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Famiglia, scuola, parrocchia:
alleanza per la sfida educativa

28 ottobre 2011

L’evento è stato proposto dal Centro Profetico di Piedigrotta, per tentare di dare una prima applicazione al documento della CEI “Educare alla vita buona del Vangelo”.

Di seguito una sintesi degli interventi dell’incontro-dibattito;
Per la trascrizione integrale degli interventi e del dibattito vai a:

Il lavoro di sintesi e il coordinamento dell’incontro è dovuto a Paola Carretta.

fam_043La pubblicazione sia della sintesi che del testo completo degli interventi e del dibattito, ha un duplice scopo:

1. invitare ad un approfondimento (e applicazione) dei suddetti Orientamenti Pastorali dell’Episcopato Italiano per il decennio 2010-2020;

2. fornire uno strumento agevole di consultazione ed un primo, rapido spunto di riflessione, prima di accedere, per chi lo vorrà, alla lettura integrale del documento dell’Episcopato . L’attenta lettura del documento porterà validi ausili per tentare di rispondere alla sfida educativa

Sintesi degli interventi

Ci hanno comunicato la loro esperienza alcune persone, che giocano diversi ruoli, si trovano infatti quotidianamente a contatto con la formazione dei giovani come genitori, come docenti e come catechisti, ma soprattutto sentono forte l’esigenza di un confronto, di un aiuto reciproco. Infatti questi ruoli non sono distinti tra loro, anzi essi hanno sempre bisogno di un interscambio, di un’alleanza appunto, come recita il titolo. Non è possibile ignorare quanto grande a volte è la distanza tra genitori e figli, tra docenti ed alunni, tra docenti e genitori, tra parrocchia e famiglia, nonostante tutti gli sforzi che si compiono.

Il relatore, dott. Antonio Gentile, psicologo dell’età evolutiva, è partito da queste riflessioni:
1. quando si parla di sfida, si pensa ad un avversario, ad un ostacolo, che ci è di fronte anche nella relazione educativa, quindi essa diventa per noi come affrontare un contesto che non conosciamo.
2. l’educatore deve prendere atto che la realtà è modificata fortemente dalla pluralità confusa di messaggi che noi tutti riceviamo e che per i più giovani rappresentano l’informazione . Dunque ormai la gestione dell’informazione non proviene più, come avveniva in passato, dall’adulto, ma ne sono detentori i giovani attraverso i vari mezzi di comunicazione, dei quali sono padroni.
E dunque, che fare? La risposta è che se il mondo è cambiato, anche l’educatore deve cambiare, abbandonando gli schemi prefissati, i vecchi modelli. Ma soprattutto egli deve ridurre i messaggi, scegliendo di passare solo quelle più importanti.
Il consiglio che Gentile ci ha dato è quello di cambiare “stile” di comunicazione: non più il ragionamento a tutti i costi per convincere i giovani della bontà delle nostre verità, ma lo stile narrativo, la NARRAZIONE di noi stessi all’interno del nostro vissuto, la famiglia, la scuola, etc.
Sono seguiti alcuni interventi di ” esperti”, nel senso che ci hanno comunicato le loro esperienze nella parrocchia, nella scuola, nella famiglia, cercando di spiegare come vivono la loro “sfida educativa”.

Per don Franco De Marchi, parroco di Piedigrotta, la sfida di educare alla fede nella sua vita è sempre stata fondata sulla dimensione affettiva del Vangelo. E questa scelta si è servita spesso di strumenti di dialogo, come la musica e il creare occasioni gradite ai giovani per annunciare il Vangelo. Occorre secondo lui non affidarsi al “fai da te”, ma cercare competenze serie, e soprattutto uscire per testimoniare , non chiudere la porta, ma aprirla a chi vuoi incontrare.

Per Anna Di Prisco, docente di Diritto nelle superiori, nel corso di questi anni, è cambiato il ruolo dell’insegnante che da trasmettitore di sapere, ha assunto il carattere dell’ esperto di progettazione e comunicazione. Per molta parte dell’opinione pubblica, la scuola, anzi, i professori, da un lato vengono delegittimati del ruolo di educatori, ma dall’altra vengono accusati di tutti i mali, e questo non è giusto, perchè c’è da parte di tanti molto impegno. Se un docente non avesse la passione per quello che fa, non potrebbe insegnare, visto che si dà di più di quanto si riceva. E’ “impagabile” lo sforzo che i docenti compiono (non tutti purtroppo si deve riconoscere ) per entrare in relazione con gli studenti, per cercare di essere appunto “educatori” e “mediatori” e non solo trasmettitori di contenuti. Il problema spesso non sono i ragazzi, ma le loro famiglie, appunto. Spesso danno ai loro figli insegnamenti ed esempi assolutamente contrastanti con quelli dati dalla scuola, per cui ai ragazzi arrivano messaggi contradditori, se non schizofrenici. Una volta i genitori credevano di più nella scuola: mandavano i figli a scuola sperando per loro in un lavoro intellettuale. La scuola era un valore e quindi era diverso anche l’atteggiamento verso gli insegnanti. La conseguenza di tutto ciò è che anche i ragazzi condividono questo giudizio: molti di loro mettono in discussione il principio di autorità per cui contestano qualsiasi sistema di regole che non siano da loro condivise. Eppure gli strumenti giuridici per l’alleanza scuola-famiglia ci sono già: esiste un “patto educativo di corresponsabilità” che le famiglie sottoscrivono al momento dell’iscrizione, ma che nessuno legge, come le clausole vessatorie nei contratti bancari….

Per una coppia di genitori, Antonio e Rosaria Perna, impegnati nella Pastorale familiare, l’alleanza, accordo tra due o più soggetti per il raggiungimento di un bene comune, nel loro caso non è necessaria, ma ritenuta indispensabile. Mettersi insieme con le altre agenzie, scuola, società sportive, parrocchie nel rispetto delle diversità e delle competenze reciproche è tanto più urgente quanto più il tempo che viviamo è così impegnativo per l’educazione delle nuove generazioni.
Nella loro esperienza di famiglia hanno cercato sempre di esserci, e anche se non sono sicuri se tutti i messaggi passati ai due figli adolescenti in questi anni siano stati recepiti, probabilmente i frutti si vedranno nel tempo lungo, per il momento hanno cercato di seminare. Un concetto è stato ribadito con forza: dobbiamo essere dentro le loro vite, esserci a scuola, con le altre istituzioni, fare alleanza con i docenti e gli altri formatori, incoraggiare i ragazzi anche nei momenti incoraggiare i ragazzi anche nei momenti in cui possono trovarsi da soli e forse non al sicuro, ad esempio nel mondo virtuale di internet, facebook. Quando incontrano le coppie che si preparano al matrimonio consigliano sempre che un segreto da tenere ben presente è quello di dedicarsi sempre un po’ di tempo per la coppia per non correre il rischio che tutti gli impegni della vita portino a ritrovarsi un giorno come due estranei. La stessa cosa è da dire per i figli, cercare di ritagliare dei momenti insieme. Il compito è impegnativo, la posta in gioco determina il futuro, non si può essere indifferenti. L’impegno deve essere di tutti altrimenti si rischia di perdere questa sfida così importante.

Ha concluso Silvana Sansone docente di religione nella scuola primaria e catechista dell’iniziazione cristiana.
Questo duplice ruolo le permette di entrare nelle famiglie degli alunni e dei ragazzi dei gruppi di catechismo riuscendo a creare con essi una favorevole alleanza.
Si è servita della musica, del coro dei piccoli, per trasmettere il messaggio cristiano, ma soprattutto per entrare in contatto più intimo e diretto con le famiglie, sviluppando, con un’interazione tra le tre agenzie educative: scuola, Parrocchia, famiglia, una complicità educativa.
Per lei quindi la scuola è luogo di comunicazione, di conoscenza, di catechesi anche attraverso il linguaggio universale della musica.

Sono seguiti molti interventi significativi, domande e riflessioni spontanee, che hanno animato il dibattito.
Siamo tornati a casa tutti più ricchi!

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