MESSA CONCLUSIVA ANNO PASTORALE 2019-2020

Venerdì 12 giugno 2020 ore 19,00

Il 19 settembre, festa di san Gennaro, abbiamo iniziato questo anno pastorale con il ritiro all’Arco Mirelli, e con la RIFLESSIONE SUGLI EVANGELIZZATORI CON SPIRITO (capitolo quinto dell’Evangelii gaudium di Papa Francesco): ci ha condotto in questi mesi a soffermarci su come poter essere evangelizzatori che si aprono senza paura all’azione dello Spirito santo.

Il SECONDO GIOVEDÌ DEL MESE abbiamo vissuto una giornata interamente dedicato a pregare Gesù presente nel SANTISSIMO SACRAMENTO DELL’EUCARISTIA. La scelta di partire da Lui, è perché “la vita con Gesù diventa molto più piena, perché Gesù cammina con noi, parla con noi, respira con noi, lavora con noi” (n°266). Lui è la sorgente della nostra fede!

Ci siamo anche interrogati se noi partecipiamo semplicemente alla vita della nostra parrocchia oppure apparteniamo alla nostra comunità sentendo la necessità di contribuire, di fare la nostra “piccola” parte, perché “la missione è una passione per Gesù, ma al tempo stesso è una passione per il suo popolo” (n°268).  “La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più” (n°264).

A volte c’è la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. “Gesù, invece, vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Per poter così entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza” (n°270).

Perché la missione è un contatto umano, è la testimonianza di uomini e donne che dicono ai loro compagni di strada: io conosco Gesù, vorrei farlo conoscere anche a te. Si ripone la propria speranza nel Signore, e non nelle strategie organizzate.

La conversione del mondo antico al cristianesimo non fu il risultato di un’attività pianificata, ma il frutto della prova della fede nel modo come si rendeva visibile nella vita dei cristiani e nella comunità della Chiesa. L’invito reale da esperienza a esperienza e nient’altro fu la forza missionaria della Chiesa antica.

Oggi siamo spesso tentati di dire che è più difficile: no, ci ricorda papa Francesco “non diciamo che oggi è più difficile,  è diverso” (n°263).

Occorre sviluppare il gusto spirituale di rimanere vicini alla vita della propria gente, ossia occorre “stare” rimanere nei luoghi e nelle situazioni in cui il Signore ci fa arrivare. Gesù vuole servirsi di noi per arrivare sempre più vicino al suo popolo amato. Perché il discepolo è preso in mezzo al suo popolo ed è inviato al popolo, in modo tale che la sua identità non si comprenda senza questa appartenenza al popolo.

Questi mesi di stop ci hanno fatto capire, non potendo partecipare alla vita della comunità e in particolare all’Eucaristia, che “ogni volta che incontriamo un essere umano nell’amore, ci mettiamo nella condizione di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a Dio.” (n°272)

Un missionario pienamente dedito al suo lavoro sperimenta il piacere di essere una sorgente che tracima e rinfresca gli altri. Può essere missionario solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossimo, chi desidera la felicità degli altri.

L’impegno dell’evangelizzazione arricchisce la mente e il cuore, ci apre orizzonti spirituali, ci rende più sensibili per riconoscere l’azione dello Spirito, ci fa uscire dai nostri schemi spirituali limitati.

Il desiderio del Papa che incoraggiava “una stagione evangelizzatrice più fervorosa, gioiosa, generosa, audace, piena d’amore, fino in fondo e di vita contagiosa” (n°261) la possiamo vivere oggi in questa situazione di profonda crisi, o meglio di opportunità e di sfida, che la nostra società e il mondo intero stanno vivendo in questo periodo del coronavirus.

Tante cose stanno cambiando: i nostri stili di vita, le nostre abitudini, il nostro modo di stare in chiesa, di relazionarci con i nostri cari e con gli altri, il nostro lavoro, …

Come ci ricordava Papa Francesco: “Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma il cambiamento di epoca”. Questo cambiamento in atto ha avuto con questa pandemia una accelerazione, come un balzo in avanti nel futuro.

Questa pandemia è certamente una ferita, perché porta con sé morti, nuove povertà, solitudine ed isolamento. Ma tocca a noi guardare questo tempo con uno sguardo nuovo, di speranza. Oltre ad una ferita, il COVID ci offre una finestra aperta sul futuro prossimo.

Ogni attività di socializzazione e di inclusione SARÀ CHIAMATA A RIPENSARSI, A RINNOVARSI, a diventare “otre nuovo” per poter rispondere ai nuovi bisogni dell’uomo e della società.

Tuttavia, capita spesso di vivere il cambiamento limitandosi ad indossare un vestito nuovo. La sfida è, invece, quello di vivere il cambiamento con le virtù del discernimento, della franchezza e della perseveranza. Alcuni passi possibili potrebbero essere questi:

  • È tempo di aperture. Nessuno può più programmare le suo cose, come ha fatto ogni anno. L’oggi chiede di andare incontro al proprio territorio e per definire progetti inclusivi.
  • È tempo di solidarietà. Aiutandosi gli uni gli altri, cercando il bene dei ragazzi, dei giovani, delle famiglie e degli anziani.
  • È tempo di fraternità. È il tempo di una fraternità estroversa che non si rinchiude in un gruppo o nel proprio mondo, ma che si allarga ad un territorio chiamato a diventare comunità.
  • È un tempo nuovo. E non bisogna aver paura. Occorre lasciarsi spingere dall’oggi che stiamo vivendo verso l’inedito che è libero e liberante ed è tutto da scrivere insieme a quel mondo di cui oggi più che mai sentiamo sulla nostra pelle le gioie e le angosce, le fatiche e le speranze.

Questa riflessione vuole essere, da una parte, una piccola sintesi del percorso vissuto insieme quest’anno, e, dall’altra, una proposta a guardare al futuro prossimo facendo tesoro del tempo di isolamento vissuto in questi mesi e delle conseguenze che avrà sulla nostra vita sociale e religiosa.

Maria, Madre di Gesù e Madonna di Piedigrotta accompagni questo nuoco cammino che ci attende, sempre pronti ad accogliere le novità che lo Spirito Santo ci farà intravvedere.