempo della Quaresima, come tempo di grazia e di conversione!

 

Read more..

Catechesi del parroco – Febbraio 2025

Archivio Catechesi parroco

La festa della “Candelora” e della vita consacrata, ossia dei religiosi/e

O Maria, Tu oggi
insieme al tuo sposo Giuseppe,
sei salita umilmente al Tempio,
portando il Tuo Divin Figlio
e lo hai offerto al Padre
per la salvezza di tutti gli uomini.

Oggi lo Spirito Santo,
per mezzo del vegliardo Simeone,
ha rivelato al mondo che Cristo è
la gloria di Israele e la luce delle genti.

Ti preghiamo, o Vergine Santa,
presenta anche noi,
che pure siamo Tuoi figli,
al Signore e fa’ che, rinnovati nello spirito,
possiamo camminare nella luce di Cristo,
nostra unica speranza,
finché lo incontreremo glorioso
nella vita eterna. Amen.

Il 2 febbraio cade la festa conosciuta con il nome popolare di “Candelora”, con la quale si celebrano due episodi del vangelo, due avvenimenti compiuti dalla Sacra Famiglia, nel Tempio di Gerusalemme, 40 giorni dopo la nascita di Gesù per conformarsi alla legge di Mosè, che prevedeva che ogni primo figlio maschio apparteneva al Signore: la Presentazione di Gesù al sacerdote e la Purificazione rituale di Maria.

Cosa significa questa parola “candelora” in relazione a questi racconti sacri?

Questa parola deriva da “candela” e allude al fatto che in occasione di questa festa il popolo riceve in chiesa ceri benedetti, che vengono accesi e trasportati fuori in processione per poi essere conservati nelle case. Le fiammelle di quelle candele hanno un significato simbolico correlato alla Presentazione di Gesù al Tempio, raccontato nel Vangelo di Luca (2,22-39) e in particolare alle parole dell’anziano sacerdote Simeone quando riconobbe nel Bambino il salvatore: “luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”. L’idea di Cristo come “luce” ricorre anche all’inizio del Vangelo di Giovanni “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (1, 4-5). È questo concetto della “luce” della salvezza cristiana quello simboleggiato dalla processione delle candele accese: come l’anziano Simeone fu il primo a “riconoscerla” nel Tempio, così nelle chiese erano i sacerdoti a consegnare ai fedeli quelle luci, che poi le diffondevano a illuminare ogni famiglia e ogni angolo della città.

Il 2 febbraio ricorre la Festa liturgica della Presentazione del Signore e nello stesso giorno celebriamo la Giornata Mondiale della Vita Consacrata, istituita da San Giovanni Paolo II nel 1997, per celebrare la vita di donazione fatta da tutti i religiosi e le religiose.

In una sua omelia Papa Francesco ha invitato i consacrati a seguire l’esempio di Simeone e Anna che hanno saputo attendere la salvezza del Signore: “Fratelli e sorelle, l’attesa di Dio è importante anche per noi, per il nostro cammino di fede. Ogni giorno il Signore ci visita, ci parla, si svela in modo inaspettato e, alla fine della vita e dei tempi, verrà”.

Il Papa ha anche sottolineato due ostacoli che ci fanno perdere questa capacità di attendere; il primo  è la trascuratezza della vita interiore: “È quello che succede quando la stanchezza prevale sullo stupore, quando l’abitudine prende il posto dell’entusiasmo, quando perdiamo la perseveranza nel cammino spirituale, quando le esperienze negative, i conflitti o i frutti che sembrano tardare ci trasformano in persone amare e amareggiate.” Il secondo ostacolo che ha sottolineato è l’adeguamento allo stile del mondo: “Il nostro è un mondo che spesso corre a gran velocità, che esalta il «tutto e subito», che si consuma nell’attivismo e cerca di esorcizzare le paure e le angosce della vita nei templi pagani del consumismo o nello svago a tutti i costi”.

Ha finito invitando i consacrati ad avvicinarsi al Bambino per combattere questi ostacoli: “Come Simeone, prendiamo in braccio anche noi il Bambino, il Dio della novità e delle sorprese. Accogliendo il Signore, il passato si apre al futuro, il vecchio che è in noi si apre al nuovo che Lui suscita”.

Quest’anno, oltre la festa della “Candelora” e della vita Consacrata, la prima domenica di febbraio la Chiesa celebra la Giornata per la Vita.

Chiediamo a Maria di accompagnarci in questo tempo di grazia, ossia del giubileo che stiamo vivendo, per camminare insieme verso Gesù, nostra luce e nostra speranza.


Don Piero, parroco

Read more..

Catechesi del parroco – Gennaio 2025

Archivio Catechesi parroco

“TERRA MIA, CHIESA PARTENOPEA, VIVA E ARDENTE, QUESTO È IL TUO TEMPO!”

Carissimi fedeli,

domenica 29 dicembre c’è stata l’apertura della Porta Santa della Cattedrale di Roma, ossia di San Giovanni in Laterano e in quello stesso giorno, in tutte le diocesi italiane, i vescovi, dopo aver fatto un piccolo pellegrinaggio fino ad arrivare alla Cattedrale, hanno celebrato la solenne apertura dell’Anno Santo.

Il nostro Cardinale don Mimmo ha rivolto, nell’omelia, queste toccanti parole per la nostra riflessione e meditazione.

“Carissimi fratelli e sorelle, siamo qui, insieme, come comunità diocesana, perché si apre oggi una porta invisibile, la porta santa del cuore di Dio: una porta che invita, accoglie e abbraccia.  In realtà è una porta sempre spalancata ma che spesso, distratti dall’ordinario, affaccendati dietro il tanto da fare, non vediamo. Guardarla insieme, incoraggiarci a vicenda nel varcare la sua soglia, è invece l’inizio di un cammino, di un respiro di grazia, di un tempo in cui le ferite possono divenire spiragli di luce, di un tempo che profuma di libertà, di guarigione, di perdono, di riscatto. Siamo qui perché questo Giubileo è l’eco di una promessa: nessuno è escluso dall’amore, nessuno è dimenticato dalla speranza.

Siamo qui nel segno della Croce, della sua Croce, del Crocifisso Risorto, di quella Croce in cui tutte le nostre croci trovano senso, diventando provvisorie, illuminando di speranza il presente e di resurrezione il futuro. Proprio per questo abbiamo aperto la processione di inizio con la croce di Lampedusa, una croce di legno e sale che racconta le storie di chi ha attraversato il mare cercando vita e trovando troppo spesso morte. È una croce che porta dentro tutte le croci: quelle degli abbandonati, dei feriti, di chi cerca un domani ma vive un oggi faticoso, denso di ferite e dolori. Questa croce non è solo un segno: è un ponte, un faro, una promessa. Rappresenta la speranza che non tradisce, che non confonde, che non delude, ma che illumina anche la notte più buia.

Nel Giubileo, il primo passo lo fa lei: a ricordarci che fede è riconoscere il dolore del mondo e trasformarlo in amore, in accoglienza, in un futuro che abbraccia tutti senza lasciare ai margini nessuno. Il Giubileo non è infatti soltanto una celebrazione, un rito, ma una possibilità concreta che ci è data per ascoltare il respiro di Dio che soffia sulle nostre vite per liberarci dalle catene e riportarci alla nostra dignità di figli amati. In quest’anno santo siamo invitati dal Signore a volgere ancor di più lo sguardo verso il cielo, ma con i piedi ben piantati a terra, nella realtà di questa nostra terra, con le sue ferite, i suoi dolori e, soprattutto, con il suo cuore grande, per trovare nel Vangelo le risposte più profonde alle nostre domande, alle domande di questo nostro tempo. Le domande, quanto sono importanti le domande, quelle che ci muovono, che ci rendono inquieti perché abitati dal desiderio, dalla ricerca, dal bisogno di trovare risposte. […]

Fratelli e sorelle, il tempo del Giubileo si apre oggi davanti a noi come una porta spalancata sull’amore, sulla misericordia tenerissima di Dio, che è Padre, che è Madre, che è Speranza infinita. È un tempo di grazia, un tempo di guarigione e di libertà, un tempo in cui il Signore, si piega sulle ferite del mondo, invitandoci a guardare oltre l’orizzonte delle nostre paure. […]

Permettetemi di raccontarvi un momento che porto nel cuore da qualche giorno, dopo essere stato al Pausillipon a trovare i bambini e i ragazzi ricoverati. Per salutare uno di loro ho dovuto indossare dei calzari, un camice e una cuffia. Pensavo fosse un gesto solo pratico, sanitario e in effetti lo è ma poi, nella preghiera, ho capito che quei tre segni racchiudono un messaggio profondo, un simbolismo che è utile a noi oggi, all’inizio del cammino giubilare:

I calzari sono il simbolo del cammino. Entrare in quel reparto significava percorrere una strada nuova, farsi piccoli per incontrare il mistero della vita ferita. Anche il Giubileo è un cammino: un invito a metterci in movimento, a lasciare le nostre comodità per andare incontro agli altri, specialmente ai poveri, agli oppressi, a chi si sente abbandonato. Mosè davanti al roveto ardente si tolse i sandali perché riconobbe che la terra che calpestava era santa (Es 3,5). Anche la nostra città metropolitana è una terra santa, perché qui Dio abita nei vicoli, nei cuori, nella vita di ogni persona, soprattutto dei più poveri e dei più feriti.

Il camice ci richiama al servizio. In quel reparto, indossare il camice significava proteggere la vita, essere al servizio di quei piccoli che lottavano per respirare. Così anche noi, nel Giubileo, siamo chiamati a indossare il grembiule del servizio, come Gesù che si cinse un asciugamano per lavare i piedi dei discepoli (Gv 13,4-5). Il Giubileo è il tempo in cui possiamo rivestirci della misericordia di Dio per diventare misericordia per gli altri. È il tempo in cui la Chiesa deve essere sempre più serva, vicina, madre per chi è fragile.

La cuffia mi fa invece pensare alla mente e al cuore che devono essere custoditi. In un mondo rumoroso, pieno di distrazioni, la nostra coscienza ha bisogno del silenzio necessario ad ascoltare la voce di Dio, a discernere ciò che è essenziale. In questo Giubileo, siamo chiamati a fare spazio al silenzio, alla preghiera, a un ascolto profondo che ci permetta di riconoscere il soffio dello Spirito, che guida i nostri passi verso ciò che è vero, bello, buono, giusto.

Fratelli e sorelle, questo Giubileo è il tempo in cui dobbiamo consentire a Dio di fasciare le nostre ferite, per fare altrettanto con coloro che incontriamo. È il tempo in cui il povero, l’emarginato, il peccatore trovano il riscatto della propria dignità. È il tempo in cui le catene dell’ingiustizia, della violenza, della corruzione attraverso di noi possono spezzarsi. È il tempo in cui prendiamo sul serio l’invito di Dio a custodire la terra, nella consapevolezza che è il luogo sacro pieno della Sua presenza, la casa comune da abitare con rispetto, stupore, e cura! […] È il tempo in cui ognuno di noi, riscoprendo il proprio battesimo, può diventare artigiano di speranza, di quella speranza di cui il mondo ha bisogno.

Terra mia, Chiesa partenopea, viva e ardente, questo è il tuo tempo! Sii luce che illumina i vicoli più bui, sii mano che rialza chi è caduto, sii voce che annuncia la libertà di Dio. Sii madre che consola, padre che protegge, amico che cammina accanto.

Il Giubileo non è un dono solo per te, ma è un dono che sei chiamata a condividere con tutta la nostra città: il dono della Misericordia! È il tempo in cui tu, Chiesa di Napoli devi alzarti e camminare, diventando strumento di liberazione per chi vive oppresso. Quanti prigionieri ci sono tra noi! Non solo chi vive dietro le sbarre di un carcere, ma anche chi è prigioniero della povertà, della solitudine, della violenza, della mancanza di speranza. Questo è il tempo in cui Dio ti chiede e chiede a tutti di aprire le porte, di spezzare le catene, di restituire dignità a chi l’ha perduta, annunciando con un nuovo entusiasmo la buona notizia della Pasqua!

Sorelle e fratelli, il Giubileo è un invito a sperare. In un mondo spesso segnato dalla sfiducia, Dio ci chiama a guardare oltre, a credere che il futuro è nelle sue mani, che c’è ancora spazio per la speranza. E la speranza non confonde, la speranza non è un’illusione: è un cammino concreto, fatto di piccoli passi, di gesti semplici che costruiscono il Regno di Dio.

E allora, con i calzari necessari al cammino, con il camice del servizio e la cuffia del discernimento, entriamo in questo Giubileo con coraggio. Lasciamo che il Signore ci liberi, ci perdoni, ci guarisca, ci renda uomini e donne capaci di speranza. Che questo tempo santo ci trasformi e renda la nostra Chiesa e la nostra città un segno di risurrezione per il mondo. Amen.”

Accogliendo l’invito del nostro arcivescovo, chiediamo a Maria di farci vivere questo giubileo lasciandoci, ancora una volta, rinnovare dalla misericordia di Dio nostro Padre.

Don Piero, parroco

Read more..

Catechesi del parroco – Dicembre 2024

Archivio Catechesi parroco

AVVENTO: tempo di attesa per ricevere il dono Natalizio della PACE

Carissimi fedeli,

questo Natale sarà un po’ diverso dagli altri: Papa Francesco aprirà la sera del  24 dicembre la PORTA SANTA della Basilica di San Pietro, dando così inizio al Giubileo ordinario, “pellegrini della speranza”.

Poi, domenica 29 dicembre sarà la volta della Porta Santa della Cattedrale di Roma, ossia di San Giovanni in Laterano. In questo stesso giorno, in tutte le diocesi italiane, i vescovi, dopo aver fatto un piccolo pellegrinaggio fino ad arrivare alla Cattedrale, vivranno la solenne apertura dell’Anno giubilare.

Il primo gennaio 2025, solennità di Maria Santissima Madre di Dio, sarà aperta la Porta Santa della Basilica papale di Santa Maria Maggiore.

Infine, domenica 5 gennaio, sarà aperta la Porta Santa della Basilica papale di San Paolo Fuori le Mura.

C’è però un invito forte e chiaro che il santo Padre ci propone: che questo Giubileo della speranza  sia accompagnato da dei segni tangibili.

Questo invito, viene dalla nostra Diocesi, e in modo particolare dal settore Carità e Giustizia della nostra Curia.

Siamo ormai alle porte dell’anno giubilare ed il Santo Padre ha chiesto ad ognuno di noi ed alla Chiesa universale di   essere segni tangibili di speranza per i fratelli e le sorelle, sensibilizzando ai TEMI DEL RISCATTO E DELLA RICONCILIAZIONE che saranno nella nostra Diocesi, argomenti centrali del Giubileo 2025.

I molti conflitti che infiammano il nostro pianeta e che minacciano gli equilibri mondiali, le piccole guerre quotidiane che rendono le strade della nostra città luoghi di sangue, malessere; le tante, troppe, diseguaglianze che generano rabbia e solitudine, soffocano la speranza in un mondo pacificato.

È in questa condizione di preoccupante crisi che con più forza occorre RIDARE SOSTEGNO E VISIBILITÀ AI TANTI, silenziosi, EROI CHE QUOTIDIANAMENTE COSTRUI-SCONO PACE ed equilibrio sociale.

Il buon senso ci suggerisce di aprire i nostri occhi sul mondo e sul futuro, illuminando il bene che viene fatto.

Costruire la pace è creare relazioni inclusive, dinamiche in grado di ricomporre conflitti, azioni riparative di disequilibri sociali.

Celebrare la pace vuol dire riconoscere quanti con dedizione e passione quotidianamente nella nostra comunità e per la nostra comunità si adoperano in questo.

Nel periodo di avvento la Chiesa di Napoli vuole dare testimonianza di questi operatori di pace e per riconoscere il valore del loro impegno, in ogni Comunità Parrocchiale sull’altare sia una piccola piantina di ulivo come segno di pace e di  “luce di speranza” per  conoscere e far riconoscere il bene che si costruisce, illuminando le buone prassi del quotidiano impegno.

In occasione del “Te Deum” di fine anno ci ritroveremo nelle Nostre Comunità per rendere grazie al Signore per questi operosi costruttori di pace e per leggere la Preghiera del Nostro Cardinale don Mimmo:

Ti preghiamo, Signore della Pace,
donaci il coraggio della Pace!
Donaci una Pace scomoda,
che tende la mano all’affamato,
apre la porta allo straniero e libera il prigioniero,
disarma il potente e sostiene il debole,
non accetta compromessi
e non si lascia corrompere.

Donaci una Pace maiuscola
come la tua Risurrezione,
la Pace, la tua Pace, che ci liberi
dai cenacoli delle nostre paure,
che irrompa nelle nostre quiete sicurezze.

La tua Pace, fratello Gesù,
la sola che duri per sempre.
Non quella del mondo, ma la tua.
Fratello Gesù, donaci la Pace!

Vogliamo iniziare questo nuovo Anno Liturgico, con il tempo dell’Avvento, chiedendo allo Spirito Santo la forza di accompagnare questi nostri passi verso un Natale davvero speciale. Il secondo giovedì di ogni mese, da gennaio a giugno, dalle 18 alle 19,  saremo aiutati da Mons. Vincenzo De Gregorio, a vivere un momento di catechesi e di riflessione sul giubileo della speranza. Maria, Vergine della speranza, sia per tutti noi un’àncora sicura e salda per le nostre vite. Auguro a tutti un buon cammino dell’avvento e un fruttuoso Natale.

Read more..

Catechesi del parroco – Novembre 2024

Archivio Catechesi parroco

Giubileo, Sinodo e venti di guerra

Non è certo un caso che, quest’anno, il cammino sinodale sia andato ad intersecarsi, ad unirsi con quello dell’anno giubilare indetto da papa Francesco con la bolla  “Spes non confundit” (La speranza non delude”). Ciò che non era prevedibile e, di certo, non voluto, è che a fare da sfondo, da contraltare a queste due enormi occasioni di rinascita, di ri-CONVERSIONE per tutto il popolo di Dio, sia a livello individuale che comunitario, ci sia una situazione bellica europea e mondiale in piena recrudescenza (sia per conflitti ufficialmente dichiarati, sia per attacchi di “guerriglia”,  ricadenti principalmente su civili innocenti, ai quali, burocrati e statisti, con menti e anime rigidi come marmo di Carrara, rispondono con irrinunciabili “spedizioni punitive” e ritorsioni che finiscono col ricadere specularmente, su altrettante vittime civili, del tutto incolpevoli).

Questo Sinodo, pur se con un percorso non privo di ripensamenti e riscritture, ci sta scuotendo profondamente e sta interrogando individualmente ciascuno di noi su come rinnovare il linguaggio della nostra missione, della nostra presenza sul territorio, del nostro testimoniare Cristo ed il suo amore davanti a tutti gli uomini che incontriamo. Come base di tutto il cammino iniziato circa due anni fa, ci ha ripetutamente spronati a camminare insieme, a sostenerci vicendevolmente, percependo il mo-mento di debolezza di chi ci sta di fianco, a farci garanti della felicità dei fratelli e della bellezza del creato.  Il rumore delle armi, il pianto delle vittime, di coloro che non hanno più nulla e di chi vive nella paura sembrano impedirci di sentire, non solo con le orecchie, ma anche con il cuore, la domanda che dovrebbe occupare tutta la nostra anima: “IO COSA POSSO FARE ?”

La chiesa di Napoli, nel suo tentativo di giungere all’essenza della Fede, privandola di tante inutili zavorre, ha elaborato altri quattro documenti che possano aiutarci ad incarnare Cristo, QUI e ORA e, alla fine dell’esposizione delle relative quattro tematiche ha posto una domanda.

Ve le proponiamo ora perché è ad esse che la nostra comunità sarà chiamata a rispondere, dopo un attento esame delle proposte. Perché il futuro non ci colga impreparati.

1) Famiglia e patto educativo

“Come può la Chiesa di Napoli contribuire a rafforzare il ruolo della famiglia e delle istituzioni educative in un “patto educativo” che promuova la crescita integrale dei giovani, valorizzando le loro capacità e aspirazioni e rispondendo alle sfide della fragilità sociale e della violenza, affinché diventino agenti di comunione e speranza nel contesto napoletano?

Leggi il documento
apri

2) Economia per un eco-sistema comunità

In che modo la Chiesa di Napoli può concretamente accompagnare e guidare la comunità verso un modello economico che integri giustizia sociale ed ecologia integrale, per promuovere un vero sviluppo umano integrale, volto a trasformare le sfide economiche in opportunità di inclusione e solidarietà?

Leggi il documento
apri

3) Prima i poveri

In che modo la Chiesa di Napoli può incarnare efficacemente il Vangelo nell’ascolto e nella risposta al “grido dei poveri”, promuovendo una cultura di solidarietà e comunione che superi l’individualismo e renda tangibile la presenza salvifica Cristo in una comunità che sceglie l’accoglienza e l’inclusione come vie privilegiate di testimonianza cristiana?

Leggi il documento
apri

4) Culture, etnie e religioni a Napoli

Come può la Chiesa di Napoli, ispirandosi al modello di convivenza pacifica, promuovere un dialogo ecumenico, interreligioso e culturale che non solo celebri la diversità, ma trasformi queste connessioni in un cammino comune verso la costruzione del Regno di Dio, mettendo al centro i valori del Vangelo di amore, giustizia e pace?

Leggi il documento
apri

Fulvia Stellato, delegata parrocchiale per il giubileo diocesano

Read more..

Catechesi del parroco – Ottobre 2024

Archivio Catechesi parroco

Insieme per camminare. Nella concretezza del “noi”

Carissimi parrocchiani,

nella festa diocesana del nostro patrono san Gennaro, il nostro Arcivescovo Don Mimmo, ci ha consegnato il messaggio per il nuovo anno pastorale 2024-2025. Già il titolo e il sottotitolo sono molto significativi: INSIEME PER CAMMINARE. Nella concretezza del “noi”.

Nella lettera pastorale dello scorso anno, il nostro vescovo indicava la necessità evangelica di “camminare insieme a coloro che incontriamo sul nostro cammino”.

“Spesso all’inizio di un nuovo anno i progetti e i propositi sono tanti, e la grandezza con cui li pensiamo a volte ci fa perdere di vista lo STILE DEL VANGELO… per costruire il Regno di Dio”.

“È la logica del seme. Il nostro compito è infatti seminare e al contemplo cercare di essere, come persone e come comunità cristiana, un seme del Regno”. Un seme che diviene albero. Un albero che non celebra la propria maestosità, ma la vita. Un albero il cui scopo non è farsi rispettare, imporsi all’attenzione o dominare sugli altri, ma offrire a tutti coloro che accoglie un ristoro perché «quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra» (Mc 4,32).

Il nostro vescovo ci invita a lasciare la logica del mondo, fatta di progetti, che non mettono al centro la persona.

Ancora una volta Gesù, “Ci chiede di fidarci di Lui, della terra fertile della sua Parola, senza forzare la mano, senza credere che tutto si fondi unicamente sulla nostra, pur necessaria programmazione. Sì fidiamoci della terra di Dio.”

È necessario vivere l’arte paziente dell’attesa, dei tempi di siccità e di tempesta, dove “conti-nuiamo a fidarci di Colui che si prende cura della nostra vita e facciamolo prendendoci cura a nostra volta degli altri, condividendo la Via Crucis di tante persone che ci sono state affidate.” Il Signore ci chiede di diventare cirenei di quelli che pone sul nostro cammino.

Il nostro arcivescovo ci invita a non essere spettatori ma a scendere in strada per prendere posizione. E prosegue: “E noi vogliamo che la nostra Chiesa napoletana sia sempre al fianco di chi soffre, di chi lotta, di chi spera. Questo non è facile e richiede davvero molto coraggio e pazienza. Ed è proprio la pazienza che ci sostiene, che ci permette di restare in piedi, di resistere.”

Da qui nasce la necessità di CAMMINARE INSIEME nella concretezza del noi, “significa permettere che le nostre vite si intreccino attraverso fili invisibili di fiducia e rispetto reciproco, formando una trama di solidarietà e compassione che avvolga e protegga il cuore”.

Sarebbe più corretto dire: INSIEME PER CAMMINARE. Questo vuol dire che siamo chiamati a riflettere sullo STALLO in cui ci troviamo spesso, percependo una certa aria di stanchezza. Dall’altra poi, c’è la propensione alla FRAMMENTAZIONE. Se non cam-miniamo più è perché non stiamo insieme. “Ogni volta che annulliamo l’avverbio “insieme” cancelliamo anche il verbo “camminare”.

Visitando le nostre parrocchie – continua don Mimmo – spesso il cuore si riempie di gratitudine per il dono di tanti presbiteri, diaconi, laiche e laici che con tanta abnegazione, con tanto sacrificio e con tanta passione per il Signore offrono la loro vita, dall’altra questa gratitudine è turbata dalla fatica che fanno nel lavorare insieme, nel comunicare tra loro, nel far circolare le idee e nel condividere le esperienze.

L’invito forte che ci fa il nostro pastore è quello di “ritrovare le cadenze smarrite del dialogo interpersonale, di assaporare il gusto della COLLABORAZIONE e della CORRE-SPONSABILITÀ a tutti i livelli, perché è nella comunione e nella condivisione che ritroviamo il vero significato della nostra esistenza.

Sono tre i livelli, apparentemente distinti ma invece tra loro interconnessi, sui quali siamo chiamati a procedere:

  • Il cammino sinodale; che anche quest’anno proseguirà nell’approfondimento degli ultimi quattro documenti (Economia ed ecologia; Carità; Famiglia e patto educativo; Dialogo ed interculturalità) attraverso la riflessione e il dialogo prima a livello parrocchiale e poi decanale.
  • Gli organismi di comunione e di partecipazione, vanno rafforzati e valorizzati in modo che ciascuno possa avere un ruolo attivo e significativo nella vita della Diocesi.
  • Il Giubileo. Celebreremo l’anno Santo del 2025 come occasione per un rinnovamento spirituale e comunitario, creando anche momenti di incontro e di riflessione che possano rafforzare il senso di appartenenza e di comunione tra tutti i fedeli. Ci sono due date da poter segnare: domenica 29 dicembre con l’aperta dell’Anno Santo in Diocesi e sabato 22 marzo 2025 quando andremo pellegrini a Roma per passare la porta Santa di San Pietro e per vivere un incontro fraterno anche con papa Francesco.

L’appello finale del nostro arcivescovo è quello di costruire la comunione con lo STILE del servizio; con il GUSTO di amare e servire la nostra Chiesa; con il PUNTIGLIO di dare più valore alla credibilità piuttosto che all’efficienza aziendale.

È necessario allora osare PASSI NUOVI per portare speranza alla nostra società; saper leggere “i negativi” per andare verso una visione positiva e colorata della realtà; costruire relazioni senza pregiudizi, per poter accogliere i cambiamenti che la fantasia dello Spirito suscita.

Conclude il messaggio affidando a Maria, “donna del Magnificat…” di insegnarci l’arte della pazienza, ad addestrarci all’esercizio dell’ascolto, a trasformare le nostre rassegnazioni in nuovi slanci di comunione e di unità e ad ispirarci parole nuove capaci di parlare al cuore della nostra città rigenerando la speranza.

Incamminiamoci su questa strada consapevoli che ogni passo compiuto diventerà un inno alla bellezza dell’esserci e dell’esserci insieme.

Don Piero, parroco

Read more..

Catechesi del parroco – Giugno 2024

Archivio Catechesi parroco

PELLEGRINI DI SPERANZA! GIUBILEO 2025

Con la bolla di indizione “SPES NON CONFUNDIT” (La speranza non delude, di Romani 5,5), datata 9 maggio 2024, solennità dell’Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo, Papa Francesco ha indetto il Giubileo ordinario dell’anno 2025.

Il Sinodo mondiale che la Chiesa sta vivendo, e quella di Napoli anche diocesano, si concluderà con il Giubileo dell’anno 2025.

Due testi di questa lettera ci possono aiutare a capire meglio il senso di questo anno giubilare e a viverlo con frutto.

Il primo è l’inizio di questa lettera: “N° 1. «Spes non confundit», «la speranza non delude» (Rm 5,5). Nel segno della speranza l’apostolo Paolo infonde coraggio alla comunità cristiana di Roma. La speranza è anche il messaggio centrale del prossimo Giubileo, che secondo antica tradizione il Papa indice ogni venticinque anni. Penso a tutti I PELLEGRINI DI SPERANZA che giungeranno a Roma per vivere l’Anno Santo e a quanti, non potendo raggiungere la città degli apostoli Pietro e Paolo, lo celebreranno nelle Chiese particolari. Per tutti, possa essere un momento di incontro vivo e personale con il Signore Gesù, «porta» di salvezza (cfr. Gv 10,7.9); con Lui, che la Chiesa ha la missione di annunciare sempre, ovunque e a tutti quale «nostra speranza» (1Tm 1,1).

Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé. L’imprevedibilità del futuro, tuttavia, fa sorgere sentimenti a volte contrapposti: dalla fiducia al timore, dalla serenità allo sconforto, dalla certezza al dubbio. Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità. Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza. La Parola di Dio ci aiuta a trovarne le ragioni. Lasciamoci condurre da quanto l’apostolo Paolo scrive proprio ai cristiani di Roma.”

Il secondo, invece è la conclusione di questa lettera: “N° 25. In cammino verso il Giubileo, ritorniamo alla Sacra Scrittura e sentiamo rivolte a noi queste parole: «Noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. In essa infatti abbiamo come UN’ÀNCORA SICURA E SALDA per la nostra vita: essa entra fino al di là del velo del santuario, dove Gesù è entrato come precursore per noi» (Eb 6,18-20). È un invito forte a non perdere mai la speranza che ci è stata donata, a tenerla stretta trovando rifugio in Dio.

L’IMMAGINE DELL’ÀNCORA È SUGGESTIVA per comprendere la stabilità e la sicurezza che, in mezzo alle acque agitate della vita, possediamo se ci affidiamo al Signore Gesù. Le tempeste non potranno mai avere la meglio, perché siamo ancorati alla speranza della grazia, capace di farci vivere in Cristo superando il peccato, la paura e la morte. Questa speranza, ben più grande delle soddisfazioni di ogni giorno e dei miglioramenti delle condizioni di vita, ci trasporta al di là delle prove e ci esorta a camminare senza perdere di vista la grandezza della meta alla quale siamo chiamati, il Cielo.

Il prossimo Giubileo, dunque, sarà un Anno Santo caratterizzato dalla speranza che non tramonta, quella in Dio. Ci aiuti pure a ritrovare la fiducia necessaria, nella Chiesa come nella società, nelle relazioni interpersonali, nei rapporti internazionali, nella promozione della dignità di ogni persona e nel rispetto del creato. La testimonianza credente possa essere nel mondo lievito di genuina speranza, annuncio di cieli nuovi e terra nuova (cfr. 2Pt 3,13), dove abitare nella giustizia e nella concordia tra i popoli, protesi verso il compimento della promessa del Signore.

Lasciamoci fin d’ora attrarre dalla speranza e permettiamo che attraverso di noi diventi contagiosa per quanti la desiderano. Possa la nostra vita dire loro: «Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore» (Sal 27,14). Possa la forza della speranza riempire il nostro presente, nell’attesa fiduciosa del ritorno del Signore Gesù Cristo, al quale va la lode e la gloria ora e per i secoli futuri.”

Le porte Sante si troveranno solo a Roma nelle quattro basiliche pontificie: San Pietro in Vaticano; San Giovanni in Laterano; Santa Maria Maggiore e san Paolo fuori le Mura.

Il giubileo inizierà il 24 dicembre 2024 e si concluderà il 6 gennaio 2026.

Per tutti, possa essere un momento di incontro vivo e personale con il Signore, “porta” di salvezza.

Anche per la nostra comunità parrocchiale sarà un momento di grazia, perché domenica 14 settembre 2025 vivremo l’uscita della nostra Madonna per mare, come è avvenuto nell’anno 2000.

Prepariamoci, con la preghiera, ad allargare il nostro cuore a vivere con frutto un anno così speciale. Maria, Madonna di Piedigrotta guidi e accompagni i nostri passi.

Don Piero, parroco

Posts navigation

1 2 … 13 Next →

Archivio Articoli

Articoli per Categorie

Agenda

ingrandisci

Articoli Recenti

Una scelta consapevole

Una scelta consapevole

Il gruppo Andare Oltre ha organizzato, nel salone parrocchiale un incontro pe comprendere le ragioni dei Si e del NO per il prossimo referendum della riforma costituzionale della Magistratura. Al [...]

More Info
Catechesi del parroco – febbraio 2025

Catechesi del parroco – febbraio 2025

La Chiesa ogni anno celebra l’11 febbraio, nella ricorrenza della Madonna di Lourdes, la Giornata Mondiale del Malato. Siamo giunti alla XXXIV giornata e il tema che papa Leone ha […]

More Info
Concerto in ricordo del maestro Maria Valeria Briganti

Concerto in ricordo del maestro Maria Valeria Briganti

More Info
Incontro inter religioso del 15 gennaio 2026

Incontro inter religioso del 15 gennaio 2026

Il gruppo Andare Oltre ha organizzato, nel salone parrocchiale un incontro tra le religioni cattolica, ebraica e mussulmana per un dialogo che mira a realizzare ponti e non divisioni, pace […]

More Info
Copyright: Parrocchia di Piedigrotta
Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti. Proseguendo nella navigazione acconsenti all'uso di tali cookie.Accetto Altre informazioni
Informazioni su Privacy & Cookies

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA