Madonna di Piedigrotta

Parrocchia S.Maria di Piedigrotta – Napoli

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Catechesi del parroco – Ottobre 2021

Archivio Catechesi parroco

IL XXXI SINODO DELLA CHIESA DI NAPOLI e la nomina di tre nuovi vescovi ausiliari

Carissimi parrocchiani,

abbiamo da poco terminato le nostre Feste di Piedigrotta. Sono state giornate intense, ogni giorno abbiamo vissuto un momento particolare, che ci ha dato la possibilità di vivere, una preghiera fatta di canti mariani; la santa Messa con gli artisti o l’incontro con la comunità parrocchiale di san Giuseppe a Chiaia e aver pregato con loro san Giuseppe, in questo anno a lui dedicato; la gioia di aver avuto con noi, per la prima volta, la presenza del nostro vescovo don Domenico Battaglia; la preghiera con i medici di base;  la messa conclusiva con la presenza del nostro padre Abate Generale don Franco Bergamin; insomma, la gioia di vivere con Maria, e in modo particolare la festa della sua natività, il nostro essere popolo di Dio che la cerca, si affida a Lei e che la vuole seguire sulle strade di questo mondo come ha fatto Lei più di duemila anni fa.

Il 14 settembre abbiamo insieme ringraziato il Signore per il mio 25° di sacerdozio; Il 17 settembre abbiamo chiuso la “Porta della speranza” aperta il primo giugno e che ha accompagnato il cammino dei nostri nove sabati in preparazione delle nostre feste; il 18 settembre abbiamo iniziato il nuovo anno pastorale (di solito lo iniziavamo con la festa del nostro patrono san Gennaro, ma quest’anno capitava di domenica!), accogliendo le sfide di questo tempo di pandemia che stiamo ancora vivendo, intraprendendo con un rinnovato entusiasmo ed impegno, fatto in presenza, delle diverse attività della nostra parrocchia. Che cosa ci ha insegnato questo tempo? Quanto sia bello, importante e fecondo camminare insieme: quanto sia necessario curare le relazioni, intraprendere nuovi cammini e ravvivare il dono di Dio nell’incontro mensile dell’Adorazione Eucaristica per tutta la giornata, il secondo giovedì del mese.

Da qualche giorno abbiamo avuto notizia della nomina di tre vescovi ausiliari: Monsignor Francesco Beneduce, Gesuita e Rettore del Pontificio Seminario Campano Interregionale di Posillipo; Monsignor Michele Autuoro, Rettore del Seminario Arcivescovile di Napoli; Monsignor Gaetano Castello docente napoletano di Sacra Scrittura presso la facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Essi aiuteranno il nostro vescovo don Mimmo nel percorso che la Diocesi ha valuto intraprendere: IL 31° SINODO DELLA CHIESA DI NAPOLI. Proprio così: nel giorno in cui gli è stato imposto il Pallio Arcivescovile da sua Eccellenza Monsignor Emil Paul Tscherrig, (era lunedì 27 settembre) il nostro vescovo ha concluso la santa Messa con queste parole: “L’ho sognato fin dal primo momento in cui sono arrivato qui, l’ho pensato come un necessario momento di ascolto di ogni componente cittadina, aperto a tutti, uomini, donne, credenti e non. Dovrà partire dall’ascolto, qui ridefiniremo il nostro ruolo di Chiesa a Napoli e costruiremo un progetto che renda protagonisti i territori”. Ancora presto però per conoscere tempi, processi e strutture del percorso sinodale: dettagli che comunicherà al più presto. “Si tratta di una sfida che ci riguarda e che ci legherà ancora di più all’intera Chiesa italiana, pronta tra qualche giorno ad aprire il suo sinodo come voluto da Papa Francesco”.

Insomma, un nuovo anno che inizia con tante novità: chiediamo a noi comunità di Piedigrotta di saper ripartire con la possibilità di far sentire la nostra voce, di sentirci coinvolti non solo nel costruire la nostra comunità parrocchiale ma anche come vogliamo che sia la nostra Chiesa di Napoli, guidata dal suo nuovo Pastore don Mimmo Battaglia.

Don Piero Milani, Parroco

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Catechesi del parroco – Giugno 2021

Archivio Catechesi parroco

ABBIAMO APERTO LA “PORTA DELLA SPERANZA”!

Con la liturgia che si è svolta martedì 1 giugno, alle ore 20,30, nella sua prima parte sul piazzale antistante la Basilica, con la partecipazione di diversi fedeli e del nostro Vescovo ausiliare Don Gennaro Acampa, dal titolo: “La notte dei Santuari”, iniziativa promossa dal Collegamento Nazionale Santuari, riuniti tutti insieme nello stesso giorno e alla stessa ora, abbiamo aperto la “PORTA DELLA SPERANZA”.

Il perché di questo avvenimento sta nelle parole introduttive di questa celebrazione: “È il tempo della speranza! Abbiamo passato il tempo della tempesta in cui, tutti stretti sulla stessa barca, abbiamo sperimentato paure, dolori e ansie per una malattia che ha messo in discussione le nostre certezze e ha tentato di sradicare la voglia di abbracciarsi. Ora viene il Bello, il sole sembra tornare ad illuminare e scaldare il nostro oggi e il nostro domani. Vogliamo, insieme, aprire gli occhi su ciò che abbiamo vissuto, con lo sguardo della speranza, imparando a contare le stelle di quella promessa in cui la vita ritorna a respirare e gli abbracci ritornano a farsi pane. Con questi sentimenti ci disponiamo ad aprire la Porta della Speranza.”

Con l’invito a vivere questo tempo con speranza si è spalancata davanti a noi la porta del nostro Santuario, che ci ha accolti ancora una volta per affidare a Maria, Mamma di Piedigrotta tutte le nostre paure, sofferenze, timori e dubbi.

Non solo: proprio a partire dal primo giugno fino al 17 settembre, la Penitenzeria Apostolica ha concesso a tutti i pellegrini che varcheranno le soglie delle porte dei nostri Santuari, “Porte della Speranza”, di poter ricevere l’indulgenza plenaria.

Il comunicato del Collegamento Nazionale Santuari si conclude con questo invito: “Vi chiedo di informare e promuovere presso i fedeli lo speciale privilegio che ci è stato concesso, sollecitando tutti a disporsi con animo grato a Dio per il dono dell’Indulgenza, dono che vuole infondere fiducia, avviare un cammino di conversione e riconciliazione e costruire un mondo basato sulla Speranza, sulla pace, sulla comunione e sull’amore fraterno, doni dello Spirito per vivere una vita di umanità, di religiosità e santità.”

Questo tempo comprenderà, – la provvidenza ha voluto così – sia la pia pratica dei nove sabati in preparazione della Festa di Piedigrotta, che inizieranno, infatti, sabato 10 luglio, sia tutte le nostre feste di Piedigrotta, che si concluderanno domenica 12 settembre, festa del Nome di Maria.

MARIA, PORTA DELLA SPERANZA sarà il tema che ci accompagnerà in questi mesi e che sarà per noi “la stella del mattino” che ci porterà a riconoscere in Gesù il sole che riscalda e rischiara la nostra vita.

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Catechesi del parroco – Maggio 2021

Archivio Catechesi parroco

MAGGIO: UNA MARATONA DI PREGHIERA

Per vivo desiderio del Santo Padre, il mese di maggio sarà dedicato a una maratona di preghiera dal tema: “Da tutta la Chiesa saliva incessantemente la preghiera a Dio” (At 12,5). L’iniziativa coinvolgerà in modo speciale tutti i Santuari del mondo, perché si facciano promotori presso i fedeli, le famiglie e le comunità della recita del Rosario per invocare la fine della pandemia.

Trenta Santuari rappresentativi, sparsi in tutto il mondo, guideranno la preghiera mariana, che verrà trasmessa in diretta sui canali ufficiali della Santa sede alle ore 18,00 ogni giorno.

Papa Francesco aprirà questa grande preghiera il primo maggio e la concluderà il trentun maggio.

Con questo comunicato stampa, abbiamo appreso la bella iniziativa, di Papa Francesco di vivere il mese di maggio come una “maratona di preghiera” del rosario.

Già lo scorso anno, in piena pandemia, nello stesso periodo aveva chiesto di pregare il Rosario in casa, in famiglia. Noi, sacerdoti di Piedigrotta, avevamo deciso di pregarlo in Chiesa alle ore 18,30 e di trasmetterlo in diretta Facebook su “Madonna di Piedigrotta”.

Questa bella iniziativa ci vede coinvolti, perché l’invito è per tutti Santuari sparsi nel mondo, e la nostra Chiesa nasce come santuario e continua ancora ad esserlo.

Vogliamo allora come comunità parrocchiale accogliere questa “sfida”: la proposta è di pregare insieme, nelle nostre case, in Chiesa e per la parrocchia, il Rosario per tutto il mese di maggio.

Visto che ancora non è possibile fare assembramenti, vivremo delle DIRETTE FACEBOOK il MARTEDÌ E IL GIOVEDÌ ALLE ORE 17 da alcune edicole o luoghi della nostra parrocchia per la preghiera del rosario, come si faceva prima di questa pandemia.

In Chiesa, OGNI SERA alle 18,25 pregheremo il Rosario, prima della celebrazione della santa Messa.

Anche LA NOSTRA DIOCESI ha scelto di celebrare il Rosario presso 4 santuari Mariani. VENERDÌ 14 MAGGIO ALLE ORE 19 avremo, nel nostro santuario, la presenza di uno dei vescovi ausiliari di Napoli.

Invito, poi, voi tutte famiglie e in particolare quelle DEL CATECHISMO, a recitare insieme il rosario per invocare la fine di questa terribile pandemia.

Papa Francesco ci aveva lasciato lo scorso anno questa preghiera alla Madonna che vogliamo fare nostra:

Preghiera a Maria

O Maria,
Tu risplendi sempre nel nostro cammino
come segno di salvezza e di speranza.
Noi ci affidiamo a Te, salute dei malati,
che presso la croce sei stata associata
al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede.
Tu, Salvezza del popolo cristiano, sai di che cosa
abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai
perché, come a Cana di Galilea, possa tornare
la gioia e la festa dopo questo momento di prova.
Aiutaci, Madre di Piedigrotta,
a conformarci al volere del Padre
e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé
le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori
per condurci, attraverso la croce,
alla gioia della risurrezione. Amen.

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Catechesi del parroco – Aprile 2021

Archivio Catechesi parroco

Rito della benedizione della famiglia nel giorno di Pasqua

Radunata la famiglia a tavola il capofamiglia o chi ne fa le veci, accende una candela vicino a dei fiori e una pagnotta di pane, e recita la seguente preghiera:

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.  Tutti: Amen

La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi.

Tutti: E con il tuo spirito

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-20)

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Detto questo mostrò loro le mani ed il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Parola del Signore. Lode a te, o Cristo

Carissimi, Cristo è risorto e ci riempie della gioia pasquale. Animati dal suo Santo Spirito rivolgiamo la nostra preghiera a Lui, che il Padre ha costituito principio e fondamento della nostra unione nella fede e nell’amore. Diciamo insieme: Resta con noi, Signore.

Signore, Gesù Cristo, che dopo la risurrezione ti sei manifestato ai discepoli e li hai allietati con il dono della pace, fa’ che questa famiglia aderendo a Te con tutto il cuore gusti la gioia della tua presenza. Preghiamo. Resta con noi, Signore.

Tu che sedendo a tavola con i discepoli, ti sei fatto riconoscere nell’atto dello spezzare il pane, fa’ che questa famiglia riconosca il dono di essere Chiesa domestica e possa far crescere la loro fede nella testimonianza di un amore fraterno. Preghiamo. Resta con noi, Signore.

Obbedienti alla Parola di Gesù e formati alla scuola del suo Vangelo, osiamo dire: Padre nostro…

PREGHIAMO:

Benedetto sei Tu, o Dio nostro Padre, in questa famiglia e in questa casa. Coloro che vi abitano custodiscano sempre i doni del tuo Spirito e manifestino in gesti concreti di carità la grazia della tua benedizione, perché quanti vi saranno accolti trovino sempre quel clima di amore e di pace che è segno della tua presenza. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Tutti i presenti si fanno il segno della croce mentre dice:

Il Signore, ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen.

Prende il pane, lo spezza e ne da’ un pezzo per ciascuno in segno di comunione fraterna e lo si mangia.

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Catechesi del parroco – Marzo 2021

Archivio Catechesi parroco

QUARESIMA: tempo di speranza e di carità

Qui di seguito troverai alcuni suggerimenti concreti, sempre proposti da Papa Francesco, per vivere la carità e il digiuno in quaresima.

 ATTI DI CARITA’

Sorridere, un cristiano è sempre allegro!
Ringraziare (anche se non siamo più abituati a farlo).
Ricordare all’altro quanto lo ami.
Salutare con gioia le persone che vedi ogni giorno.
Ascoltare con amore la storia dell’altro, senza processare nessuno.
Stop, fermati per aiutare. Stare attento a chi ha bisogno di te.
Animare qualcuno con la tua fiducia per fargli tornare la voglia di vivere.
Riconoscere i successi e le qualità dell’altro senza invidia.
Separare ciò che non usi e dare a chi ha bisogno.
Aiutare qualcuno in modo che possa riposare.
Correggere con amore; non tacere per paura.
avere finezze con quelli che sono vicino a te.
Pulire ciò che si è sporcato a casa, è un segno di rispetto.
aiutare gli altri a superare gli ostacoli.
Telefonare o visitare molte più volte i vostri genitori.

IL MIGLIOR DIGIUNO

Digiuno di parole negative e dire parole gentili.
Digiuno di malcontento e riempirsi di gratitudine.
Digiuno di rabbia e riempirsi con mitezza e pazienza.
Digiuno di pessimismo e riempirsi di speranza e ottimismo.
Digiuno di preoccupazioni e riempirsi di fiducia in Dio.
Digiuno di cose inutili per riempirsi la vita di cose semplici.
Digiuno di tensioni e riempire la vita con preghiere.
Digiuno di amarezza e tristezza e riempire il cuore di gioia.
Digiuno di egoismo e riempirsi con compassione per gli altri.
Digiuno di mancanza di perdono e riempirsi di riconciliazione.
Digiuno di parole e riempirsi di silenzio per ascoltare gli altri.

Messaggio per la QUARESIMA:

Nell’attuale contesto di preoccupazione in cui viviamo e in cui tutto sembra fragile e incerto, parlare di speranza potrebbe sembrare una provocazione. Il tempo di Quaresima è fatto per sperare, per tornare a rivolgere lo sguardo alla pazienza di Dio, che continua a prendersi cura della sua Creazione, mentre noi l’abbiamo spesso maltrattata. È speranza nella riconciliazione, alla quale ci esorta con passione San Paolo: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Ricevendo il perdono, nel Sacramento che è al cuore del nostro processo di conversione, diventiamo a nostra volta diffusori del perdono: avendolo noi stessi ricevuto, possiamo offrirlo attraverso la capacità di vivere un dialogo premuroso e adottando un comportamento che conforta chi è ferito. Il perdono di Dio, anche attraverso le nostre parole e i nostri gesti, permette di vivere una Pasqua di fraternità.
Nella Quaresima, stiamo più attenti a «dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano, invece di parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano» (Enc. Fratelli tutti [FT], 223). A volte, per dare speranza, basta essere «una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza» (ibid., 224).
Vivere una Quaresima con speranza vuol dire sentire di essere, in Gesù Cristo, testimoni del tempo nuovo, in cui Dio “fa nuove tutte le cose” (cfr Ap 21,1-6). Significa ricevere la speranza di Cristo che dà la sua vita sulla croce e che Dio risuscita il terzo giorno, «pronti sempre a rispondere a chiunque [ci] domandi ragione della speranza che è in [noi]» (1Pt 3,15).
La carità si rallegra nel veder crescere l’altro. Ecco perché soffre quando l’altro si trova nell’angoscia: solo, malato, senzatetto, disprezzato, nel bisogno… La carità è lo slancio del cuore che ci fa uscire da noi stessi e che genera il vincolo della condivisione e della comunione.
«A partire dall’amore sociale è possibile progredire verso una civiltà dell’amore alla quale tutti possiamo sentirci chiamati. La carità, col suo dinamismo universale, può costruire un mondo nuovo, perché non è un sentimento sterile, bensì il modo migliore di raggiungere strade efficaci di sviluppo per tutti» (FT, 183).
La carità è dono che dà senso alla nostra vita e grazie al quale consideriamo chi versa nella privazione quale membro della nostra stessa famiglia, amico, fratello. Il poco, se condiviso con amore, non finisce mai, ma si trasforma in riserva di vita e di felicità. Così avvenne per la farina e l’olio della vedova di Sarepta, che offre la focaccia al profeta Elia (cfr 1 Re 17,7-16); e per i pani che Gesù benedice, spezza e dà ai discepoli da distribuire alla folla (cfr Mc 6,30-44). Così avviene per la nostra elemosina, piccola o grande che sia, offerta con gioia e semplicità.
Vivere una Quaresima di carità vuol dire prendersi cura di chi si trova in condizioni di sofferenza, abbandono o angoscia a causa della pandemia di Covid-19. Nel contesto di grande incertezza sul domani, ricordandoci della parola rivolta da Dio al suo Servo: «Non temere, perché ti ho riscattato» (Is 43,1), offriamo con la nostra carità una parola di fiducia, e facciamo sentire all’altro che Dio lo ama come un figlio.

Buona Quaresima!

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Catechesi del parroco – Febbraio 2021

Archivio Catechesi parroco

13 febbraio : “Famiglie Insieme” festeggia i suoi primi 25 anni

La vita nasce e si sviluppa in una famiglia. La Famiglia genera, coltiva, custodisce la vita, non solo per i bisogni materiali, ma anche per quelli dell’anima. E’ la prima sperimentazione e fucina dell’amore, senza il quale non si comprende il senso dell’esistenza e non si conosce Dio.  Per questo, nelle comunità cristiane c’è stata sempre una particolare attenzione per le coppie di genitori e per le famiglie: oltre i percorsi prematrimoniali, oltre la preparazione al Battesimo, oltre la catechesi dei piccoli, occasioni di collaborazione e condivisione tra Chiesa e Famiglia, si intraprendono cammini specifici per  favorire il confronto, la fraternità e l’aiuto reciproco tra coppie di sposi. Ne deriva la proposta dei “gruppi famiglie”, partendo dal concetto che se “non è bene che l’uomo sia solo” (Gn 2,18) , è anche vero che non è bene che le coppie, le famiglie siano sole.

Da questa consapevolezza è nato il gruppo famiglie di Piedigrotta. Lo scopo principale fu quello di dare continuità e prosecuzione al cammino iniziato nella catechesi prematrimoniale, per sostenere le giovani coppie che sono minacciate da tanti problemi e fragilità.  Nel tempo, hanno aderito tante altre coppie non certo alle prime armi, ad evidenziare il bisogno di confronto, di fratellanza, di crescita nella fede, in breve di una spiritualità familiare. È proprio l’esperienza dell’“insieme” che caratterizza  il cammino di questo gruppo, tanto che ha deciso di CHIAMARSI “FAMIGLIE INSIEME” e ha adottato il motto: “Insieme è meglio”. Sin dall’inizio, si rifiutò l’idea di un gruppo chiuso, accogliendo chiunque volesse aderire.

Ora il Signore ci concede la consolazione e la grazia di celebrare i primi 25 anni dell’esistenza di questa realtà. Lo facciamo nella lode a Lui, nel ringraziamento e nella volontà/speranza di continuare e ripartire. Ringraziamo il Signore per il tempo propizio che ci ha donato; per le persone che ci hanno avvicinato anche occasionalmente e per quelli che fedelmente proseguono il cammino; per i sacerdoti che ci hanno accompagnato e custodito: don Giuseppe che ha iniziato con noi il percorso e ancora è con noi; don Giovanni che continua da lassù la sua vicinanza con perfetta amorevolezza; don Gabriele; i due don Franco; don Piero attuale pastore della casa comune.

Col ringraziamento, vorremmo chiedere a Dio di continuare il cammino, per essere ancora e sempre più famiglia di famiglie, proposta aperta a tutti, testimonianza della bellezza del Matrimonio;  in una parola, proseguire nell’annuncio del “Vangelo della  Famiglia”.  La nostra speranza e proposta è che tutta la comunità ci sostenga e si unisca in questa preghiera.

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Catechesi del parroco – Gennaio 2021

Archivio Catechesi parroco

Mons. Mimmo Battaglia è il nuovo Arcivescovo di Napoli

Carissimi parrocchiani,

certamente avete letto la notizia apparsa sui giornali e sui social il 12 dicembre 2020: Papa Francesco ha nominato il nuovo Arcivescovo della nostra Diocesi.

È Monsignor Domenico Battaglia, finora Vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti (Benevento), che subentrerà al posto del Cardinal Crescenzio Sepe, per raggiunti limiti di età. Farà il suo ingresso il 2 febbraio.

Don Mimmo, così ama essere chiamato e si firma, ha 57 anni, è calabrese, nato a Satriano, provincia e diocesi di Catanzaro, il 20 gennaio 1963. È stato ordinato sacerdote il 6 febbraio 1988. È stato rettore del seminario liceale, parroco della Madonna del Carmine a Catanzaro, direttore dell’ufficio per la Cooperazione missionaria tra le Chiese, parroco a Satriano. Per 24 anni è stato “prete di strada” (1992-2016) vicino alle comunità terapeutiche di don Mario Picchi, per il quale è in corso la causa di beatificazione. Nel 2016 Papa Bergoglio lo sceglie come vescovo di Cerreto Sannita: in questi quattro anni non muta la sua vicinanza agli ultimi, in particolare verso i giovani, di cui sa intercettare bisogni, aspirazioni e inquietudini. Un punto di riferimento e un testimone concreto e coerente del Vangelo: poche parole e tanti fatti incarnati nella Parola di Dio. Questa in sintesi la sua biografia.

Vorrei, però, condividere con voi alcuni passaggi della lettera che ha scritto “al popolo di Dio dell’Arcidiocesi di Napoli” il giorno della sua nomina. Ci aiutano a capire che pastore sia e quale cammino vorrebbe fare con noi. A lui ora la parola.

“Carissimi nel Signore,

se la mia trepidazione nel recarmi nella diocesi di Cerreto Sannita- Telese -Sant’Agata de’ Goti, la prima diocesi affidatami, era grande, ora a prevalere è un profondo senso di gratitudine, verso il Signore, verso Papa Francesco, verso tutti voi, sorelle e fratelli nella fede. Se non mi sostenesse la certezza che chi mi chiama a tanta responsabilità è Colui in cui riponiamo tutta la nostra speranza, mi sentirei come schiacciato da un’incombenza superiore alle mie forze.
Continua a sostenermi quella pagina del Vangelo in cui il cieco di Gerico, rincuorato dall’invito «Coraggio! Alzati, ti chiama» (Mc 10,49), si alza in piedi e superando la distanza generata dal frastuono della folla e dal tumulto di sentimenti, si riconosce in Gesù capace di seguirlo. La figura del cieco di Gerico provoca ancora oggi la mia vita. La gioia e la pace continuano a essere alimentate dallo sguardo misericordioso di Dio in Gesù.
A incoraggiare la mia gratitudine ci sono i volti di coloro che nella fiducia mi hanno accolto per primi come padre, fratello, compagno di strada. Sono nel mio cuore con me, mentre volgo il mio saluto a voi. Tutto questo lo vivo nella consapevolezza che un Vescovo è inviato a prendersi cura di tutti coloro che il Signore gli affida e che la Chiesa è comunità di fratelli e sorelle che annunciano nel loro accogliersi reciproco la comunione possibile sulla terra. Chiedo già da ora con voi al Signore di confidare sempre nel dono della fraternità, della condivisione della vita e della fede.
Affidandomi a Lui, verrò tra voi come fratello che va tra fratelli, accogliendo con gioia la doverosità del mio servizio a voi, porzione di popolo di Dio conosciuta in tutto il mondo. Napoli, incrocio di bellezza e di ricchezze umane all’ombra del Vesuvio, con la sua complessità e i suoi evidenti problemi, alcuni antichi ed altri nuovi, rappresenta il vero tesoro del nostro Sud, con i suoi limiti e le sue possibilità. La capacità di resistere, reggendo, per così dire, anche al crollo di molte speranze, che trovo simile a quella della mia gente di Calabria, è la vostra e la nostra risorsa più grande.
Accanto al desiderio di questa umanità che vuole rialzarsi, ci sono tanti che sperano e lottano ogni giorno per la giustizia, l’onestà, l’uguaglianza e la preferenza verso i più deboli, ma anche per la mancanza del lavoro, che rimane la vera piaga di questa nostra società. Con questa speranza, con questa forza, desidero venire tra voi e condividere la vita e il cammino della nostra fede battesimale.

Tra i valori che più apprezzo nella loro evidenza, emergono quelli dell’ospitalità e dell’accoglienza.
Lo avete dimostrato in tanti modi: avete accolto uomini di cultura e poveri bisognosi di pane, d’istruzione e di speranza, sacerdoti, santi, che hanno fatto la storia di questa terra verso cui va la riconoscenza mia e vostra. Anche io spero di essere accolto in questa grande famiglia e di diventare parte viva di questa terra.
Vorrei prima di tutto ringraziare con voi Sua Eminenza Crescenzio Sepe per il servizio svolto in tanti anni tra voi. La familiarità, la paternità, l’attenzione alla carità che hanno caratterizzato il suo ministero, sono i segni che volentieri raccolgo per continuare ad annunciare il Vangelo.
Chiamato a venire tra voi, dovrò lasciare necessariamente persone che ho amato e che continuo ad amare. Da loro ho ricevuto molto di più di quanto io abbia dato. Sono ben consapevole che la Chiesa di Napoli richieda tanto impegno e dedizione, per questo confido nella preghiera e nella corresponsabilità che realmente edificano la Chiesa. È questo il sogno di Dio sulla terra! Egli ci ha chiamati alla vita, vuole la nostra felicità, ci vuole salvare come persone e come comunità radunata nel suo nome.
Anche se non conosco ancora i vostri volti, tendo le mie mani a tutti voi. Non solo a chi condivide la speranza cristiana ma a tutti coloro che, in modi diversi, si impegnano ogni giorno, pur nella durezza del vivere quotidiano, a rendere più umana l’umanità, più civile la civiltà. Vengo con cuore aperto, specialmente verso coloro che sono i feriti della vita, verso tutti i cercatori di Dio e verso tutti quelli che Dio cerca, vengo verso i promotori del bene, della giustizia e della legalità. Vengo come un viandante che desidera camminarvi accanto, convinto che solo insieme possiamo seguire l’unico Maestro e Pastore, Gesù, Signore della vita e della storia! A Lui dovranno ispirarsi i nostri criteri, i piani pastorali, le scelte concrete, i comportamenti quotidiani. Gesù ci invita ad abitare una Chiesa che esce dai suoi sacri recinti per mettersi al servizio del territorio, a partire dagli ultimi. Una Chiesa dunque dove non si celebrano solo dei riti ma la vita e le speranze delle donne e degli uomini del nostro tempo. Su questa strada cercheremo di essere insieme artigiani di pace, cercatori di un infinito che intercetta i limiti per farne possibilità, costruttori infaticabili di speranza. […]

Con gli stessi sentimenti rivolgo il mio saluto al vasto mondo della cultura, risorsa inesauribile di questa terra, alle Università, alla scuola e a tutte le Istituzioni preposte al servizio della città e del bene comune. […]

Ci accompagni, ci ispiri e ci benedica la dolcissima Madre di Dio, Madre del Buon Consiglio e dell’Unità, a cui affido in particolare il servizio di medici e operatori sanitari che in questo momento, con la loro fatica, sostengono la sofferenza e la solitudine di tanti colpiti dalla pandemia. San Gennaro e Sant’Aspreno, primo Vescovo di Napoli, continuino a intercedere per tutti noi. La preghiera condivisa dia forza e perseveranza nella fede anche quando ci saranno chiesti sacrifici più grandi, perché la vita cristiana conservi tutta la sua bellezza e il suo senso.

Vi benedico tutti e chiedo che il Signore rivolga il suo sguardo su di noi, ci mostri il suo volto, e ci dia pace. Beneditemi anche voi e pregate per me.

Cerreto Sannita, 12 dicembre 2020

† don Mimmo Battaglia
chiamato ad essere vostro Arcivescovo

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Catechesi del parroco – Dicembre 2020

Archivio Catechesi parroco

A V V E N T O :   A T T E S A   D E L L ’ A L T R O

Carissimi parrocchiani, troverete qui di seguito la lettera che il nostro Cardinale ci ha scritto per vivere con frutto questo tempo di Avvento, che con oggi, 29 novembre, iniziamo. Rinvia all’epistola pastorale di quest’anno, ma soprattutto ci ricorda che “attendere è voce del verbo amare”(Don Tonino Bello). Che anche il nostro tempo sia ricco di amore verso Dio e verso i nostri fratelli.

Carissimi tutti,

più di ogni altro momento del tempo liturgico, l’Avvento sembra arrivare con la sua portata di promessa, di senso, di nuovo inizio. E davvero un tempo di grazia. Forse ci coglie appesantiti dal nostro carico di preoccupazioni, stanchezze, esigenza di ritrovare il senso delle cose, specialmente in questo anno in cui la pandemia da Covid 19 ci ha così duramente provati, con la tragica morte di tante persone, fratelli senza dimora, religiosi/e, volontari.

Nella mia ultima lettera pastorale invito tutti a meditare sulla settima opera di misericordia corporale: Seppellire i morti. Riflettere sulla sepoltura pone l’uomo di fronte all’interrogativo basilare di cosa la morte costituisce per lui e lo invita a discernere ciò che è essenziale nell’esistenza. Seppellire i morti è un’opera di misericordia, cioè un atto di carità verso un’altra persona, verso un povero, il povero per eccellenza che è l’uomo morto, l’uomo privo di quella ricchezza inestimabile che è la vita fisica, primo dono di Dio. Un atto di carità che riguarda anche i parenti e gli amici del defunto, attraverso la forma del farsi vicini, del formulare in modo non banale le proprie condoglianze, del partecipare alla celebrazione del funerale, ai riti di inumazione. Una carità che ha bisogno di una dimensione pubblica e visibile: la visibilità di un cimitero e di una sepoltura personale è significativa per una cultura della memoria, che chiede di essere sostenuta da segni visibili e inscrive la morte nella comunità dei viventi.

Forse, il tempo d’ Avvento, ci sorprende a cercare “affannati” le ragioni della Nostra Speranza. E proprio l’intreccio tra le nostre attese e l’attesa di Dio che può trasformare questo tempo in Kairós, tempo favorevole, tempo di grazia, tempo di salvezza! La salvezza è vicina, non perché siamo pronti, non perché ce la meritiamo, non perché siamo bravi, ma perché il nostro desiderio di pienezza è radicato per grazia nel desiderio di Dio che ha scelto la via dell’incarnazione, la via delle relazioni, per dare compimento al suo disegno d’amore e di comunione: “Non vi chiamo più servi, vi ho chiamati amici, perché quello che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi “! (Gv 15,15).

Il Signore ci conosce. Conosce le attese più profonde e vere del nostro cuore. Conosce il perché della paura che a volte attraversa i nostri sguardi, le nostre parole. Non si scandalizza di noi. Lo sa che lo aspettiamo nelle nostre inadeguatezze, fragilità, nella incapacità di dare fiducia, di fare il primo passo, di perdere, di perdonare, di fare il bene che possiamo, di proteggere i più deboli, negli angoli bui del nostro cuore che fa esperienza della morte, dell’ assenza, della delusione, nelle relazioni spezzate, nelle guerre che invadono il nostro presente e il nostro futuro. Risolleviamoci, alziamo il capo, perché la nostra liberazione è vicina!

Il Signore viene. Viene in questa storia. Viene per tutti. Viene a risvegliare le coscienze assopite e ripiegate su loro stesse per la tristezza, la rassegnazione, l’efficacia del peccato. Non viene dalla parte dei potenti, dei ricchi prevaricatori, degli indifferenti. Viene dalla parte dei poveri, degli umili, di chi attende con tutto sé stesso un regno di giustizia e di pace. Viene dalla parte dei giusti. Viene dalla parte di coloro che testimoniano che l’esistenza è compiuta, realizzata, solo nell’onestà, nella ricerca personale e condivisa del bene perché è bene, non per altri fini o per il privilegio di sé stessi. Viene dalla parte degli esclusi. Viene dalla parte dello straniero che desidera condividere il sogno di un mondo più a misura d’uomo, più a misura di fratelli.

Il tempo dell’Avvento è tutto custodito nell’attesa dell’altro. Chiediamo al Signore di rialzarci dalle nostre contese e rivalità, dai nostri pregiudizi, di riconoscerlo nell’attesa dell’ altro, nei volti segnati dalla sofferenza. Non si spera che insieme. Non si attende che insieme. Forse questo è già un po’ Natale! Don Tonino Bello diceva che “attendere è voce del verbo amare” . Attendiamo con gioia! L’ Avvento è il tempo che ci è dato per accogliere il Signore che ci viene incontro, per riconoscerlo nei fratelli, per imparare ad amare.(papa Francesco).

Vi benedico di cuore tutti . Buon Avvento .

Cardinale Crescenzio Sepe

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Catechesi del parroco – Novembre 2020

Archivio Catechesi parroco

Nuovo Messale Romano: ecco tutte le novità!

Il nuovo Messale Romano è pronto. La prima copia della rinnovata traduzione del testo liturgico promulgato da Paolo VI è stata consegnata, alla fine di agosto, a Papa Francesco dal presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti. Nei mesi scorsi è stato consegnato ai vescovi italiani e alle parrocchie e potrà essere utilizzato sin da subito, anche se diventerà obbligatorio dalla prossima Domenica di Pasqua (4 aprile 2021).

Il nostro vescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, ha decretato che, per tutta la diocesi, si inizierà ad usarlo a partire dalla prima domenica di Avvento, inizio del nuovo anno liturgico, ossia il 29 novembre.

Questa terza edizione, approvata dal pontefice il 16 maggio dell’anno scorso, è stata aggiornata sotto il profilo teologico, pastorale e stilistico e, oltre alle variazioni e agli arricchimenti della terza edizione tipica latina, contiene anche altri testi facoltativi di nuova composizione, adatti al linguaggio e alle situazioni pastorali delle comunità di oggi (comunque in gran parte già utilizzati a partire dalla seconda edizione in lingua italiana del 1983).

Il card. Bassetti spiega: «Il libro del Messale non è soltanto uno strumento liturgico, ma un riferimento puntuale e normativo che custodisce la ricchezza della tradizione vivente della Chiesa, il suo desiderio di entrare nel mistero pasquale, di attuarlo nella celebrazione e di tradurlo nella vita. La riconsegna del Messale diventa così un’occasione preziosa di formazione per tutti i battezzati, invitati a riscoprire la grazia e la forza del celebrare, il suo linguaggio – fatto di gesti e parole – e il suo essere nutrimento per una piena conversione del cuore.»

Ecco tutte le novità:

– Nei RITI DI INTRODUZIONE, il verbo di «La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi» è stato volto al plurale: «La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi».

– Nell’ATTO PENITENZIALE, accanto a “fratelli” c’è “sorelle”, per una maggiore inclusività: «Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle» e «E supplico la beata sempre Vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli e sorelle».

– Le invocazioni in greco «Kýrie, eléison» e «Christe, eléison» sono da prediligere rispetto a quelle in italiano «Signore, pietà» e «Cristo, pietà».

– Nel GLORIA, «pace in terra agli uomini, amati dal Signore» sostituisce «pace in terra agli uomini di buona volontà», per una maggiore fedeltà all’originale greco del Vangelo.

– Nel RACCONTO SULL’ISTITUZIONE DELL’EUCARISTIA, «Offrendosi liberamente alla sua passione» diventa «Consegnandosi volontariamente alla passione».

– NELLA CONSACRAZIONE si ha «Consegnandosi volontariamente alla passione» e nell’intercessione «tutto l’ordine sacerdotale» è sostituito con «i presbiteri e i diaconi».

– NELLA PREGHIERA EUCARISTICA della Riconciliazione I si legge «Prese il calice colmo del frutto della vite» al posto di «Prese il calice del vino e di nuovo rese grazie».

– NELLA PREGHIERA EUCARISTICA II, dopo il “Santo” il prete dice «Veramente santo sei tu, o Padre, fonte di ogni santità» e prosegue con «Ti preghiamo: santifica questi doni con la rugiada del tuo Spirito», sostituendo così la formulazione: «Padre veramente santo, fonte di ogni santità, santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito».

– IL RITO DELLA PACE viene enunciato con «Scambiatevi il dono della pace», non più con «Scambiatevi un segno di pace».

– NEL PADRE NOSTRO, è stato inserito un “anche” in «Come anche noi li rimettiamo» e sostituito «E non ci indurre in tentazione» con «Non abbandonarci alla tentazione».

– Quando il SACERDOTE MOSTRA IL PANE E IL VINO CONSACRATI, dice «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello», quindi “beati gli invitati” non apre ma chiude la formula e non c’è più «cena del Signore».

– DOPO L’ORAZIONE SULLE OFFERTE, mentre si lava le mani il sacerdote pronuncia sottovoce «Lavami, o Signore, dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro» invece di «Lavami, Signore, da ogni colpa, purificami da ogni peccato».

– NELL’INVITO A PREGARE, c’è «Pregate, fratelli e sorelle, perché questa nostra famiglia, radunata dallo Spirito Santo nel nome di Cristo, possa offrire il sacrificio gradito a Dio Padre onnipotente».

– IL CONGEDO DELLA MESSA prevede l’uso della formula «Andate e annunciate il Vangelo del Signore», con la possibilità di optare per «Ite, missa est», (=Andate, la Messa è finita)

Altre novità sono relative ai prefazi, con sei nuovi testi riguardanti i martiri, i santi pastori, i santi dottori (ora utilizzabili anche in riferimento alle donne dottore delle Chiesa) e la festa di Maria Maddalena. infine, le Preghiere eucaristiche della Riconciliazione finiscono in appendice all’Ordo Missae insieme alle quattro versioni della Preghiera delle Messe “per varie necessità”, conosciuta con il titolo Preghiera eucaristica V.

Questo nuovo messale, allora,  ci darà la possibilità per una comprensione più approfondita delle nostre celebrazioni, fatte di gesti e parole e per un rinnovato cambiamento del nostro cuore. Accogliamo questa opportunità, nonostante il momento difficile che stiamo vivendo. Chiediamo, ancora una volta, alla nostra Madre di Piedigrotta di proteggerci e di custodirci da questa pandemia, fiduciosi che Lei esaudirà questa nostra preghiera.

Don Piero Milani
parroco

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Catechesi del parroco – Ottobre 2020

Archivio Catechesi parroco

IL NUOVO ANNO PASTORALE 2020/21: RIPARTIAMO INSIEME…

Carissimi parrocchiani,

anche “Qui Piedigrotta” riprende la sua uscita mensile dopo il lungo periodo di “lockdown”, che ci ha costretti, per diversi mesi, a modificare in breve tempo i nostri consueti ed abitudinari stili di vita. Anche oggi, la ripresa non sembra per niente scontata, vedendo il crescente diffondersi della pandemia non solo in Europa, ma anche in Italia.

Ritornare alla normalità sembra impossibile: questa “crisi” ci dà la possibilità di riflettere su quello che stiamo facendo e su come lo stiamo facendo: è un tempo opportuno per interrogarci se ce la possiamo fare da soli, o come ci ricordava papa Francesco, la nostra vita è “interconnessa”, è legata agli altri, ossia agli uomini e donne di tutto il mondo.

Le nostre chiese locali si trovano a fronteggiare alcune sfide cruciali. Eppure come ci ricordava il Santo Padre proprio le “sfide esistono per essere superate. Siamo realisti, ma senza perdere l’allegria, l’audacia e la dedizione piena di speranza! Non lasciamoci rubare la forza missionaria!”

Abbiamo individuato quattro punti su cui porre l’accento per una rinnovata prassi ecclesiale:
l’ascolto, la narrazione, la comunità e la creatività.

  1. L’ASCOLTO fa parte della spiritualità del credente. Questo presuppone di accettare di non avere già una risposta pronta, di non dare nulla per scontato. L’ascolto richiede una sana empatia e rende aderenti alla realtà della persona. Solo questo atteggiamento consente di immergere la vita nella parola di Dio con libertà e senza forzature o finzioni.
  2. Chi si sente ascoltato con amore RACCONTA SE STESSO di fronte al volto del Padre, che Gesù ha svelato. Insegnare a raccontarsi significa aiutare a riconoscersi discepoli di Cristo in ascolto costante del Maestro e gli uni degli altri.
  3. LA COMUNITÀ non è un dato a priori e non corrisponde solamente alla parrocchia, anche se questa è il luogo ecclesiale naturale in cui immaginare l’essere comunità che riparte. Accanto e nella parrocchia non vanno dimenticate però le associazioni i movimenti e i gruppi, che spesso hanno nella parrocchia il loro “campo base” ma che sviluppano anche percorsi pastorali specifici come quelli legati all’iniziazione cristiana o all’apostolato di ambiente. In realtà, la comunità è prima di tutto un luogo interiore e poi relazionale di ascolto, di narrazione, di confronto con la Parola di Dio e di annuncio. Non si possono nemmeno dimenticare le persone che si sono allontanate e che per vari motivi stentano a ristabilire un rapporto con la Chiesa. Compito dei formatori e dei catechisti è quello di riallacciare i legami in nome del Vangelo. In quest’ottica, fare comunità significa dare slancio alle relazioni, liberandole dalla tentazione del possesso o dei numeri e facendo emergere il contributo di ciascuno. Uno sguardo contemplativo e intriso di Parola di Dio consentirà di portare la vita reale nella preghiera domestica e nella celebrazione eucaristica.
  4. La COMUNITÀ CRISTIANA CREATIVA non rincorre la retorica del nuovo a tutti i costi, ma individua le priorità e l’essenziale dell’annuncio: il kerygma. L’annuncio, che è sempre realisticamente attento al qui ed ora delle persone, non potrà non tenere conto della situazione economica e sociale che si sta aprendo. Abitare tutti i luoghi e i linguaggi in relazione all’annuncio del Vangelo è dunque una sfida che richiede creatività e realismo da parte di tutti i soggetti ecclesiali impegnati nell’evangelizzazione.

Con la solennità di San Gennaro il nostro Cardinale, Crescenzio Sepe, ha dato inizio, e anche noi con lui, al nuovo anno pastorale con la lettera dell’ultima opera di misericordia: “Seppellire i morti”; Annunciare il Signore della vita.  La troverete per intero sul nostro sito parrocchiale.

Chiediamo a Maria, Madre di Piedigrotta di proteggere e custodire le nostre famiglie e di aiutarci a vivere nel migliore dei modi questo nuovo anno pastorale. Vi chiedo di prestare attenzione soprattutto al cammino della catechesi che avrà tempi e orari diversi rispetto agli anni passati.

Don Piero Milani
parroco

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