Madonna di Piedigrotta

Parrocchia S.Maria di Piedigrotta – Napoli

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Category Archives: Archivio Catechesi parroco

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Catechesi del parroco – Novembre 2022

Archivio Catechesi parroco

Il Cantiere dell’ascolto. Piedigrotta Piazza del Villaggio
sintesi dell’incontro del 1° ottobre 2022

Un incontro molto partecipato (circa 50 persone) e con interventi (n. 22 interventi) densi di contenuti e appassionati, nello spirito del sinodo il piacere di parlare alla comunità e il piacere di ascoltare gli altri anche quelli che esprimono pensieri diversi e distanti.

Tutti hanno voluto esprimere apprezzamento per il cammino sinodale intrapreso dalla parrocchia di Piedigrotta.

È stato osservato (Aldo) che è altamente significativa la scelta di aprire il cantiere dell’ascolto in occasione dell’apertura del nuovo anno pastorale a dimostrazione che il cammino sinodale attraverserà tutte le attività parrocchiali, un anno pastorale quindi dedito all’ascolto e alla formazione, al dialogo e alla corresponsabilità per il rilancio della vita parrocchiale.

Sono emerse alcune linee

L’ascolto dei lontani sia il cuore del servizio (Fulvia) e la Piazza sia realmente di tutti con l’aiuto dello Spirito Santo.

La Parrocchia divenga un luogo più accogliente e ospitale e si ponga in ascolto dei giovani all’interno della realtà scolastica, si dia vita ad un percorso formativo peri catechisti e gli aspiranti a tale importante ruolo, si rinnovino i linguaggi (Paola)

Molti (don Giovanni, Fulvio, Giovanni, Angelo, Gianni) hanno evidenziato la crisi di partecipazione dei laici e hanno invocato la necessità di un impegno e un maggior coinvolgimento degli stessi nella vita parrocchiale, dando vita a quella “corresponsabilità” fondata sulla fiducia (Fulvio) a cui ci invita il cammino sinodale.

In questa ottica più di un intervento (Fulvio, Angelo, Patrizia…) ha evidenziato l’importanza del Consiglio Pastorale, di cui si attende la nomina a breve, e la opportunità di ripristinare i Centri di Ascolto della Carità, della Liturgia e della Catechesi.

Tutti hanno concordato che non si parte da zero e che Piedigrotta è ricca di attività e iniziative ma c’è una evidente necessità di aggiornare la comunicazione e ancor prima la necessità di condividere all’interno della comunità fraternamente il proprio percorso (Fulvio, Maurizio, Patrizia…). Qualcuno (Patrizia) ha suggerito di organizzare periodiche riunioni (una ogni tre mesi) di tutti i gruppi ove ciascun gruppo porti la sua specificità e condivida il proprio percorso.

Come aprire nuovi spazi di ascolto per i giovani è stato al centro di molti interventi (Paola, Tonino, Fulvio…), qualcuno (Tonino) ha individuato nei temi della “Laudato sì” quelli che più possono interessare i giovani e quindi invitare loro (in particolare quelli che si occupano di animare i Friday  for future) a parlarne nei loro ambienti e nella parrocchia, è stato anche proposto (Giovanni), sempre sulla scia dei temi della Laudato, di dare avvio in parrocchia ad un progetto di comunità energetica, avviando un progetto di pannelli fotovoltaici; altri (Fulvio) hanno richiamato la necessità di far ripartire l’oratorio, contattare gli Scout per una apertura di un loro gruppo in parrocchia, avviare un coro.

È stato rappresentato (Paola) il lavoro fatto dai catechisti con buoni risultati anche con dei giovani che si stanno avvicinando per il coro.

Molti hanno segnalato l’opportunità che i ragazzi del catechismo ritornino a partecipare alla messa insieme a tutta la comunità per far loro condividere un momento eminentemente comunitario. La separazione (la messa dedicata solo a loro) non giova né alla loro crescita nella fede né alla comunità a cui sfugge che la vita parrocchiale è viva e vitale e continua la propria strada a mezzo dei ragazzi del catechismo.

L’attenzione massima, è stato evidenziato (don Giuseppe), va dato anche ai ragazzi del dopo cresima, questi vanno coinvolti in attività in cui sono loro i protagonisti, bisogna farli sentire non solo ascoltati ma a casa, devono tornare a riempire il salone anche con momenti conviviali (agape fraterna) per rinsaldare i rapporti ed essere accoglienti.

E’ stata testimoniata (Francesco) l’attività svolta nell’ambito del territorio di Piedigrotta per le persone private della libertà con una pluralità di progetti a cui esse possono partecipare.

E’ stato anche sottolineata la necessità che l’ascolto sia un ascolto attivo e si interagisca con la comunità tutta di Piedigrotta, non solo quella parrocchiale, per farsi carico delle fragilità del quartiere e degli stimoli che da esso vengono diventando punto di riferimento attento e aperto. Si sono richiamate (Fulvio) le due tragedie stradali avvenute di recente che dovevano interpellare la comunità e stimolare una reazione.

In questa direzione altri hanno richiesto che la piazza sia un luogo attivo, richiamando (Angelo) l’attenzione sul nostro essere meridione, con i suoi problemi e con la predilezione all’accoglienza. L’apertura anche alle altre comunità parrocchiali, è stato notato (Angelo), è una strada che consente un’azione più incisiva e sinergica anche verso le istituzioni cittadine. Si è fatto riferimento (Angelo) anche alle numerose risorse (docenti, intellettuali, giornalisti ecc.) presenti nel quartiere e che andrebbero coinvolte.

Qualcuno (Francesca) ha richiamato l’attenzione sulla necessità di agire ed operare sempre tenendo presente il percorso di fede e la Parola ed ha invitato anche a riflettere come fare anche condivisione di beni.

È stato anche osservato (Lilly) che il quartiere ha una età media molto alto e che agli anziani bisogna rivolgersi e di essi bisognerà necessariamente occuparsi.

Infine è stato sottolineato (Vittorio) che tutto questo dovrà essere fatto con gioia perché essa contraddistingue il messaggio evangelico e da esso dovremmo trarla, evidenziando anche l’importanza di gesti che danno concretamente il senso della gioia e dell’accoglienza nelle funzioni religiose, talora basta poco, un saluto all’ingresso o all’uscita, come già è stato realizzato (Paola) dal gruppo del catechismo.

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Catechesi del parroco – Ottobre 2022

Archivio Catechesi parroco

IL CANTIERE DELL’ASCOLTO

INIZIO ANNO PASTORALE 2022-23 XXXI SINODO CHIESA DI NAPOLI

La “Via Santa”, il percorso impervio, ma, comunque, meraviglioso del Sinodo continua a snodarsi e raggiunge un’altra tappa: I “CANTIERI”, come vengono definite le strategie e le modalità in cui portare avanti l’azione dell’ASCOLTO dei fratelli e delle sorelle che il Signore pone sulla nostra strada. Ancora, dunque, la parola ASCOLTO come motivo basilare del nostro vivere, a fungere da fondamenta per la costruzione del Regno di Dio, cioè di una vita migliore e più bella per tutti.

Insieme, per non abbattersi. Per costruire il futuro. Gesù passava nelle vie e nelle piazze dei villaggi, ascoltando, parlando, sostenendo, consolando.

“Piedigrotta piazza del Villaggio”:

questo sarà il luogo dove riunirsi e rimboccarsi le maniche per il bene comune.

“LUI” ci sarà di certo e chiede a noi di venire provvisti di CUORE, CREATIVITÀ, VOGLIA DI FAREE ALLEGRIA, perché la Via Santa diventi sempre più la Via della felicità.

Carissimi parrocchiani,

riprendiamo il cammino, dopo la pausa estiva e dopo aver vissuto le nostre feste di Piedigrotta. Sono state un’occasione di grazia perché, dopo due anni di limitazioni, quest’anno abbiamo avuto la possibilità di riprendere tutte le tradizioni della nostra festa.

Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati a giugno: anche questo secondo anno del sinodo è caratterizzato dall’ASCOLTO, con l’intento però di iniziare a vedere tutto quello che serve per allestire il “cantiere” della nostra Parrocchia, dopo aver ascoltato quelle che sono le sfide che la nostra comunità è chiamata a vivere, quali povertà materiali e spirituali ci sono sul nostro territorio, come poter essere vicini alle famiglie nell’educazione alla fede dei figli, agli anziani ed ammalati…

C’è la necessità di arrivare anche ai più lontani e questo sarà possibile solo con il vostro aiuto e con l’ascolto dello Spirito Santo, che guida la sua Chiesa su nuove strade. Troverete in Chiesa una cassetta dove sarà possibile lasciare le vostre testimonianze, osservazioni, contributi.

Per noi sacerdoti religiosi, c’è un anniversario molto importante e inizierà domenica 16 ottobre: è il BICENTENARIO DELL’UNIONE dei Canonici Regolari Lateranensi e dei Canonici Renani del Santissimo Salvatore (1823-2023). Per tutto questo anno giubilare è stata concessa una indulgenza plenaria per tutte le nostre chiese. Il titolo del giubileo è: “Unità nella Carità. 200 anni di unificazione lateranense.” Ci saranno tante altre proposte da vivere in questo periodo.

Buon cammino a tutti e “ ‘A Madonna c’accumpagne!”

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Catechesi del parroco – Giugno 2022

Archivio Catechesi parroco

31° SINODO DELLA CHIESA DI NAPOLI
“La chiameranno via santa:
avventura di Vangelo, frontiera di carità”

Non tutti sanno che il 28 aprile c’è stata l’apertura del XXXI SINODO DELLA CHIESA DI NAPOLI: tre cortei giunti da punti diversi della nostra città, e guidati dai tre nuovi vescovi ausiliari, sono convenuti in piazza Garibaldi, dove li attendevano il nostro Arcivescovo Don Mimmo Battaglia e il pro-vicario generale del Sinodo Don Gennaro Matino: più di mille persone hanno preso parte all’incontro, di cui 300 erano padri sinodali.

Il cammino della Chiesa di Napoli durerà tre anni. Dopo il giuramento fatto, in quel giorno dai padri sinodali, partiranno  assemblee ed incontri in alcuni luoghi significativi del nostro territorio, previste per la seconda settimana di ogni mese, e si concluderanno a dicembre del 2024, con la verifica dei decreti emanati.

È’ il versetto tratto dal profeta Isaia (capitolo 38,8) il tema scelto per questo sinodo:  “La chiameranno via santa: avventura di Vangelo, frontiera di carità”, in cui l’immagine del deserto che rifiorisce al passaggio degli esuli, dà l’idea di un rinnovamento che, partendo dal cuore umano, si estende a tutto il creato.

Per l’occasione è stato IDEATO UN LOGO che raffigura la teca del sangue di san Gennaro con all’interno l’immagine del popolo, illuminato dal sole che è Cristo. L’idea è quella di rappresentare il popolo napoletano che vive il “prodigio” di camminare insieme.

Dopo l’ascolto di quattro testimonianze, che rispecchiano il “vissuto” quotidiano in cui la Chiesa oggi è chiamata a confrontarsi e soprattutto a camminare insieme, sono stati portati, presso il luogo in cui è stata proclamata la Parola, alcuni elementi che richiamano il potere evocativo e simbolico dei segni di una Chiesa che si prende cura di chi è ferito: grembiule, catino, brocca e asciugatoio.

L’intervento del nostro Vescovo Don Mimmo, ha preso le mosse dalla pagina del vangelo di Luca, in cui narra l’inizio del ministero di Gesù nella sinagoga di Nazaret, dove legge il rotolo del profeta Isaia che dice: “Lo spirito del Signore è su di me, per questo mi ha mandato per predicare un anno di benevolenza del Signore”. E Gesù commenta: “Oggi si è compiuta questa parola che voi avete ascoltato!

Riporto, qui di seguito, solo alcuni passaggi del suo lungo discorso program-matico. Invito tutti a leggerlo perché ci dà una chiave di lettura del cammino che dobbiamo fare insieme come parrocchie che vivono a stretto contatto con le persone del nostro territorio.

“Chiesa di Napoli, ora sai da dove ripartire: dalle tue periferie, dagli uomini del pane amaro, dagli affamati di tenerezza, dagli esclusi. E ricomporre in unità i frammenti di questo mondo esploso. Isaia esprime la speranza del popolo, desideroso che il Messia venga a prendersi cura dei poveri, scoraggiati da tante cattive notizie, feriti nel cuore più che nelle membra, trattati come prigionieri dagli interessi dei potenti. E annuncia che l’Unto, quando verrà, trasformerà il popolo desolato in un popolo sacerdotale, e consolandolo con la buona notizia lo renderà annunciatore di buone notizie per gli altri popoli.

Medicando il cuore ferito dei fedeli e liberandoli da ogni schiavitù, li farà ministri della riconciliazione e della libertà. Trasformando i loro abiti a lutto con olio di letizia, farà sì che tutti li riconoscano come stirpe benedetta dal Signore.

E Gesù, nel passo di Luca, concentra in sé e fa sua questa speranza. Ne fa un evento del presente. Egli è la fonte costante di questa grazia sacerdotale, sempre disponibile a chi si decide a mettere nelle sue mani la sua fragilità, a chi crede che nell’oggi di Gesù si compiono la scrittura e ogni aspirazione umana.

Il Vangelo sia allora la nostra predicazione, la nostra catechesi, la nostra radice delle scelte quotidiane. Sia tutto fortemente, unicamente, inesorabilmente ancorato e basato sul Vangelo.

Ma la testimonianza è di tutti e per tutti. A ciascuno di voi, popolo di Dio che mi è stato affidato, sento di dire che il compito sacerdotale di Cristo non si è trasferito solo su un gruppo di persone ma su tutto il popolo di Dio: “Ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il nostro Dio e Padre”. L’intero popolo di Dio, ognuno di noi, deve sentirsi unto del Signore e chiamato ad annuncialo per le vie del mondo, a portare la sua speranza, la sua grazia, il suo amore.

Mi sento un viandante e accanto a voi voglio camminare, con la gioia nel cuore, verso la terra dei nostri sogni. E il sogno lo ha disegnato, a Firenze, Papa Francesco: “Mi piace una Chiesa inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà.” È questa la Chiesa che io sogno di abitare: una Chiesa dalle porte aperte a tutti, perché tutti abbiamo bisogno di lei. Una Chiesa dove non si celebrano solo i riti, ma dove si vive e si celebra la vita delle donne e degli uomini, intrisa di gioie e dolori. Una Chiesa in uscita, samaritana, libera, fedele al Vangelo. Una Chiesa povera. Una Chiesa sinodale, in ascolto dello Spirito Santo. Sogno, in questo momento, il cuore di una Chiesa madre che nel suo grembo genera, fa crescere, cura e fa sbocciare vita per la vita.

Desidero una Chiesa che lavi i piedi agli uomini e alle donne senza chiedere nulla in cambio, neppure il prezzo di credere in Dio, o il pedaggio di andare a Messa la domenica, o la quota di una vita morale meno indegna e più in linea con il Vangelo. Una Chiesa realmente prossima è una Chiesa aperta che abita lo spazio della prossimità nel modo dell’accoglienza scevra di previe garanzie.

Prima di decidere cosa fare c’è un tempo di ascolto, di comprensione della realtà. Dare tempo all’altro, darsi il tempo di incontrare l’altro. Il tempo del riconoscimento nella reciprocità. Non è il sentimento di un momento, ma il segno di ciò che già siamo diventati ed è ora il segno del futuro che desideriamo costruire. La prossimità non si insegna, la si riconosce, la si racconta, la si sperimenta

Nell’amore l’umanità ancora ferita, deturpata, violentata, è trasfigurata.

Conosco sacerdoti e religiosi che sanno consegnarsi nel silenzio della gratuità, che fanno della vicinanza alla gente la ragione stessa della loro vita. Incontro tanti, impegnati nel sociale, che indossano ogni giorno il grembiule del servizio; operatori e operatrici pastorali che, nel nascondimento di un’esistenza apparentemente inutile, danno il loro tempo per accompagnare coscienze loro affidate.

È la Chiesa che non ha potere, una Chiesa che non conta, che non si difende, non si nasconde dietro falsi moralismi e strategie pastorali, ma riflette l’immagine della Chiesa comunione in continua ricerca delle coordinate conciliari che la rendono comunità che sa camminare e vuole camminare insieme, costi quel che costi! È la Chiesa del grembiule.

Questa Chiesa invoca una profezia: uscire fuori e gridare una parola che doni libertà e capacità di vicinanza vera, di compagnia autentica. Ripartiamo davvero dal Vangelo: Gesù ha detto che la pietra scartata dai costruttori sarebbe divenuta testata d’angolo. Sento il bisogno di chiedere, a cominciare da me stesso: come mai abbiamo proclamato al mondo una Chiesa dei poveri ed i nostri poveri continuano a rimanere sull’uscio delle nostre chiese, senza entrare, senza trovare spazi? Forse perché sono rumorosi e non sanno parlare?[…]

Non riesco a pensare al mio sacerdozio senza ricordare il volto di poveri, sofferenti, emarginati, che hanno convertito la mia vita dall’illusione di garanzie che non hanno nulla a che fare con il Vangelo di Gesù. Non riesco a pensare al Cristo senza il bene seminato nella mia storia da tanti laici, uomini e donne, e preti impegnati dalla parte degli ultimi. La presenza dei poveri in mezzo a noi non è frutto del caso ma conseguenza dello strutturarsi peccaminoso di relazioni. Le nostre comunità hanno bisogno di una presa di responsabilità condivisa: i poveri ci sono e dobbiamo chiederci perché continua ad accadere. La pandemia e questa guerra assurda stanno accentuando l’inconsistenza di un sistema malato che produce morte. Non possiamo più chiudere gli occhi, non possiamo più rimandare, dobbiamo scegliere quale stile di vita preferire. La nostra fede ci chiede onestà di sguardo. Una Chiesa che si desidera povera, sinodale, in stato permanente di missione, è chiamata a compromettersi con la vita, con il Signore, con le fatiche degli uomini e delle donne di questo tempo. Il discepolo di Gesù non fugge la povertà e i poveri: li sceglie. Questa cura radicale da vivere e da scegliere è il segno più vero dell’amore di Dio in noi. Siamo chiamati ad abitare la complessità di questo tempo.

Se accogliamo la speranza dei poveri e impegniamo la nostra vita ad ascoltarla e metterla in pratica, si rivelerà a noi e al mondo intero la giustizia di Dio. Convertire lo sguardo vuol dire riconoscere l’efficacia della vita del giusto, dei crocifissi della storia, quale lievito di cambiamento, annuncio della vita compiuta nel far vivere. Al povero spetta sempre il primo posto per giustizia. Il cammino è lungo perché si tratta di un cambiamento di prospettiva, di mentalità, di criterio.

I segni concreti di questo rinnovamento saranno il dialogo, il confronto, l’ascolto reciproco, l’andare incontro a tutti senza predeterminare situazioni e persone.

Siamo chiamati a vivere nell’orizzonte di un sogno, un sogno di Chiesa che sa liberarsi dalla tentazione della sopravvivenza. Un sogno di annuncio vissuto con fiducia e coraggio. Un sogno di formazione per essere più veri e credibili. Un sogno di testimonianza capace di sporcarsi le mani con la vita e le fatiche di ogni giorno. Allora è tempo di essere credenti inquieti, resi tali dal Vangelo, dall’incontro con il Signore, dall’urgenza che questo incontro fa nascere dentro ciascuno di noi…

È l’invito che vogliamo fare nostro, come comunità che si mette in cammino per celebrare questo Sinodo, ma soprattutto per lasciarci rinnovare dal dono dello Spirito Santo che guida oggi la Chiesa verso strade nuove! Accogliamo questa sfida. Chiediamo a Maria, Madre di Piedigrotta di accompagnarci in questo cammino.

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Catechesi del parroco – Maggio 2022

Archivio Catechesi parroco

È la preghiera che ci viene insegnata fin da bambini e che, soprattutto nelle difficoltà, riaffiora sulle labbra e nei cuori. È, in questo mese di maggio, che la Chiesa prega con Maria. Anche noi, che ogni giorno ci affidiamo alla nostra “mamma di Piedigrotta”, con la preghiera così bella e così semplice del Rosario, vogliamo viverla anche nelle nostre case, sia con i più piccoli, sia anche con gli anziani. È un’occasione propizia per far diventare ancora le nostre famiglie, una “chiesa domestica”, dove si vive la vita quotidiana, ma illuminati e sostenuti anche dalla nostra fede.

È con papa Francesco, che vogliamo lasciarci “stupire” da Maria, con queste righe scritte con Don Marco Pozza, teologo e cappellano del carcere di Padova, proprio facendoci riflettere sulla preghiera dell’Ave Maria.

Domanda: Papa Francesco, Maria è stata dipinta, scolpita, raccontata, è una delle figure più desiderate e più temute e anche più studiate, è stata la più difesa dai Papi. È  anche la più ricercata dai peccatori, e la più odiata da Lucifero. Però solo il Signore è riuscito a conquistarla con un saluto che non ha paragone: “Ave Maria piena di grazia”. Nessuna creatura ha mai potuto vantarsi di un saluto simile dal Cielo. Ecco, quando recito l’Ave Maria mi commuovo, perché mi sembra di ascoltare l’incipit della storia che ha cambiato il destino dell’umanità. Un annuncio di misericordia: è come dire che Dio ricomincia, e ricomincia con una donna. È emozionante sapere che il cristianesimo parte così.

Risposta: Il saluto a una donna. Dio saluta una donna, la saluta con una verità grande: “Io ti ho fatto piena del mio amore, piena di me, e così come sarai piena di me, sarai piena del mio Figlio e poi di tutti i figli della Chiesa”. Ma la grazia non finisce lì: la bellezza della Madonna è una bellezza che dà frutto, una bellezza madre. Non dimentichiamolo: Dio saluta una donna che è madre dal primo momento, è presentata già come madre nel momento stesso in cui concepisce.

Domanda: È curioso che la biografia di Maria affondi nel silenzio, quasi che gli Evangelisti volessero proteggere la privacy di questa donna straordinaria.

Verrebbe da dire che Maria arriva dal silenzio come si proviene da un paese. Come si imma-gina, Papa Francesco, le stagioni di Maria dalla nascita a quando è stata assunta in Cielo?

Risposta: Da quando è nata fino all’Annunciazione, al momento dell’incontro con l’angelo di Dio, me l’immagino come una ragazza normale, una ragazza di oggi, una ragazza non posso dire di città, perché Lei è di un paesino, ma normale, normale, educata normalmente, aperta a sposarsi, a fare una famiglia. Una cosa che immagino è che amasse le Scritture: conosceva le Scritture, aveva fatto la catechesi ma familiare, dal cuore. Poi, dopo il concepimento di Gesù, ancora una donna normale: Maria è la normalità, è una donna che qualsiasi donna di questo mondo può dire di poterla imitare. Niente cose strane nella vita, una madre normale: anche nel suo matrimonio verginale, casto in quella cornice della verginità, Maria è stata normale. Lavorava, faceva la spesa, aiutava il Figlio, aiutava il marito: normale.

Domanda: C’è un magnifico verso di un salmo: “Tu sei più bello tra i figli dell’uomo” (Salmo 45,3). A me piace pensare che il più bello tra i figli dell’uomo alla fine è andato a cercare la più bella di tutte le donne: in fondo, è quel grande concetto dell’ Immacolata Concezione di Maria. A volte mi spaventa persino, tutta questa bellezza nascosta dentro una storia. Ma mi colpisce lo stile: Maria entra nella storia in punta di piedi e ne esce in punta di piedi. È anche lo stile di suo Figlio. Ma che cosa significa, in concreto, che Maria è nata senza peccato originale?

Risposta: Vuol dire che è nata, come mi piace dire, anche prima di Eva. Non è vero dal punto di vista cronologico, ma mi piace pensare che sia nata prima del momento nel quale Eva è stata ingannata, sedotta, perché Lei non è stata vittima dell’inganno, non ne ha subìto le conseguenze.  Però è anche nata dopo perché, nella visione della Chiesa, che non sbaglia, la ri-creazione è più importante della creazione.

La creazione comincia con Adamo e poi Eva, e tutti e due insieme sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio. La ri-creazione comincia da Maria, da una donna sola. Possiamo pensare alle donne sole che portano avanti la casa, da sole educano i figli. Ecco, Maria è ancora più sola. Sola comincia questa storia, che prosegue con Giuseppe e la famiglia; ma all’inizio la ri-creazione è il dialogo tra Dio e una donna sola.

Domanda: Questo passaggio è fondamentale: la storia cristiana inizia con una donna che è capace di stupirsi. Un poeta diceva che chi perde la capacità di stupirsi invecchia in anticipo. Verrebbe quasi da dire che se uno non sa sorprendersi – o lasciarsi sorprendere da Dio – non sa che cosa si perde nella vita.

Risposta: È proprio così, perché Dio è il Dio delle sorprese. Lo stupore è una virtù umana che al mercato non si trova più. Prendi un bambino, fagli vedere qualcosa che gli attiri l’attenzione: si stupisce subito, lo stupore è la virtù dei bambini. Se perdiamo la capacità di stupirci non possiamo capire Maria: per capire Maria bisogna tornare indietro, indietro, farsi bambini, provare lo stupore dei bambini, dire “Ave Maria” come un bambino, con gli occhi del cuore, che la nostra cultura ha perso. Non è una categoria usuale lo stupore, dobbiamo ritrovarla nella vita della Chiesa. Dobbiamo meravigliarci.


Tratta dal libro “Papa Francesco, Ave Maria (pag. 17-21)”.

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Catechesi del parroco – Aprile 2022

Archivio Catechesi parroco

“TORNARE A TE, O SIGNORE, È RISORGERE!”

Nell’omelia pronunciata nella solennità dell’Annunciazione del Signore (il 25 marzo), durante la celebrazione della Penitenza, alla quale è seguito l’Atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria della Russia e dell’Ucraina, Papa Francesco ha analizzato le parole dell’arcangelo Gabriele che dice alla vergine Maria: “Il Signore è con te!”; “Non temere!”; “Lo Spirito Santo scenderà su di te!”. È il Signore che entra in casa nostra e ci porta la gioia del perdono. Sì, il sacramento della gioia, dove il male che ci fa’ vergognare diventa l’occasione per sperimentare il caldo abbraccio di Dio! Ci prepariamo alla festa della Pasqua con il cuore purificato dall’amore misericordioso di Dio Padre!

Nel Vangelo della Solennità odierna dell’Annunciazione l’Angelo Gabriele per tre volte prende la parola e si rivolge alla Vergine Maria.
La prima volta, nel salutarla, dice: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28). Il motivo per cui rallegrarsi, il motivo della gioia, è svelato in poche parole: IL SIGNORE È CON TE. Fratello, sorella, oggi puoi sentire queste parole rivolte a te, a ognuno di noi; puoi farle tue ogni volta che ti accosti al perdono di Dio, perché lì il Signore ti dice: “Io sono con te”. Troppo spesso pensiamo che la Confessione consista nel nostro andare a Dio a capo chino. Ma non siamo anzitutto noi che torniamo al Signore; è Lui che viene a visitarci, a colmarci della sua grazia, a rallegrarci con la sua gioia. Confessarsi è dare al Padre la gioia di rialzarci. Al centro di quanto vivremo non ci sono i nostri peccati, ci saranno, ma non sono al centro; il suo perdono: questo è il centro. Proviamo a immaginare se al centro del Sacramento ci fossero i nostri peccati: dipenderebbe quasi tutto da noi, dal nostro pentimento, dai nostri sforzi, dai nostri impegni. Invece no, al centro c’è Lui, che ci libera e ci rimette in piedi.
Restituiamo il primato alla grazia e chiediamo il dono di capire che la Riconciliazione non è anzitutto un nostro passo verso Dio, ma il suo abbraccio che ci avvolge, ci stupisce, ci commuove. È il Signore che, come a Nazaret da Maria, entra in casa nostra e porta uno stupore e una gioia prima sconosciuti: la gioia del perdono. Mettiamo in primo piano la prospettiva di Dio: torneremo ad affezionarci alla Confessione. Ne abbiamo bisogno, perché ogni rinascita interiore, ogni svolta spirituale comincia da qui, dal perdono di Dio. Non trascuriamo la Riconciliazione, ma riscopriamola come il Sacramento della gioia. Sì, il Sacramento della gioia, dove il male che ci fa vergognare diventa l’occasione per sperimentare il caldo abbraccio del Padre, la dolce forza di Gesù che ci guarisce, la “tenerezza materna” dello Spirito Santo. Questo è il cuore della Confessione. […] Per la seconda volta l’Angelo parla a Maria. A lei, turbata dal saluto ricevuto, dice: «NON TEMERE» (v. 30). Prima: “Il Signore è con te”; seconda parola: “Non temere”. Nella Scrittura, quando Dio si presenta a chi lo accoglie, ama pronunciare queste due parole: non temere. Le dice ad Abramo (cfr Gen 15,1), le ripete a Isacco (cfr Gen 26,24), a Giacobbe (cfr Gen 46,3) e così via, fino a Giuseppe (cfr Mt 1,20) e a Maria: non temere, non temere. In questo modo ci manda un messaggio chiaro e consolante: ogni volta che la vita si apre a Dio, la paura non può più tenerci in ostaggio. Perché la paura ci tiene in ostaggio. Tu, sorella, fratello, se i tuoi peccati ti spaventano, se il tuo passato ti inquieta, se le tue ferite non si rimarginano, se le continue cadute ti demoralizzano e ti sembra di aver smarrito la speranza, per favore, non temere. Dio conosce le tue debolezze ed è più grande dei tuoi sbagli. Dio è più grande dei nostri peccati: è molto più grande! Una cosa ti chiede: le tue fragilità, le tue miserie, non tenerle dentro di te; portale a Lui, deponile in Lui, e da motivi di desolazione diventeranno opportunità di risurrezione. Non temere! Il Signore ci chiede i nostri peccati. Mi viene in mente la storia di quel monaco del deserto, che aveva dato tutto a Dio, tutto, e conduceva una vita di digiuno, di penitenza, di preghiera. Il Signore gli chiedeva di più. “Signore, ti ho dato tutto”, dice il monaco, “cosa manca?”. “Dammi i tuoi peccati”. Così il Signore ci chiede. Non temere. […] Ma Maria non solleva obiezioni. Le basta quel non temere, le basta la rassicurazione di Dio. Si stringe a Lui, come vogliamo fare noi stasera. Perché spesso facciamo l’opposto: partiamo dalle nostre certezze e, solo quando le perdiamo, andiamo da Dio. La Madonna, invece, ci insegna a partire da Dio, nella fiducia che così tutto il resto ci sarà dato (cfr Mt 6,33). Ci invita ad andare alla sorgente, andare al Signore, che è il rimedio radicale contro la paura e il male di vivere. Lo ricorda una bella frase, riportata sopra un confessionale qui in Vaticano, che si rivolge a Dio con queste parole: «Allontanarsi da Te è cadere, tornare a Te è risorgere, restare in Te è esistere» (S. Agostino).
In questi giorni notizie e immagini di morte continuano a entrare nelle nostre case, mentre le bombe distruggono le case di tanti nostri fratelli e sorelle ucraini inermi. L’efferata guerra, che si è abbattuta su tanti e fa soffrire tutti, provoca in ciascuno paura e sgomento. Avvertiamo dentro un senso di impotenza e di inadeguatezza. Abbiamo bisogno di sentirci dire “non temere”. Ma non bastano le rassicurazioni umane, occorre la presenza di Dio, la certezza del perdono divino, il solo che cancella il male, disinnesca il rancore, restituisce la pace al cuore. Ritorniamo a Dio, ritorniamo al suo perdono.
Per la terza volta l’Angelo riprende a parlare. Ora dice alla Madonna: «LO SPIRITO SANTO SCENDERÀ SU DI TE» (Lc 1,35). “Il Signore è con te”; “Non temere”; e la terza parola è “lo Spirito Santo scenderà su di te”. Ecco come Dio interviene nella storia: donando il suo stesso Spirito. Perché in ciò che conta non bastano le nostre forze. Noi da soli non riusciamo a risolvere le contraddizioni della storia e nemmeno quelle del nostro cuore. Abbiamo bisogno della forza sapiente e mite di Dio, che è lo Spirito Santo. Abbiamo bisogno dello Spirito d’amore, che dissolve l’odio, spegne il rancore, estingue l’avidità, ci ridesta dall’indifferenza. Quello Spirito che ci dà l’armonia, perché Lui è l’armonia. Abbiamo bisogno dell’amore di Dio perché il nostro amore è precario e insufficiente. Tante cose domandiamo al Signore, ma spesso dimentichiamo di chiedergli ciò che è più importante e che Lui desidera darci: lo Spirito Santo, cioè la forza per amare.[…] Perché, se vogliamo che il mondo cambi, deve cambiare anzitutto il nostro cuore. Per fare questo, oggi lasciamoci prendere per mano dalla Madonna. Guardiamo al suo Cuore immacolato, dove Dio si è posato, all’unico Cuore di creatura umana senza ombre. Lei è «piena di grazia» (v. 28), e dunque vuota di peccato: in lei non c’è traccia di male e perciò con lei Dio ha potuto iniziare una storia nuova di salvezza e di pace. Lì la storia ha svoltato. Dio ha cambiato la storia bussando al Cuore di Maria.
E oggi anche noi, rinnovati dal perdono, bussiamo a quel Cuore. In unione con i Vescovi e i fedeli del mondo, desidero solennemente portare al Cuore immacolato di Maria tutto ciò che stiamo vivendo: rinnovare a lei la consacrazione della Chiesa e dell’umanità intera e consacrare a lei, in modo particolare, il popolo ucraino e il popolo russo, che con affetto filiale la venerano come Madre.[…]. Come i bambini, quando sono spaventati, vanno dalla mamma a piangere, a cercare protezione. Ricorriamo alla Madre, gettando nel suo Cuore paura e dolore, consegnando noi stessi a lei. È riporre in quel Cuore limpido, incontaminato, dove Dio si rispecchia, i beni preziosi della fraternità e della pace, tutto quanto abbiamo e siamo, perché sia lei, la Madre che il Signore ci ha donato, a proteggerci e custodirci.
Dalle labbra di Maria è scaturita la frase più bella che l’Angelo potesse riportare a Dio: «AVVENGA PER ME SECONDO LA TUA PAROLA» (v. 38). Quella della Madonna non è un’accettazione passiva o rassegnata, ma il desiderio vivo di aderire a Dio, che ha «progetti di pace e non di sventura» (Ger 29,11). È la partecipazione più stretta al suo piano di pace per il mondo. Ci consacriamo a Maria per entrare in questo piano, per metterci a piena disposizione dei progetti di Dio. La Madre di Dio, dopo aver detto il suo sì, affrontò un lungo viaggio in salita verso una regione montuosa per visitare la cugina incinta (cfr Lc 1,39). È andata di fretta. A me piace pensare la Madonna di fretta, sempre così, la Madonna che si affretta per aiutarci, per custodirci. Prenda oggi per mano il nostro cammino: lo guidi attraverso i sentieri ripidi e faticosi della fraternità e del dialogo, lo guidi sulla via della pace. Fino a farci sperimentare la gioia della Pasqua di suo Figlio.

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Catechesi del parroco – Marzo 2022

Archivio Catechesi parroco

“CONVERTIRSI” SIGNIFICA “GIRARSI INSIEME”

Lettera del Vescovo per la Quaresima

Qui di seguito troverai la lettera per la Quaresima del nostro Arcivescovo Don Mimmo Battaglia. È un accorato invito a pregare per la pace e a vivere tra noi in pace. Questo tempo è allora un’occasione propizia per convertire i nostri cuori, per girarsi tutti insieme verso questo dolore e offrire in sacrificio la nostra pace per la pace.

Chiesa di Cristo che sei in Napoli, sorella, sposa e madre, girati! Giriamoci insieme verso il dolore che segna le sorti della terra tutta, un dolore che ferisce in profondità, un dolore che (non avrei mai voluto dirlo) si chiama “guerra”.

E io vi dico “pace!”, perché se la guerra e il dolore che da essa proviene non devono lasciarvi indifferenti, vi chiedo, vi chiedo di essere capaci di portare lo sguardo oltre, oltre la disperazione, oltre la croce. Vi chiedo, prima da fratello e poi come vescovo, di godere della pienezza dell’annuncio pasquale già sul principio di questo cammino quaresimale. Abbiamo bisogno, ora come non mai, della folle speranza del sepolcro che non cede alla morte, della pietra già rotolata, delle lacrime incredule di Maria di Magdala all’alba della risurrezione.

Pace! Pace su ogni conflitto, da quelli piccoli che feriscono le nostre famiglie a quelli più ingenti, quelli che attirano l’attenzione internazionale, ma che altro non sono che un incessante accumulo di quotidiane tensioni: crescono e gradualmente si fanno guerra.

Pace! Pace a te, amata Ucraina, cuore d’Europa, terra che vedesti i popoli slavi incontrare il luminoso annuncio della vittoria di Cristo sulla

Chiesa di Cristo che sei in Napoli, sorella, sposa e madre, girati! Giriamoci insieme verso il dolore che segna le sorti della terra tutta, un dolore che ferisce in profondità, un dolore che (non avrei mai voluto dirlo) si chiama “guerra”.

E io vi dico “pace!”, perché se la guerra e il dolore che da essa proviene non devono lasciarvi indifferenti, vi chiedo, vi chiedo di essere capaci di portare lo sguardo oltre, oltre la disperazione, oltre la croce. Vi chiedo, prima da fratello e poi come vescovo, di godere della pienezza dell’annuncio pasquale già sul principio di questo cammino quaresimale. Abbiamo bisogno, ora come non mai, della folle speranza del sepolcro che non cede alla morte, della pietra già rotolata, delle lacrime incredule di Maria di Magdala all’alba della risurrezione.

Pace! Pace su ogni conflitto, da quelli piccoli che feriscono le nostre famiglie a quelli più ingenti, quelli che attirano l’attenzione internazionale, ma che altro non sono che un incessante accumulo di quotidiane tensioni: crescono e gradualmente si fanno guerra.

Pace! Pace a te, amata Ucraina, cuore d’Europa, terra che vedesti i popoli slavi incontrare il luminoso annuncio della vittoria di Cristo sulla

Chiesa di Cristo che sei in Napoli, sorella, sposa e madre, girati! Giriamoci insieme verso il dolore che segna le sorti della terra tutta, un dolore che ferisce in profondità, un dolore che (non avrei mai voluto dirlo) si chiama “guerra”.

E io vi dico “pace!”, perché se la guerra e il dolore che da essa proviene non devono lasciarvi indifferenti, vi chiedo, vi chiedo di essere capaci di portare lo sguardo oltre, oltre la disperazione, oltre la croce. Vi chiedo, prima da fratello e poi come vescovo, di godere della pienezza dell’annuncio pasquale già sul principio di questo cammino quaresimale. Abbiamo bisogno, ora come non mai, della folle speranza del sepolcro che non cede alla morte, della pietra già rotolata, delle lacrime incredule di Maria di Magdala all’alba della risurrezione.

Pace! Pace su ogni conflitto, da quelli piccoli che feriscono le nostre famiglie a quelli più ingenti, quelli che attirano l’attenzione internazionale, ma che altro non sono che un incessante accumulo di quotidiane tensioni: crescono e gradualmente si fanno guerra.

Pace! Pace a te, amata Ucraina, cuore d’Europa, terra che vedesti i popoli slavi incontrare il luminoso annuncio della vittoria di Cristo sulla

Chiesa di Cristo che sei in Napoli, sorella, sposa e madre, girati! Giriamoci insieme verso il dolore che segna le sorti della terra tutta, un dolore che ferisce in profondità, un dolore che (non avrei mai voluto dirlo) si chiama “guerra”.

E io vi dico “pace!”, perché se la guerra e il dolore che da essa proviene non devono lasciarvi indifferenti, vi chiedo, vi chiedo di essere capaci di portare lo sguardo oltre, oltre la disperazione, oltre la croce. Vi chiedo, prima da fratello e poi come vescovo, di godere della pienezza dell’annuncio pasquale già sul principio di questo cammino quaresimale. Abbiamo bisogno, ora come non mai, della folle speranza del sepolcro che non cede alla morte, della pietra già rotolata, delle lacrime incredule di Maria di Magdala all’alba della risurrezione.

Pace! Pace su ogni conflitto, da quelli piccoli che feriscono le nostre famiglie a quelli più ingenti, quelli che attirano l’attenzione internazionale, ma che altro non sono che un incessante accumulo di quotidiane tensioni: crescono e gradualmente si fanno guerra.

Pace! Pace a te, amata Ucraina, cuore d’Europa, terra che vedesti i popoli slavi incontrare il luminoso annuncio della vittoria di Cristo sulla morte, sole di giustizia e verità delle genti. È Lui il vero sole che ha illuminato la tua storia, che è sorto a dissipare l’oscurità. Torna, dunque, Sole di giustizia, ed abbi cura del tuo popolo!

Sorelle, fratelli, dobbiamo incessantemente pregare e digiunare per un anticipo di Pasqua. Non possiamo attendere quaranta giorni per sentire la musica festosa delle campane e il risuonare del “Gloria” per le strade della nostra città. Quest’anno la Pasqua deve venire prima, deve venire adesso.

Per tale ragione, contravvenendo alla norma, chiedo ai fratelli sacerdoti di suonare le campane a festa nel giorno del cessate il fuoco, di dare un segno “prepasquale” quando il conflitto sarà terminato.

La cessazione di questa guerra diventi per noi monito di speranza per la definitiva conclusione di ogni inutile spreco di sangue, in ogni luogo, in ogni tempo.

Convertiti, girati Chiesa di Cristo e guarda! Faremo tremare la terra per la gioia, lasceremo i cori degli angeli attoniti per le urla festose. Non tra quaranta giorni, adesso, adesso, Signore! Se ci darai questa gioia, non la sprecheremo, non ci risparmieremo.

Non permettiamo a nessuno, cari fratelli, amate sorelle, di rubarci la gioia della risurrezione, la speranza dell’attesa. Speriamo oltre la speranza, speriamo anche per i nostri fratelli ucraini! Non cediamo alla disperazione a fronte del Vangelo.

Ve lo prometto, non per mia forza, ma in forza della promessa che Lui ci ha consegnato: le porte degli inferi non prevarranno! La guerra, che è il vero inferno, non prevarrà sulla pace, non riuscirà a strappare quanto di bello e buono il Signore ci ha dato di costruire. Dopo la croce vi prometto la risurrezione, non per mia forza, ma in forza della consolazione delle donne tornate dal sepolcro, in forza dello stupore di due discepoli sulla via di Emmaus, in forza del tuffo in mare di Pietro sul lago di Galilea.

Ora, carissimi e carissime in Cristo, lasciate che mi rivolga al cuore ferito di ciascuno di voi. Chiedo in nome di Cristo Gesù la cessazione tra di voi di ogni conflitto e divisione. Per la fine della guerra devo chiedervi un’offerta più grande di ogni digiuno e preghiera. Offrite in sacrificio la pace per la pace.

Se qualcuno di voi ha discusso con il fratello o la sorella, non parla da anni con un amico o un’amica, odia in cuor suo un conoscente, un collega di lavoro, un vicino di casa, vada da lui e si riconcili. Lo faccia adesso! Riconciliatevi tra di voi come offerta a Dio, come sacrificio che salga al cielo, come soave profumo di incenso. Facciamo sì che entro i confini della nostra amata città, prima della fine di questa quaresima, non vi siano divisioni e con esse scacceremo anche il divisore. Scandalizziamo il mondo con la pace! Chiediamo il dono della pace con la pace!

Pace! Pace agli uomini amati dal Signore, che poi sono tutti gli uomini, sei tu, sono io. Questa pace affondi le sue radici in scelte concrete che risanino la ferita che sanguina, che ricostruiscano ciò che è distrutto e consolino il pianto.

Per questa ragione ho un’ultima richiesta da farvi: che il vostro dolore per la situazione attuale non machi di concretizzarsi in gesti visibili di vicinanza e solidarietà al popolo ucraino. Aprite le porte a questo Cristo povero che arriva a voi dall’est! Chi ha una stanza la metta a disposizione di uomini, donne e bambini. Se potete, non permettete che le famiglie siano separate.

Sul nostro territorio, poi, sono già presenti tanti ucraini ed ucraine, uomini e donne spesso impegnati nell’assistenza dei nostri bambini, dei nostri anziani e dei nostri ammalati. Siate buoni con loro!

Abbiatene cura, soprattutto in questo tempo. La guerra vi è più vicina di quanto non crediate e la possibilità di cura più a portata di mano di quanto non possiate immaginare. E con loro, curatevi che tutti i lavoratori siano trattati con dignità, che non vi siano trattamenti discriminatori a discapito dello straniero che vive tra noi.

Pace all’Ucraina e al mondo intero, pace tra di voi, pace al povero e allo straniero!

Pace a voi, operatori di pace!

E tu, Signore sorprendici con un anticipo di Pasqua! Noi, da parte nostra, ti promettiamo una gioia mai vista prima. Gioiremo più delle donne al ritorno dal sepolcro, più dei discepoli sulla via di Emmaus, più di Pietro a Tiberiade.

Risorgi, risorgi adesso!


† don Mimmo, Arcivescovo di Napoli

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Catechesi del parroco – Febbraio 2022

Archivio Catechesi parroco

INCONTRARSI PER ASCOLTARSI

Come Chiesa italiana e come diocesi di Napoli stiamo vivendo questo tempo del Sinodo. Per i prossimi due mesi il cammino si farà all’interno delle nostre parrocchie:  è questa la prima fase, detta dell’ASCOLTO, dove ogni comunità parrocchiale è invitata ad incontrarsi in gruppi, per affrontare le dieci tematiche proposte per un confronto, vero e approfondito, delle esperienze vissute all’interno delle nostre comunità.

Come ci chiedeva la Diocesi sono stati individuati due referenti parrocchiali, che assieme ai sacerdoti, all’equipe sinodale,  aiutano a vivere tutto questo cammino, e soprattutto faranno la sintesi finale che verrà inviata alla nostra diocesi.  Sono Fulvia Stellato e Ulrica De Georgio.

Il programma per questo mese di febbraio sarà molto intenso: come vedete dal manifesto qui accanto sono stati programmati DUE INCONTRI parrocchiali aperti a tutti, in piccoli gruppi, domenica 27 febbraio e 6 marzo, dalle 11,30 alle 12,30. In essi si rifletterà su quelle tematiche che sono state anticipate nelle domeniche precedenti, per dare a tutti la possibilità di riflettere e di approfondirle.

Già alcuni gruppi parrocchiali hanno iniziato a confrontarsi su alcune tematiche specifiche, ma non basta ascoltare chi vive la Chiesa, questa prima fase prevede e richiede l’ascolto di più persone possibili, per capire le difficoltà di oggi, le sfide e le motivazioni per cui tanti battezzati si sono allontanati dal cammino della Chiesa. 

Papa Francesco  suggerisce ALCUNI ATTEGGIAMENTI SPECIFICI per vivere bene questa fase dell’ascolto e del dialogo.

  • Essere sinodali richiede di dedicare del tempo alla condivisione: Siamo invitati a parlare con autentico coraggio e onestà per vivere in modo integrato libertà, verità e carità. Tutti possono crescere nella comprensione attraverso il dialogo.
  • L’umiltà nell’ascoltare deve corrispondere al coraggio nel parlare: Tutti hanno il diritto di essere ascoltati, così come tutti hanno il diritto di parlare. Il dialogo sinodale dipende dal coraggio sia nel parlare che nell’ascoltare. Non si tratta di impegnarsi in un dibattito allo scopo di convincere gli altri. Si tratta piuttosto di accogliere ciò che gli altri dicono come un modo attraverso il quale lo Spirito Santo può parlare per il bene di tutti (1 Corinzi 12,7).
  • Il dialogo ci porta alla novità: Dobbiamo essere disposti a cambiare le nostre opinioni in base a ciò che abbiamo sentito dagli altri.
  • Apertura alla conversione e al cambiamento: Spesso siamo resistenti a ciò che lo Spirito Santo sta ispirandoci a intraprendere. Siamo chiamati a mettere da parte quegli atteggiamenti di autocompiacimento e comodità che ci portano a prendere decisioni puramente sulla base di come le cose sono state fatte in passato.
  • I sinodi sono un esercizio ecclesiale di discernimento: Il discernimento si basa sulla convinzione che Dio è all’opera nel mondo e noi siamo chiamati ad ascoltare ciò che lo Spirito ci suggerisce.
  • Siamo segni di una Chiesa che ascolta ed è in cammino: Ascoltando, la Chiesa segue l’esempio di Dio stesso, che ascolta il grido del suo popolo. Il processo sinodale ci offre l’opportunità di aprirci all’ascolto in modo autentico, senza ricorrere a risposte preconfezionate o a giudizi preformulati.
  • Lasciarsi alle spalle i pregiudizi e gli stereotipi: Possiamo essere appesantiti dalle nostre debolezze e dalla nostra tendenza al peccato. Il primo passo verso l’ascolto è liberare la nostra mente e il nostro cuore dai pregiudizi e dagli stereotipi che ci portano sulla strada sbagliata, verso l’ignoranza e la divisione.
  • Sconfiggere la piaga del clericalismo: La Chiesa è il Corpo di Cristo arricchito di diversi carismi in cui ogni membro ha un ruolo unico da svolgere. Siamo tutti interdipendenti gli uni dagli altri e condividiamo tutti una pari dignità all’interno del santo Popolo di Dio. Ad immagine di Cristo, il vero potere è il servizio. La sinodalità chiama i pastori ad ascoltare attentamente il gregge affidato alle loro cure, così come chiama i laici a esprimere liberamente e onestamente le loro opinioni. Ognuno ascolta l’altro per amore, nello spirito della comunione e della nostra comune missione. Così la potenza dello Spirito Santo si manifesta in molteplici modi in tutto il Popolo di Dio e attraverso di esso.
  • Combattere il virus dell’autosufficienza: Siamo tutti sulla stessa barca. Insieme formiamo il Corpo di Cristo. Mettendo da parte il miraggio dell’autosufficienza, possiamo imparare gli uni dagli altri, camminare insieme e metterci al servizio gli uni degli altri. Possiamo costruire ponti che oltrepassano i muri che a volte minacciano di separarci – età, sesso, ricchezza, abilità differenti, diversi gradi di istruzione, ecc.
  • Superare le ideologie: Dobbiamo evitare il rischio di dare più importanza alle idee che alla realtà della vita di fede che le persone vivono in modo concreto. 
  • Far nascere la speranza: Fare ciò che è giusto e vero non è finalizzato ad attirare l’attenzione o a fare notizia, quanto piuttosto ad essere fedeli a Dio e a servire il Suo popolo. Siamo chiamati ad essere fari di speranza, non profeti di sventura.
  • I sinodi sono un tempo per sognare e “passare del tempo con il futuro”: Siamo invitati a creare un processo locale che ispiri le persone, senza escludere nessuno, per creare una visione del futuro piena di gioia del Vangelo.

Le seguenti disposizioni possono aiutare i partecipanti (cfr. Christus vivit):

o Uno sguardo innovativo: Sviluppare nuovi approcci, con creatività e una certa dose di audacia.

o Essere inclusivi: Una Chiesa partecipativa e corresponsabile, capace di apprezzare la propria ricca varietà, abbraccia tutti coloro che spesso dimentichiamo o ignoriamo.

o Una mente aperta: Evitiamo le etichette ideologiche e facciamo ricorso a tutte le metodologie che hanno dato frutto.

o Ascoltare tutti senza dimenticare nessuno: Imparando gli uni dagli altri, possiamo riflettere meglio la meravigliosa realtà multiforme che la Chiesa di Cristo è chiamata ad essere.

o Un’interpretazione del “camminare insieme”: Percorrere il cammino che Dio chiama la Chiesa a intraprendere per il terzo millennio.

o Comprendere il concetto di Chiesa corresponsabile: Valorizzare e coinvolgere il ruolo unico e la vocazione di ogni membro del Corpo di Cristo, per il rinnovamento e l’edificazione di tutta la Chiesa.

o Raggiungere le persone attraverso il dialogo ecumenico e interreligioso: Sognare insieme e camminare insieme con tutta la famiglia umana.

Ciò che ci viene suggerito è un ascolto vero ed approfondito della realtà che viviamo. Sarebbe bene che si facesse in gruppi, ma è possibile lasciare le proprie risposte nel contenitore che si trova entrando in Chiesa o per chi è più esperto di mezzi tecnologici, può entrare nella pagina del sito “Madonnadipiedigrotta.it” nella sezione: “sinodo” e lasciare le proprie risposte in modo anonimo, se lo desidera.

Tutte le famiglie sono coinvolte: dai più piccoli ai più grandi. Ognuno ha qualcosa di interessante da poter condividere con gli altri per partecipare a questo sinodo. Chiediamo a Maria Madre di Piedigrotta, di darci un cuore capace di ascolto e condivisione.

Don Piero, Parroco

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Catechesi del parroco – Gennaio 2022

Archivio Catechesi parroco

L’ascolto delle diverse realtà parrocchiali

“Ricordiamo che lo scopo del Sinodo (“Per una Chiesa sinodale. Comunione, partecipazione e missione”) e quindi di questa consultazione non è produrre documenti, ma far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro e  creare un immaginario positivo  che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani”.

Le parole conclusive del documento preparatorio al Sinodo ci aiutano a fare luce sul cammino che la Chiesa intende fare in questi mesi e nei prossimi anni. Infatti, in questa prima fase, che va da gennaio ad aprile 2022, e che è definita dell’ascolto, l’intento è quello di “favorire un ampio processo di consultazione per raccogliere la ricchezza delle esperienze di sinodalità vissuta, nelle loro differenti articolazioni e sfaccettature, coinvolgendo i Pastori e i Fedeli delle diocesi a tutti i diversi livelli” .

Il cammino sinodale si radica, allora, nella vita concreta del popolo di Dio. Il suo oggetto – la sinodalità – è anche il suo metodo: costituisce una sorta di cantiere o di esperienza pilota, che permette di cominciare a raccogliere fin da subito i frutti del dinamismo che la progressiva conversione sinodale immette nella comunità cristiana.

C’è poi un interrogativo di fondo che guida questo cammino del popolo di Dio ed è il seguente: “Una Chiesa sinodale, annunciando il Vangelo, “cammina insieme”: come questo “camminare insieme” si realizza oggi nella nostra Diocesi? Quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere nel nostro “camminare insieme?”

È necessario tener presenti tre piani su cui si articola la sinodalità come “dimensione costitutiva della Chiesa”. Il piano dello STILE con cui la Chiesa vive ed opera ordinariamente (l’ascolto comunitario della Parola di Dio, la celebrazione dell’eucaristia,  la fraternità della comunione e la corresponsabilità  e partecipazione di tutto il popolo di Dio…); il piano delle STRUTTURE e dei processi ecclesiali in cui la natura sinodale della Chiesa si esprime in modo istituzionale sia a livello locale che universale; il piano dei PROCESSI ed eventi sinodali in cui la Chiesa è convocata dall’autorità competente. Pur distinti da un punto di vista logico, questi tre piani rimandano l’uno all’altro e devono essere tenuti insieme in modo coerente, altrimenti ne va della credibilità della Chiesa.

Nella lettura delle diverse esperienze locali bisogna tener presente che “camminare insieme” può essere inteso  secondo DUE diverse prospettive, fortemente interconnesse. La prima guarda alla vita interna della chiesa diocesana, ai rapporti tra fedeli e loro pastori nelle parrocchie;  la seconda prospettiva considera come il popolo di Dio cammina insieme all’intera famiglia umana. Lo sguardo si fermerà così sullo stato delle relazioni, del dialogo e delle eventuali iniziative comuni con i credenti di altre religioni, con le persone lontane dalla fede e con il mondo della politica, della cultura, dell’economia, del lavoro…

Per aiutare a far emergere le esperienze sono stati proposti anche DIECI nuclei tematici che articolano diverse sfaccettature della “sinodalità vissuta”, che necessitano però di essere adattati ai diversi contesti locali, integrati, facendo interagire più persone possibili.

I 10 nuclei tematici da approfondire sono:

  1. I COMPAGNI DI VIAGGIO. Nella Chiesa e nella società siamo sulla stessa strada fianco a fianco.
  2. L’ascolto è il primo passo, ma richiede di avere menti e cuori aperti, senza pregiudizi.
  3. PRENDERE LA PAROLA. Tutti sono invitati a parlare con coraggio e franchezza, cioè integrando libertà, verità e carità.
  4. “Camminare insieme” è possibile solo se si fonda sull’ascolto comunitario della Parola e sulla celebrazione dell’Eucaristia.
  5. CORRESPONSABILI NELLA MISSIONE. La sinodalità è a servizio della missione della Chiesa, a cui tutti i suoi membri sono chiamati a partecipare.
  6. DIALOGARE NELLA CHIESA E NELLA SOCIETÀ. Il dialogo è un cammino di perseveranza, che comprende anche silenzi e sofferenze, ma capace di raccogliere l’esperienza delle persone e dei popoli.
  7. CON LE ALTRE CONFESSIONI CRISTIANE. Il dialogo tra cristiani di diversa confessione, uniti da un solo Battesimo, ha un posto particolare nel cammino sinodale.
  8. AUTORITÀ E PARTECIPAZIONE. Una Chiesa sinodale è una Chiesa partecipativa e corresponsabile.
  9. DISCERNERE E DECIDERE. In uno stile sinodale si decide per discernimento, sulla base di un consenso che scaturisce dalla comune obbedienza allo Spirito.
  10. FORMARSI ALLA SINODALITÀ. La spiritualità del camminare insieme è chiamata a diventare principio educativo per la formazione della persona umana e del cristiano, delle famiglie e delle comunità.

Che cosa ci attende, ora? In questa PRIMA FASE DELL’ASCOLTO (che va da gennaio ad aprile) siamo chiamati a incontrarci, in un solo gruppo o in più gruppi,  favorendo un ampio processo di consultazione delle esperienze vissute sul nostro territorio parrocchiale. Ogni comunità realizzerà questi incontri, in presenza o on-line, secondo un programma da stabilirsi.

NOI CI INCONTREREMO VENERDÌ 14 GENNAIO ALLE 20 ON-LINE per stabilire il programma del cammino che vorremmo fare. Decidere se costituire un solo gruppo che a più riprese affronta le diverse tematiche o fare in modo che i diversi gruppi che già si incontrano in parrocchia facciano, tra febbraio e marzo, incontri specifici su queste tematiche.

Ci viene inoltre chiesto di scegliere DUE REFERENTI PARROCCHIALI  (un uomo e una donna) che coordineranno il lavoro parrocchiale, insieme ai sacerdoti e al consiglio pastorale parrocchiale, proponendo e spie-gando le schede e il metodo, raccogliendo il materiale dei diversi gruppi e facendone una sintesi che sarà data alla Commissione sinodale diocesana.

Come vedete ci attende un lavoro non semplice ma entusiasmante per metterci come chiesa in dialogo con il mondo di oggi e soprattutto per essere docili all’ascolto dello Spirito Santo. Buon anno a tutti e soprattutto Maria accompagni i nostri giorni e questi passi del Sinodo diocesano ed italiano.

Don Piero, Parroco

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Catechesi del parroco – Dicembre 2021

Archivio Catechesi parroco

Nel numero di dicembre di Qui Piedigrotta è stata riportata la lettera pastorale del vescovo don Mimmo Battaglia per l’Avvento 2021

Avvento: un passo indietro

Mia cara Angela,
è trascorso qualche giorno dal nostro ultimo incontro e porto dentro di me quel tuo sguardo così profondo, quei tuoi occhi che sembrano racchiudere le profondità del mare e che in questo tempo si ritrovano in balìa delle onde in cerca di un appiglio per tornare a riva, al sicuro sulla terraferma.
Ti penso. Penso a quanto ci siamo detti e, soprattutto, al silenzio delle lacrime che scorrevano lungo il tuo viso che si contrapponeva al coraggio di quel tuo sorriso che sembrava dire che ce l’avresti fatta anche questa volta, che questa notte così buia, questo mare così burrascoso, non ti avrebbe impedito di continuare a sognare, di scorgere quella stella luminosa che continua a custodire la tua vita indicandole nuove rotte da seguire. L’ignoto fa sempre un po’ paura, come fa paura il pensiero di dover fare un passo indietro: nella vita, in una relazione, nel passato che abbiamo chiuso e proviamo a dimenticare.
Ma tu non avere paura. Non avere paura di quel passo indietro, Angela. Fermati. Punta il naso verso la tua stella e non avere paura. Prova a metterti in ascolto della tua vita, ad andare aldilà del dolore misto alla rabbia che senti in questo momento. Scendi fin dentro al tuo cuore. Impara a scorgere quegli orizzonti infiniti nascosti dietro i limiti apparenti che ci risaltano agli occhi impedendoci di vedere oltre.
Vai oltre; vai oltre, Angela. Mettiti in ascolto della tua vita. Sii presente al tuo presente, qui e ora. E non sentirti sola, afferra la mano di chi è accanto e lascia che cammini con te, che provi ad uscire dalla tempesta insieme a te. E, nella mano di chi ti è accanto, impara a sentire la mano di Dio, impara a vedere Dio che si fa prossimo alla tua vita. Tante volte mi hai confidato che non riesci a vederlo, che non lo senti. Ma questo, Angela, è il tempo dell’attesa, il Tempo di Avvento, nel quale ci è chiesto di saperci fermare, anzi, di fare un passo indietro nelle nostre convinzioni, nelle nostre sicurezze, nei nostri punti di approdo, per fare spazio a Gesù che viene, per lasciare che sia lui a dare senso al nostro vuoto, luce al nostro buio, sicurezza al nostro viaggio. Gesù viene. E non verrà sulle nubi ma nei piccoli gesti puri dei cuori assetati di pace e verità. Non su un trono, ma nella delicatezza improvvisa di chi ti è vicino, nella gentilezza immeritata di un fratello o di uno sconosciuto. È sempre Dio che ti viene incontro, si carica della distanza, si fa carico di tutti i passi. Ricuce i lembi della lontananza. Dio di tenerezza infinita.
Fai un passo indietro e sii attenta. Sai bene cosa comporta una vita distratta: fare una cosa e pensare ad altro, incontrare qualcuno ma stare con la testa altrove, salutare chi incontri e non ricordare il colore dei suoi occhi, vederlo ma non guardarlo realmente. Gesti senz’anima, parole senza cuore. Il rischio è proprio quello di non accorgersi di ciò che sta accadendo, di non cogliere il significato del tempo presente. Sii attenta alle persone, alle loro parole, ai loro sguardi, ai loro silenzi, alle domande mute e alla ricchezza dei loro doni. Prova a pensare a quanta ricchezza di doni sprecata attorno a noi che, purtroppo, distratti, non sappiamo più cogliere. Prigionieri delle abitudini. Per questo, Angela, ti chiedo di essere attenta alla bellezza di questo mondo, ma anche alle sue lacrime; al dolore che senti nel cuore ma anche a tutta la vita che ti esplode dentro. Attenta alle piccole cose di ogni giorno, a ciò che accade nella profondità del tuo essere. Guarda avanti per scrutare la notte e spiare le luci dell’alba. La speranza rinasce dall’incrociarsi del cammino di Dio con quello tuo. La speranza nasce dall’incrociarsi dell’argilla con le mani di Dio. È questo il tempo. Lasciati plasmare. Cogli l’attimo. Non lasciarlo passare, senza avergli prima prestato attenzione, senza averlo accolto, amato, abitato.
Prova a fare un passo indietro, Angela. È quello che chiedo a te ma che chiedo anche a me e a tutta la nostra Chiesa prendendo in prestito le parole di un vescovo santo.
“Ogni tanto ci aiuta il fare un passo indietro e vedere da lontano. Il Regno non è solo oltre i nostri sforzi, è anche oltre le nostre visioni. Nella nostra vita riusciamo a compiere solo una piccola parte di quella meravigliosa impresa che è l’opera di Dio. Niente di ciò che noi facciamo è completo. Che è come dire che il Regno sta più in là di noi stessi. Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire. Nessuna preghiera esprime completamente la fede. Nessun credo porta la perfezione. Nessuna visita pastorale porta con sé tutte le soluzioni. Nessun programma compie in pieno la missione della Chiesa. Nessuna meta né obiettivo raggiunge la completezza. Di questo si tratta: Noi piantiamo semi che un giorno nasceranno. Noi innaffiamo semi già piantati, sapendo che altri li custodiranno. Mettiamo le basi di qualcosa che si svilupperà. Mettiamo il lievito che moltiplicherà le nostre capacità. Non possiamo fare tutto, però dà un senso di liberazione l’iniziarlo. Ci dà la forza di fare qualcosa e di farlo bene. Può rimanere incompleto, però è un inizio, il passo di un cammino. Una opportunità perché la grazia di Dio entri e faccia il resto. Può darsi che mai vedremo il suo compimento, ma questa è la differenza tra il capomastro e il manovale. Siamo manovali, non capomastri, servitori, non messia. Noi siamo profeti di un futuro che non ci appartiene.” (Oscar A. Romero, Profeti di un futuro non nostro)
Che il nuovo Anno Liturgico sia davvero un nuovo inizio. Allora, non avere paura di fare un passo indietro. Fai un passo indietro e stai in piedi, per incarnare la tenerezza di quel Dio che riscalda il cuore e porta luce. Come fai senza saperlo quando ti incanti nel fotografare un tramonto, quando ascolti la tua canzone preferita, quando ti perdi nello sguardo di chi ami. Nella tenerezza e nella luminosità di quello sguardo sento tutto il calore e la luce che Dio dona alla tua vita. La tua unica arma sia la luminosità del tuo sguardo.
È tempo di provare ad aprire gli occhi ed il cuore per accorgerci della luce dentro e fuori di noi. È tempo di essere attenti, di rendere profondo ogni momento e accorgersi di quanta luce c’è, di quanto Dio vive in ognuno.

Lo scrivevo qualche tempo fa ma sento che quelle parole sono vere anche oggi, anche qui…
Vivere l’Avvento, prepararsi al Natale è riscoprirsi persona di frontiera, persona attraversata, abitata, sollevata, terra di approdo e molo di partenza e ali che sollevano, e compassione e tenerezza cha sanno prendersi cura, e parola che viene da altrove. Prendersi cura della vita, per guarire la vita. Custodire la vita con la nostra vita; custodire l’amore con il nostro amore. Ognuno di noi vorrebbe custodire l’amore, proteggerlo dalle sofferenze e dalle rughe che segnano ogni conflitto. Niccolò Fabi mi stana quando canta:

“Ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende
e nulla ti appartiene ancora.”
Gesù ci suggerisce che la vita non è fatta solo di inizi ma anche di piccole morti, giorno dopo giorno. Di crocifissioni che ogni volta generano il desiderio di nuovi inizi. Perché, continua Fabi:

“Nel mezzo c’è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno
è silenziosamente costruire”…

Avvento: tempo di attesa, di passi indietro, di fondamenta gettate nel silenzioso costruire del presente. Angela, in questo nuovo inizio ti sia amica e madre Maria di Nazareth che di attesa e di passi indietro è maestra esperta. La sua attenzione delicata e i desideri di bene e di amore che la abitavano hanno consentito quel “si” che dà senso ad ogni passo indietro, ad ogni gesto capace di custodire il vuoto del cuore, senza riempirlo totalmente del proprio io, lasciando in esso una porta aperta e uno spazio accogliente per Dio, per gli altri. Così il vuoto del suo grembo è diventato presenza, il suo passo indietro un passo avanti, i suoi sogni le fondamenta di cui Dio si è servito per realizzare il suo sogno, in Gesù.
Angela, che sia Maria a prenderti per mano, che ti conduca per i sentieri dell’attesa, quelli che conducono all’incontro con Dio, quelli che diramano ogni tenebra con l’alba luminosa di Cristo. Verso quest’alba, con la speranza nel cuore, riparti. E scoprirai che la luce che cercavi era già nel tuo cuore.

Buon Avvento!

† don Mimmo, arcivescovo

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Catechesi del parroco – Novembre 2021

Archivio Catechesi parroco

È iniziato il XXXI Sinodo della Chiesa di Napoli!

DOMENICO BATTAGLIA

PER GRAZIA DI DIO E DELLA SEDE APOSTOLICA
ARCIVESCOVO METROPOLITA DI NAPOLI
GRAN CANCELLIERE DELLA FACOLTÀ TEOLOGICA
DELL’ITALIA MERIDIONALE
DELEGATO APOSTOLICO DELLA CAPPELLA
DEL TESORO DI SAN GENNARO

A TUTTE LE SORELLE E I FRATELLI
DELLA CHIESA DI DIO, CHE È IN NAPOLI,
SOPRATTUTTO Al PIÙ FRAGILI, AI PIÙ DEBOLI,
AGLI IMPOVERITI, AI CERCATORI DI SENSO,
AI CUSTODI DI SOGNI, AI PROFETI DI SIGNIFICATO,
AI COSTRUTTORI DI NUOVA UMANITÀ,
AMATI DA DIO E SANTI PER VOCAZIONE, ”
GRAZIA A VOI E PACE DA DIO, PADRE NOSTRO, E DAL SIGNORE GESÙ CRISTO”. (RM 1,7)

Il Santo Padre, Papa Francesco, ha invitato la CHIESA INTERA a interrogarsi su un tema decisivo per la sua vita e la sua missione e l’ha convocata in Sinodo, perché rifletta su sé stessa, sul suo presente, sul suo futuro: «PER UNA CHIESA SINODALE: COMUNIONE, PARTECIPAZIONE E MISSIONE». Questo itinerario, che si inserisce nel solco dell’”aggiornamento” della Chiesa proposto dal Concilio Vaticano Il, è un dono e un compito: camminando insieme, e insieme riflettendo sul percorso compiuto, la Chiesa potrà imparare da ciò che vivrà quali processi potranno aiutarla a vivere la comunione, lì realizzare la partecipazione, ad aprirsi alla missione; esso richiede la responsabilità della fraternità, l’onestà della verifica circa il percorso compiuto nonché la creatività dello Spirito per dar vita a nuovi processi volti a riscoprire la comunione, ad allargare e motivare la partecipazione, a situarsi perennemente in stato di missione. Il nostro “camminare insieme”, infatti, è ciò che più attua e manifesta la natura della Chiesa come Popolo di Dio, pellegrino e missionario.
Il secolo in corso, attraversato da rapidi mutamenti, interroga la nostra presenza di Chiesa, chiede il perché della nostra “differenza”, ci domanda la ragione della nostra speranza. Il Sinodo rappresenta così una sfida pastorale importante e complessa, che la Chiesa di Napoli desidera accogliere, mentre il mondo, l’Italia, il nostro Sud e la nostra amata terra di Napoli vivono un passaggio epocale, uno snodo di significato, reso ancor più rapido e marcato dalla pandemia, che sembra voler ridisegnare i tratti della stessa comunità umana, dello stesso stare insieme.
FARE SINODO VUOL DIRE IMPEGNARE TUTTI, con responsabile partecipazione, alla vita della Chiesa locale, offrendo il proprio contributo per la sua purificazione, per il suo rinnovamento, per la sua edificazione.
FARE SINODO È FARE CHIESA, essere pronti a dare testimonianza della nostra fede, della nostra speranza, del nostro amore per tutti gli uomini e tutte le donne, per ogni uomo e ogni donna.
FARE SINODO SIGNIFICA ATTINGERE AI COLORI e tracciare le linee necessarie a ridisegnare il volto della nostra Chiesa locale già così ricca di esperienze, di testimoni, di storia pastorale.
FARE SINODO È RIDEFINIRE IL NOSTRO RUOLO DI CHIESA QUI A NAPOLI, aggiornare e ripensare le nostre strutture pastorali, immaginare e costruire un progetto che a breve, medio e lungo termine renda protagonisti i territori, inventi ambiti che siano pronti ad accogliere la differenza di donne e di uomini, valorizzando carismi e ministeri, con il coraggio della profezia, la velocità della speranza, l’abbraccio dell’amore.
Il Sinodo è una sfida che riguarda ogni membro della comunità ecclesiale e che ci legherà ancor di più alla Chiesa universale e alla Chiesa italiana pronta tra qualche giorno ad aprire il suo Sinodo, che noi accogliamo come nostro e vivremo nel nostro, con la particolarità e la specificità che richiede l’incarnazione di ogni progetto pastorale nella vita di ogni Chiesa locale. Pertanto,
AVENDO AFFIDATO al Signore, nella preghiera e nel silenzio del cuore, il proposito e il sogno di un Sinodo per la Chiesa di Napoli, ponendolo sotto lo sguardo di Maria, Madre della Chiesa, e confidando nell’intercessione di S. Gennaro, nostro Patrono, e di S. Aspreno, primo vescovo della nostra Chiesa;

con il presente

DECRETO

VIENE CONVOCATO IL XXXI SINODO DELLA CHIESA DI NAPOLI.

Napoli, 18 ottobre 2021, Solennità di San Luca Evangelista.

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