{"id":904,"date":"2015-02-17T07:18:02","date_gmt":"2015-02-17T06:18:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/?page_id=904"},"modified":"2022-01-07T06:48:01","modified_gmt":"2022-01-07T06:48:01","slug":"registr","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/parrocchia\/pagina-gruppo\/famiglie-insieme\/incontri-dibattiti\/28102011-2\/registr\/","title":{"rendered":"Trascrizione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 14pt; color: #ff0000;\"><strong>Famiglia, scuola, parrocchia:<br \/>\nalleanza per la sfida educativa<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt; color: #0000ff;\"><strong>28 ottobre 2011<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Trascrizione dell&#8217;incontro<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <a href=\"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_046.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7352\" src=\"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_046-300x225.jpg\" alt=\"fam_046\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_046-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_046.jpg 350w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Riportiamo la trascrizione delle relazioni e degli interventi dell&#8217;incontro dibattito: &#8220;<strong>Famiglia, Scuola, Parrocchia: alleanza per la sfida educativa<\/strong>&#8220;, tenutosi Venerd\u00ec 28 ottobre alle ore 20 nella chiesa di Piedigrotta. L\u2019evento \u00e8 stato cos\u00ec ricco di spunti che abbiamo pensato di offrire questa documentazione, sia nel sito della parrocchia, sia soprattutto ai catechisti, agli operatori pastorali e agli educatori, come valido ausilio per chi opera nel campo della sfida educativa. La sintesi \u00e8 stata a cura di <strong>Paola Carretta<\/strong>, che ha coordinato l\u2019incontro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> Vuol essere anche un ulteriore invito alla lettura e applicazione del documento della CEI &#8220;Educare alla vita buona del Vangelo&#8221; che ci ha indotto a proporre l\u2019incontro \u2013dibattito del 28 ottobre.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> il Centro Profetico parrocchia S. Maria di Piedigrotta \u2013 Napoli<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em> TRASCRIZIONE DELLE RELAZIONI E DEGLI INTERVENTI <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong><span style=\"color: #ff0000;\">MARIA SPAGNUOLO\u00a0: <\/span><\/strong><\/em>Buonasera e benvenuti a tutti. Sono Maria ed insieme ad altri operatori pastorali partecipo agli incontri del Centro Profetico di questa Parrocchia. Il Centro profetico coordina e stimola le attivit\u00e0 connesse all\u2019evangelizzazione, cio\u00e8 si preoccupa di tutto quello che concerne l\u2019annuncio della vita buona del Vangelo. Alla fine del 2010, il ns. parroco, Don Franco, ha proposto al gruppo di studiare gli orientamenti pastorali della CEI per il decennio 2010-2020: \u201cEducare alla vita buona del Vangelo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al cap. IV paragr. 35 si legge:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa complessit\u00e0 dell\u2019azione educativa sollecita i cristiani ad adoperarsi in ogni modo affinch\u00e9 si realizzi un\u2019 \u201calleanza educativa per tutti coloro che hanno responsabilit\u00e0 in questo delicato ambito della vita sociale ed ecclesiale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ci\u00f2 \u00e8 nata l\u2019idea di far incontrare famiglia, scuola e parrocchia, affinch\u00e9 ogni componente porti il contributo della propria esperienza per operare insieme verso lo stesso fine, cio\u00e8 aiutare i nostri ragazzi nella loro crescita e nella loro formazione. Don Franco ha accolto questa proposta, lo ringraziamo e ci auguriamo che l\u2019incontro di oggi porti buoni frutti. Ringraziamo anche i nostri\u00a0amici che hanno accettato l\u2019invito per darci la loro testimonianza. Cedo la parola a Paola Carretta, ex dirigente scolastico, che coordina gli interventi di questo incontro, che speriamo sia fruttuoso per tutti. Il Signore accompagni questo nostro lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><em><a href=\"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_043.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7359\" src=\"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_043-300x226.jpg\" alt=\"fam_043\" width=\"300\" height=\"226\" srcset=\"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_043-300x226.jpg 300w, https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_043-400x302.jpg 400w, https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_043.jpg 589w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><strong>PAOLA CARRETTA:\u00a0<\/strong><\/em><\/span>Il primo relatore, Antonio Gentile, psicologo dell\u2019et\u00e0 evolutiva, tratter\u00e0 questo tema : \u201cPerch\u00e9 parliamo di sfida a proposito dell\u2019educazione\u201d. Gli interventi che seguiranno sono affidati ad alcune persone che giocano come diversi ruoli, sono cio\u00e8 impegnati quotidianamente nella formazione dei giovani come genitori e catechisti, o come catechisti e docenti o come genitori e docenti, si trovano cio\u00e8 a svolgere entrambe le funzioni, ma soprattutto sentono l\u2019esigenza di un confronto, di un aiuto reciproco. Quando ci siamo incontrati per preparare questa serata, ci siamo detti chiaramente quest\u2019idea e l\u2019abbiamo condivisa fortemente : questi ruoli non sono distinti tra loro, ma hanno sempre bisogno di un interscambio, di un\u2019alleanza appunto, come recita il nostro titolo; del resto non \u00e8 possibile ignorare, in una societ\u00e0 cos\u00ec complessa e multiforme come quella nella quale viviamo, quanto spesso le agenzie educative siano lontane l\u2019una dall\u2019altra, quanta distanza a volte ci sia tra scuola e famiglia, tra parrocchia e famiglia, nonostante tutti gli sforzi che si compiono, e con tutti gli errori che si fanno, sia pure in perfetta buona fede. Quindi, dopo l\u2019intervento del relatore del quale vi ho detto, gli altri interventi cercheranno di rispondere a questa domanda: \u201cIn che cosa deve consistere l\u2019alleanza tra le agenzie che si occupano di educazione, in particolare tra queste tre agenzie? E qual \u00e8 il ruolo che ciascuno pu\u00f2 giocare nella sfida educativa?\u201d Vi presento ora gli esperti: don Franco De Marchi nostro parroco, Anna Di Prisco, docente di diritto presso un ITC della zona, madre di due ragazzi ed anche impegnata in parrocchia nel gruppo missionario \u201cAndare Oltre\u201d. Avremo poi una coppia, Tonino e Rosaria Perna, genitori di due adolescenti,impegnati entrambi in attivit\u00e0 lavorativa ed anche in parrocchia nella pastorale familiare nella preparazione delle giovani coppie al matrimonio. Poi Silvana Sansone, docente di Religione nella scuola primaria, anche catechista in parrocchia ed impegnata nel coro Libenti Animo, che ascoltiamo sempre tanto volentieri. Seguiranno poi le conclusioni del relatore, ed infine apriremo il dibattito. Cos\u00ec, se dopo aver ascoltato gli esperti, dopo aver ricevuto degli stimoli, alcuni di noi vorranno intervenire e rivolgere domande, sar\u00e0 molto bello ed avremo davvero raggiunto lo scopo di questo incontro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><i>ANTONIO GENTILE: <\/i><\/span><\/strong>Mi piace il titolo dato all\u2019incontro, perch\u00e9 si tratta veramente di una sfida. Ognuno di noi sa che, quando si parla di\u00a0sfida, 1\u00b0\u00a0si suppone un avversario, 2\u00b0 si suppone un ostacolo, 3\u00b0 si suppone un contesto che non conosco. Io mi rendo conto che parlare oggi di un processo educativo o di una relazione educativa\u00a0come di un avversario da affrontare o come di un ostacolo da superare, di un contesto dove difendermi, pu\u00f2 sembrare strano; pu\u00f2 sembrare strano quanto vogliamo, ma la realt\u00e0 \u00e8 questa! Fino a qualche anno fa, una relazione educativa tutto era meno che una sfida, certo ci potevano essere delle difficolt\u00e0, ma facilmente prevedibili e per buona parte endogene. Oggi ci troviamo di fronte a dei cambiamenti veramente epocali a riguardo, o prendiamo atto che la realt\u00e0 intorno a noi \u00e8 essenzialmente modificata e rivoluzionata sui piani educativi, o falliamo nella nostra relazione. In questo quarto d\u2019ora, cercher\u00f2 di dirvi alcune cose a riguardo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A = in che consiste questa novit\u00e0 che si pone all\u2019interno di una relazione educativa<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">B = quale dovrebbe essere il nostro comportamento interiore e non nella relazione educativa<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C = due o tre piccole ricette, per quel che possono valere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo: Io credo stiamo vivendo la terza grande rivoluzione. L\u2019umanit\u00e0 ha vissuto una prima rivoluzione, quella del neolitico: si passa dai pastori agli agricoltori, dal nomadismo all\u2019essere stanziali. Poi viene un\u2019altra grande rivoluzione, che \u00e8 quella industriale, noi oggi viviamo una nuova grande rivoluzione: tutti i cambiamenti che ci sono stati fino ad oggi avevano un permanere ed un cambiare, mi spiego: pensate alla famiglia, la<a href=\"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_042.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-7353\" src=\"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_042-300x287.jpg\" alt=\"fam_042\" width=\"300\" height=\"287\" srcset=\"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_042-300x287.jpg 300w, https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_042-400x382.jpg 400w, https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_042.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a> famiglia si \u00e8 sempre modificata nel corso dei secoli, pensate alle famiglie medievali, un padre se doveva scegliere tra il figlio o il clan, sceglieva il clan. Ma al di l\u00e0 di tutte le modifiche possibili rimaneva una cosa, rimaneva un\u2019idea fissa, un\u2019idea che era famiglia, famiglia a o b, famiglia ristretta, famiglia nucleare, non aveva importanza. Oggi ci avviamo verso una idea non di famiglia diversa, ma di una non-famiglia. Siamo cio\u00e8 di fronte a un cambiamento radicale. Pensiamo ancora ad un altro aspetto: la rapidit\u00e0 dei cambiamenti nel tempo. Fino a qualche anno fa, qualunque tipo di cambiamento, dalla moda del vestire al modo di cucinare, rimaneva fermo per un tempo tale che il gruppo sociale riusciva ad abituarsi a questo cambiamento, fino a farlo suo e a non sentirlo pi\u00f9 come un cambiamento. Ci\u00f2 che caratterizza il nostro modo di essere oggi \u00e8 che i cambiamenti non abbiamo pi\u00f9 il tempo di farli nostri: dai vestiti alla cucina allo schermo televisivo i cambiamenti sono di una velocit\u00e0 tale che non ci si tiene dietro. Questo in generale. Andiamo ai processi educativi, provo ad individuare due o tre cose che hanno cambiato radicalmente i processi educativi: la prima io la chiamo la gestione dell\u2019informazione: fino a X anni fa l\u2019adulto gestiva l\u2019informazione, e il ragazzo, bambino, adolescente veniva dall\u2019adulto per avere delle informazioni necessarie. Pensate invece ad oggi: una cosa banalissima: io per sapere come si mandano i messaggi con il cosiddetto linguaggio intelligente sto facendo corsi con mia figlia e sono lento. La gestione di questi strumenti e l\u2019informazione che ne deriva non la possiede pi\u00f9 l\u2019adulto, la possiede il giovane, non la possiede il genitore, la possiede il figlio, e non c\u2019\u00e8 un punto di fermo, perch\u00e9 quando il trentenne avr\u00e0 imparato questo strumento ce ne sar\u00e0 uno ancora nuovo che conoscer\u00e0 il quindicenne. Pensate alla gestione dell\u2019informazione per i bambini, pensate alle favole, capite la sfida dove sta? Fino a X anni fa la favola era gestita dall\u2019adulto,il bambino per conoscere la storia di Biancaneve e i sette nani veniva a rompere l\u2019anima al genitore, alla nonna, alla tata o a chi per loro, chi conosceva la favola era l\u2019adulto. Oggi l\u2019adulto non conosce le favole dei bambini; i bambini, i ragazzi accedono alle loro favole non attraverso l\u2019adulto, ma direttamente, al punto tale che la nonna \u00e8 un\u2019ignorante totale nel mondo delle favole; sar\u00e0 il nipotino che dice \u201cma l\u2019hai visto, nonna, che ha fatto Pichipichu?\u201d. Prima, era l\u2019adulto a gestire le favole. Oggi l\u2019adulto non gestisce pi\u00f9 l\u2019informazione ma neppure la narrazione, non narro pi\u00f9 io, non ho la capacit\u00e0 di narrare, non ho la conoscenza di narrare\u2026 Attenzione, apro una parentesi, io non sto dicendo se i questi cambiamenti sono positivi o negativi, non mi interessa, non mi compete, anzi, dir\u00f2 di pi\u00f9, \u00e8 banale dal momento che ci stanno! Punto! Non me lo pongo proprio il problema, per cui non leggete quello che dico come se stessi sottolineando che \u00e8 negativo, no, \u00e8 solo un cambiamento, non gli do alcuna valutazione etica. Ancora una riflessione sulle favole: non solo non le gestisce l\u2019adulto, ma sono molto diverse dalle sue: la favola oggi, per esempio, razionalizza la fantasia, l\u2019escamotage che prima era dato alla bacchetta magica adesso \u00e8 dato dal meccanismo tecnologico! Questa \u00e8 la prima grande novit\u00e0 e lascia al palo gli adulti, ma non soltanto quelli \u201crinco\u201d come me, quelli della mia et\u00e0, ma anche quelli di quarant\u2019anni, perch\u00e9, accelerandosi i tempi dei cambiamenti, l\u2019adulto \u00e8 sempre pi\u00f9 a corto in termini di novit\u00e0 rispetto al ragazzino, che arriva all\u2019informazione completamente da solo e a prescindere dall\u2019adulto. La seconda grande novit\u00e0 \u00e8 data dalla quantit\u00e0 di messaggi che riceve, dalla pluralit\u00e0 e dalla compulsivit\u00e0 delle informazioni. Il bambino prima era chiamato a gestire una ridotta quantit\u00e0 di messaggi e per di pi\u00f9 con informazioni pi\u00f9 o meno omogenee. Adesso ne riceve diecimila sullo stesso argomento, e spesso contraddittori fra di loro. Un esempio giocando in casa visto che stiamo in parrocchia? Dal viceparroco e dal parroco, se uno \u00e8 neocatecumenale e l\u2019altro no, i ragazzi riceveranno una diversa indicazione in merito a un comportamento, e un\u2019altra diversa forse dall\u2019insegnate di religione a scuola, e ancora un\u2019altra diversa dal pap\u00e0 a casa. i messaggi e le informazioni cambiano molto nelle modalit\u00e0, l\u2019insegnante di religione a scuola gli dar\u00e0 un\u2019altra versione, il padre un\u2019altra, lo zio un\u2019altra ancora. A proposito di una coppia divorziata uno dir\u00e0: \u00e8 male separarsi; un altro: hanno fatto bene a separarsi, \u00e8 meglio per i figli; un altro: hanno distrutto la famiglia, e cos\u00ec via. Allora, che fare? Se siamo coscienti che la realt\u00e0 \u00e8 cos\u00ec radicalmente cambiata, io educatore devo cambiare. Noi tutti facilmente riconosciamo a prima vista la radicalit\u00e0 di questi cambiamenti, ma soprattutto molto difficilmente siamo disposti a cambiare. Il primo dovere che abbiamo come educatori \u00e8 un grande senso di umilt\u00e0: non possiamo pretendere di sapere oggi come si educa, n\u00e9 tanto meno pretendere di applicare poche formule che riteniamo consolidate dal tempo e dalla nostra esperienza. Devo, ribadisco ancora, con grande senso di umilt\u00e0 mettermi in ascolto, dispormi al cambiamento, ridurre i modelli mentali che mi condizionano. \u00c8 molto forte in ognuno di noi impostare una relazione educativa cos\u00ec come l\u2019abbiamo assorbita. Disporsi al cambiamento potrebbe costituire il primo modo per rispondere alla sfida educativa. E ancora: se \u00e8 vero che ci sono troppi messaggi proviamo a ridurli. Non posso farlo con quelli che riceve dall\u2019esterno, allora riduco i miei, scegliendoli in una gerarchia di importanza, e questi li ripeto, ripropongo, ribadisco. Sempre a proposito della quantit\u00e0 di messaggi: i bambini al catechismo imparano un mare di preghiere per tante intenzioni. Non posso dare a tante formule di preghiere, anche se validissime, la stessa importanza. Poi si dice che non capiscono la preghiera pi\u00f9 importante, quella eucaristica; se li confondiamo con tante proposte. Che fare poi di fronte alla disomogeneit\u00e0 delle informazioni? Qual \u00e8 l\u2019errore pi\u00f9 frequente? Mio figlio torna a casa e mi dice che un amico, un compagno, un maestro gli ha detto una certa cosa. E io che faccio? Soprattutto se quella indicazione si allontana dalle mie? Provo a dimostrare il contrario, mi metto su un piano logico, moltiplicando le dimostrazioni e i convincimenti. Non posso intrattenere il ragazzo con lunghi discorsi, loro sono abituati ad un linguaggio estremamente sintetico, lui magari sta l\u00ec e ti guarda, ti sorride pure, ma sta pensando a tutt\u2019altro, e magari ti dice pure: Si, pap\u00e0, e pensa: \u201cballe\u201d. E allora, cambiamo modalit\u00e0 di comunicazione! Abbassiamo i livelli logici, scopriamo per esempio la modalit\u00e0 narrativa. La sfida educativa possiamo vincerla o affrontarla oggi se cambiamo la modalit\u00e0 di comunicazione con i figli, con gli studenti. Se \u00e8 cambiato un modo di dare e gestire, di reperire e controllare l\u2019informazione, ed io mantengo il mio modo di comunicare, non vengo capito. Cambio, quindi, oltre a ridurre la quantit\u00e0 dei messaggi, provo a ridurre i piani logici, passo ai piani narrativi. Narro di me, innanzitutto all\u2019interno della famiglia, narro di noi; come coppia diventiamo un noi narrante. Lascio spazio sin da bambini alla possibilit\u00e0 che essi hanno di n<br \/>\narrarsi. Probabilmente potrebbe essere la modalit\u00e0 vincente. Ultima cosa ancora: impariamo a usare i segni nel comunicare, o meglio facciamo attenzione ai segni che diamo gi\u00e0 con l\u2019uso degli oggetti comuni. Pensate alle chiavi dei cassetti e alle chiavi in genere: toglietele. E\u2019 un segno forte di comunione di vita, di partecipazione di vita, ma come dono di me adulto, non come costrizione alla loro totale apertura, anzi, mentre io adulto non chiudo a chiave non vado per\u00f2 a curiosare nel loro telefonino, non apro mai la loro agenda, non guardo mai nel loro diario; se arriva una telefonata, la passo, non origlio. Capite il doppio segnale: tolgo la privacy in casa, perch\u00e9 non ci sono chiavi, ma allo stesso tempo io adulto non metto mano nel cassetto di mio figlio, non rovisto nella cartella di scuola. E\u2019 un modo di narrare un mio modo di essere, un mio valore: lo narro, non lo dimostro. Dico: io facevo cos\u00ec, io faccio cos\u00ec, lo narro, lo narro con i segni, per cui non devo dimostrare se \u00e8 giusto o sbagliato: \u00e8 una cosa che faccio io adulto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><i>PAOLA CARRETTA: <\/i><\/span><\/strong>Pensiamo a come fare per uscire dagli schemi, che \u00e8 una cosa cos\u00ec difficile, e alla possibilit\u00e0 che abbiamo di non filtrare le informazioni che ci vengono dall\u2019esterno. Ed ora la parola al nostro don Franco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>DON FRANCO DE MARCHI: <\/em><\/span><\/strong>Gli stimoli della serata sono belli: alleanza e cosa fare. Io voglio qui parlare della mia esperienza; il compito educativo principale della parrocchia \u00e8 quello di educare alla fede, tutto il resto viene dopo, talvolta si dimentica questo e si fa il resto. Educare <a href=\"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_041.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-7351 alignleft\" src=\"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_041-300x255.jpg\" alt=\"fam_041\" width=\"300\" height=\"255\" srcset=\"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_041-300x255.jpg 300w, https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_041-400x340.jpg 400w, https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_041.jpg 524w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>alla fede vuol dire proporre alle persone, non solo ai giovani, anzi oggi forse all\u2019intera parrocchia (la sfida educativa \u00e8 per adulti pi\u00f9 che per giovani) una conoscenza pi\u00f9 profonda, di Ges\u00f9, di Dio, affinch\u00e9 ci possa essere un\u2019adesione affettiva al Vangelo, al messaggio del Vangelo, liberandolo da tante sovrastrutture e da tante incrostazioni che ci sono state, per arrivare fino al punto in cui la persona possa scegliere liberamente la sequela di Cristo, per costruire il regno di Dio oggi nel mondo, l\u2019attualizzazione. Quando si \u00e8 trattato di scegliere l\u2019universit\u00e0, di fare gli studi teologici,ero a Roma, ho avuto la fortuna di poter scegliere, ed ho scelto un\u2019universit\u00e0 che non aveva un grande nome, ma corrispondeva alle mie esigenze, l\u2019universit\u00e0 dell\u2019Antoniano, perch\u00e9 aveva un\u2019impostazione teologica con indirizzo psico-pedagogico. Questo poi nella mia vita di prete mi \u00e8 servito tantissimo: la mia prima esperienza \u00e8 stata un\u2019esperienza di proposta vocazionale e di animazione di giovani. Qual \u00e8 stata la tipologia dell\u2019annuncio? E\u2019 stata quella di annunciare Ges\u00f9 Cristo e il Vangelo nello spirito dell\u2019entusiasmo contagioso, e credo che sia ancora valido oggi: un\u2019apertura forte a Dio nella vita e mi \u00e8 servito tantissimo in questo il linguaggio dei giovani, la musica, in forma di musical, concerti e tutto quel che segue. Un linguaggio che i giovani capivano e che era proponibile per tutti, per\u00f2 assieme ad un impegno concreto di realizzare ci\u00f2 che Dio chiedeva loro: una proposta profonda di conoscenza per loro, senza sconti, e credo sia importante non fare sconti nella ricerca di Dio. Infine la novit\u00e0, io sono convinto che i giovani sono giovani anche da adulti e non dobbiamo avere paura di metterci in dialogo con loro; troppo spesso ci si mette sulla difensiva, e credo che non debba essere cos\u00ec. Bisogna Avere il coraggio di reinventarci. E\u2019 stato bello perch\u00e9 nell\u2019esperienza che ho fatto ho dovuto reinventare un modo per far emergere la proposta vocazionale, per entrare in contatto con i giovani. Mi ricordo sempre un mio confratello, al quale chiedevo aiuto, cosa poter fare, mi ha detto: \u201cSenti, va\u2019 in camera tua e sbatti la testa contro il muro finch\u00e9 non ti viene un\u2019idea, e poi parti!\u201d Ed \u00e8 stata la cosa pi\u00f9 bella che mi ha detto. Perch\u00e9 \u00e8 la tua idea, e poi la porti avanti.\u00a0Poi ho avuto un\u2019altra esperienza, per nove anni a Genova ho insegnato Religione nella scuola media. Ed \u00e8 stato molto bello, prima di tutto perch\u00e9 nella scuola incontravo i ragazzi della parrocchia, e poi c\u2019erano situazioni molto difficili, perch\u00e9 la parrocchia era al porto; qui ho elaborato ed imparato lo stile della narrazione, \u00e8 stato l\u2019unico modo di passare il messaggio. E\u2019 stato molto interessante il raccontare, la narrazione, ha creato anche un bel clima all\u2019interno della scuola; c\u2019era anche una realt\u00e0 certamente non facile nei confronti della proposta di fede, \u00e8 stato molto bello perch\u00e9 attraverso la scuola ed il corpo docente ci siamo messi un po\u2019 in discussione e si \u00e8 creata un\u2019alleanza, forse antesignana a quei tempi, un certo tipo di alleanza molto significativa. Poi la seconda esperienza \u00e8 stata quella della parrocchia, a Bologna, era la fatica allacciare contatti con un ambiente di mentalit\u00e0 \u201dborghese\u201d dove c\u2019era rispetto ma anche indifferenza: tu chi sei? La mia vita va avanti lo stesso\u2026 E\u2019 stata molto impegnativa e difficile questa proposta di annuncio di un percorso come \u00e8 difficile anche al giorno d\u2019oggi: creare occasioni di incontro e comunque, anche se la risposta \u00e8 di scarsa continuit\u00e0, l\u2019incontro \u00e8 fare annuncio. Io credo che l\u2019annuncio, la proposta di evangelizzazione di una parrocchia debba essere quella di evitare assolutamente il \u201cfai da te\u201d: ci vogliono competenze serie sia in campo di autoformazione sia verso una proposta di fede mirata alla diffusione del Vangelo, l\u2019alleanza non \u00e8 importante ma indispensabile. In questi anni ho elaborato un progetto pastorale che vi ho proposto quando sono venuto qui, il progetto Arcobaleno. E\u2019 un progetto di alleanza, senza l\u2019alleanza non ci pu\u00f2 essere arcobaleno. Allora l\u2019importante \u00e8 che queste realt\u00e0, famiglia, scuola, parrocchia, si alleino; infatti non si costruisce perch\u00e9 qualcuno fa tutto, ma perch\u00e9 insieme facciamo tutto. Il mio impegno di parroco in questa alleanza \u00e8 di non chiudere mai la porta, \u00e8 anche quello di uscire, come il nostro Cardinale ci sta chiedendo da un anno nel Giubileo della citt\u00e0, a trovare la gente l\u00ec dove la gente \u00e8, non \u00e8 un annuncio a coloro che vengono ma rivolto a quelli che ne hanno bisogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>PAOLA CARRETTA: <\/em><\/span><\/strong>Bella, molto bella questa proposta che ci fai del creare occasioni di incontro per l\u2019annuncio, ed anche l\u2019accenno alle competenze serie, ad evitare il \u201cfai da te\u201d, a creare un percorso che sia sempre comunque meditato e\u00a0programmato. Adesso diamo la parola alla scuola, ad Anna Di Prisco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>ANNA DI PRISCO CAVALIERE: <\/em><\/span><\/strong>Anche io vi racconto solo la mia esperienza. Io ho cominciato ad insegnare ventidue anni fa, ho insegnato dal primo momento nella scuola M. Pagano, la scuola del quartiere frequentata da tante persone che sono qui anche stasera. Insegno Diritto ai ragazzi dalla prima alla quinta, cio\u00e8 dai 14, quando arrivano da noi dalla scuola dell\u2019obbligo fino ai 18 anni. Per la verit\u00e0, al di l\u00e0 della mia<a href=\"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_044.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-7354\" src=\"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_044-300x236.jpg\" alt=\"fam_044\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_044-300x236.jpg 300w, https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_044-400x315.jpg 400w, https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_044.jpg 562w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a> esperienza, sento che il problema pi\u00f9 grande, la difficolt\u00e0 che maggiormente sento e come me tutti i docenti che fanno volentieri questo lavoro, \u00e8 quella di trovarsi di fronte un\u2019opinione pubblica che non aiuta la scuola. Una volta i genitori affidavano i ragazzi alla scuola nella consapevolezza che ne uscivano migliorati, con una base culturale, i ragazzi venivano a scuola con l\u2019idea che l\u2019insegnante doveva essere considerato un maestro di vita prima ancora che un trasmettitore di nozioni. Lo sforzo che facciamo nella scuola \u00e8 proprio quello di non essere trasmettitori di nozioni, ma di essere mediatori, essere vicini ai ragazzi, fare in modo di avere un discorso diretto con loro. Il problema per\u00f2 \u00e8 che, qui ci vuole l\u2019aiuto, l\u2019alleanza, la sfida di cui stiamo parlando, molto spesso capita che dobbiamo metterci d\u2019accordo su come aiutare questi ragazzi perch\u00e9, atteso che sicuramente ci sono una serie di informazioni che arrivano da tutte le parti, e atteso che noi sicuramente abbiamo perso il senso dell\u2019autorevolezza, dell\u2019autorit\u00e0 degli insegnanti, credo che i ragazzi oggi ci fanno meno domande perch\u00e9 ci sono una serie di informazioni e di bombardamenti che arrivano da tutte le parti, ma \u00e8 anche vero che se noi possiamo dargli poche idee, pochi segni di quello che vogliamo trasmettere, dobbiamo metterci d\u2019accordo su che cosa trasmettergli. Il problema per un insegnante \u00e8 anche trovare una famiglia che appoggi il suo modo di insegnare. Io voglio solo raccontare un episodio che \u00e8 successo di recente. In qualit\u00e0 di coordinatrice di classe, ho mandato a chiamare la madre di una ragazza che era venuta a scuola con una maglietta davvero indecente, offensiva del senso del pudore di tutti quelli che erano l\u00e0. La madre si \u00e8 presentata esattamente vestita alla stessa maniera. Il discorso \u00e8: io come insegnante come faccio ad incidere sul senso del pudore di quella famiglia, non ho strumenti. Sicuramente io cerco di insegnare in maniera diversa dal passato, di dare un messaggio di cambiamento, la prima cosa \u00e8 la motivazione che si riesce a dare agli alunni, e l\u201980% del lavoro \u00e8 fatto, ma mettiamoci d\u2019accordo con queste famiglie. Quando abbiamo convocato gli incontri scuola-famiglia, su 30 genitori ne abbiamo avuti 8 nella prima classe, in quinta i genitori non arrivano pi\u00f9 e quelli che arrivano dicono: ma che possiamo fare?, non abbiamo modo di incidere. Allora o ci mettiamo d\u2019accordo sugli strumenti, su come fare alleanza, sugli argomenti da dare a questi ragazzi o noi la sfida la perdiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><i>PAOLA CARRETTA: <\/i><\/span><\/strong>Certamente essere educatori nel senso dell\u2019etimologia della parola significa \u201ctirare fuori\u201d dai ragazzi quello che c\u2019\u00e8 in loro e questo \u00e8 complicato, molto complicato oggi in questo tempo. Anna ci diceva quanto l\u2019opinione pubblica parli ora in termini negativi della scuola e dei docenti, ma quanto \u00e8 impagabile l\u2019impegno che i docenti mettono (non tutti purtroppo, questo bisogna dirlo\u2026) nell\u2019entrare in relazione perch\u00e9 \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante avviare una relazione positiva con l\u2019alunno, con il figlio, con chiunque \u00e8 davanti a te, con l\u2019altro davanti a te, senza un contatto positivo non riuscirai a tirare fuori niente di buono da quella persona, e poi ti arricchirai anche tu, perch\u00e9 \u00e8 importante anche questo: tornare a casa pi\u00f9 contenti. Ascoltiamo ora due genitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong><span style=\"color: #ff0000;\">ROSARIA FORMICHELLA PERNA: <\/span><\/strong><\/em>Ci chiamiamo Rosaria e Tonino, siamo sposati da 22 anni, abbiamo due figli maschi di 21 e 17 anni, una bella et\u00e0.. Quando abbiamo saputo di questo incontro organizzato in parrocchia nel quale si cominciava a discutere sul problema della sfida <a href=\"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_045.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7355\" src=\"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_045-300x281.jpg\" alt=\"fam_045\" width=\"300\" height=\"281\" srcset=\"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_045-300x281.jpg 300w, https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_045-400x375.jpg 400w, https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-content\/uploads\/famiglie\/fam_045.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>educativa, la cosa ci ha fatto molto piacere, perch\u00e9 sentiamo molto questo problema, abbiamo pensato che sarebbe stato per noi un\u2019 occasione di riflessione e di supporto per tutte quelle volte che nell\u2019esperienza quotidiana ci mancano le parole o le azioni e lo scoraggiamento ci prende, ci fa piacere confrontarci, noi siamo qui indegnamente come esperti, non siamo esperti nel senso classico della parola, ma siamo come voi genitori che siete qui, ogni giorno ci confrontiamo con le difficolt\u00e0, ogni giorno abbiamo la problematica della sfida educativa, ci chiediamo ogni giorno se abbiamo detto la cosa giusta, se abbiamo usato le parole giuste, se abbiamo parlato poco o troppo. Noi non abbiamo delle ricette, anche perch\u00e9 ricette non ce ne sono, ognuno vive la sua esperienza personale, ognuno \u00e8 diverso dall\u2019altro, possiamo solo mettere in comune con voi quello che quotidianamente viviamo, affrontando l\u2019esperienza dell\u2019educare. Ci ritroviamo allora da questa parte del tavolo solo a rappresentare tutti i genitori presenti che sentono forte questa emergenza educativa. Ogni esperienza \u00e8 unica e irripetibile. Possiamo solo mettere in comune la nostra esperienza, raccontare ci\u00f2 che abbiamo sperimentato in questi anni con i nostri figli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>TONINO PERNA: <\/em><\/span><\/strong>Abbiamo sempre pensato che l\u2019esempio fosse uno dei pilastri da fornire ai nostri figli. Quindi nella nostra esperienza con loro abbiamo sempre cercato di rimanere fedeli agli impegni presi, la fedelt\u00e0 innanzitutto al lavoro,facendo capire l\u2019importanza del lavoro, l\u2019impegno nel sociale, la testimonianza nella fede. Tenere fedelt\u00e0 agli impegni credo che sia una grossa testimonianza e noi abbiamo nei limiti del possibile cercato di darla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sappiamo se tutti i messaggi che abbiamo fatto passare in questi anni i ragazzi li hanno recepiti, certe volte, se uno guarda alla realt\u00e0,quasi si scoraggia, ma come diceva Antonio prima, bisogna sempre narrarsi e ripetere pochi concetti, scegliere pochi concetti. Io forse sono un poco petulante, mi narro molto, i concetti li ripeto \u201cn\u201d volte, ma probabilmente i frutti si vedranno nel tempo lungo, \u00e8 importantissima la componente del tempo, il tempo giudicher\u00e0 se quello che noi abbiamo cercato di seminare, dar\u00e0 dei frutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vogliamo tentare di rispondere anche alla domanda che ci viene posta, se \u00e8 importante costruire l\u2019alleanza tra le agenzie che si occupano di educazione e quale \u00e8 il nostro ruolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019alleanza, accordo tra due o pi\u00f9 soggetti per il raggiungimento di un bene comune, nel nostro caso non solo \u00e8 necessaria, ma forse \u00e8 indispensabile. Mettere insieme le varie agenzie, che sono scuola, societ\u00e0 sportive, parrocchie nel rispetto delle diversit\u00e0 e delle competenze reciproche \u00e8 molto importante quanto pi\u00f9 il tempo che viviamo \u00e8 veramente cos\u00ec impegnativo, e dove i cambiamenti sono cos\u00ec repentini che non si riesce a star dietro a tutto. Io pensavo che forse fino a 4-5 anni fa tutti noi eravamo preoccupati di sapere con chi i nostri figli uscivano e dove si incontravano; spesso e volentieri i ragazzi si incontravano nelle piazze per cui uno aveva la possibilit\u00e0, pur passando da lontano, senza spiare, come diceva Antonio, ma riuscivamo anche da lontano a vedere, a sapere chi c\u2019era, cosa succedeva. Oggi noi siamo completamente spiazzati perch\u00e9 i ragazzi si incontrano in una piazza virtuale che \u00e8 quella di Facebook, dove noi siamo assolutamente assenti, ma anche perch\u00e9 ignoranti del web. Quindi le preoccupazioni di questo mondo che cambia cos\u00ec velocemente ci interrogano. Che cosa abbiamo cercato di fare nella nostra esperienza di famiglia?\u00a0Abbiamo cercato per quanto possibile di esserci sempre nelle loro realt\u00e0. Per esempio ci siamo impegnati nella vita della scuola attraverso rappresentanze nei consigli di classe e di istituto. Io ho partecipato ai consigli di classe e di Istituto nelle scuole che i ragazzi hanno frequentato dalle elementari.\u00a0Abbiamo scelto che fossi io a partecipare a questi incontri, perch\u00e9 questo \u00e8 un ruolo che di solito nella scuola in particolare svolgono le mamme, i pap\u00e0 sono quasi una rarit\u00e0, infatti quando sono arrivato al Consiglio di istituto del Mercalli, ero un rappresentante uomo che non si vedeva da tempo. Sembra quasi che tutto quello che riguarda la scuola, anche l\u2019aspetto della fede in parrocchia \u00e8 da sempre delegato alle donne e alle mamme. Quindi abbiamo cercato di vivere all\u2019interno della scuola, perch\u00e9 abbiamo sempre pensato che fosse importante veramente sentirsi collaboratori insieme a quelli che nella scuola sono educatori e collaborano all\u2019educazione dei nostri figli, i docenti; anche ai figli abbiamo fatto capire il ruolo dei docenti, la responsabilit\u00e0, penso a quello che diceva prima Anna, che il docente prima era quasi una figura inviolabile adesso tutto \u00e8 diverso. Certo le esperienze non sono state sempre positive nel mondo della scuola. Vi dicevo della partecipazione. Basta vedere l\u2019afflusso in proporzione agli alunni che c\u2019\u00e8 per l\u2019elezione dei genitori. Non arrivano al 10%, su mille alunni e 2000 genitori non vanno a votare pi\u00f9 di 200 persone. Nell\u2019ambito della scuola la preoccupazione dei genitori \u00e8 il risultato, e del professore quella di non avere troppa invadenza da parte dei genitori, e a volte questo processo di crescita, di collaborazione alla crescita dei ragazzi non c\u2019\u00e8, anche perch\u00e9 spesso i docenti sono superficiali e non prestano attenzione a piccoli e anche grandi disagi che ci possono essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il famoso gioco delle colpe \u00e8 reciproco e cos\u00ec si perde una grande occasione di collaborazione e di crescita insieme aumentando il senso di incertezza nei ragazzi. Un altro momento formativo della vita dei ragazzi soprattutto nel momento adolescenziale, nel quale siamo stati impegnati \u00e8 lo sport, i\u00a0nostri figli hanno entrambi per diversi anni giocato a pallanuoto, e abbiamo sempre seguito tutti gli allenamenti e le competizioni dei ragazzi, facendo diventare anche tifosa la mamma, unica donna della famiglia, cercando di trasmettere sempre il concetto della lealt\u00e0, del rispetto dell\u2019avversario, il saper accettare le sconfitte. Anche qui purtroppo noi genitori riusciamo a dare il peggio di noi stessi con comportamenti che tutto sono tranne che sportivi. Molto spesso, in competizioni anche nazionali dove \u00e8 bello anche incontrare giovani di altre citt\u00e0 e regioni con esperienze diverse, gli spalti diventano dei veri e propri ring dove sfogare anche le proprie frustrazioni e l\u2019esempio che si trasmette ai propri figli \u00e8 di grossa responsabilit\u00e0. Io non ricordo una volta in cui siamo ritornati da una gara e non erano successi incidenti, in cui i genitori incitavano i figli ad essere scorretti, ma i figli ci guardano, che responsabilit\u00e0 abbiamo noi! Anche in parrocchia ci siamo impegnati da sempre, prima come catechisti dei bambini e poi di adolescenti e di adulti, oggi ci occupiamo delle coppie che si preparano al matrimonio. Anche nell\u2019esperienza di fede e nell\u2019impegno in parrocchia verifichiamo sempre pi\u00f9 spesso che il rapporto con la fede si limita ai soli momenti della richiesta dei sacramenti e molto spesso la partecipazione alla vita parrocchiale viene delegata ai nonni e alle tate, i pap\u00e0 si vedono raramente. Allora ci dicevamo, quale pu\u00f2 essere il modo non per vincerla questa sfida, che \u00e8 davvero difficile, ma almeno pareggiarla. Riteniamo che la cosa pi\u00f9 importante sia di dedicare pi\u00f9 tempo, pi\u00f9 tempo ai nostri figli, lasciando fuori qualcosa. Dovremmo cercare di dare qualcosa di materiale in meno, di non riempirli di cose e cerchiamo di dedicargli pi\u00f9 tempo. Cerchiamo di ritagliarci dei momenti insieme, per i piccoli giocare insieme e non lasciarli ore davanti alla tv, forse un cartone animato in meno,e un gioco insieme in pi\u00f9, per gli adolescenti vivere le varie esperienze di crescita, sport, scuola, e per i giovani qualche occasione per una pizza insieme, un viaggio o una vacanza quando \u00e8 possibile. Certamente \u00e8 una cosa che aiuta, lo abbiamo sperimentato. E\u2019 tutto talmente difficile che davvero a volte uno si scoraggia; allora ci viene in mente un\u2019 esperienza comune, io e Rosaria, come facevano con noi i nostri genitori, quando noi eravamo ragazzi, quando ci salutavano la mattina,quando uscivamo per andare a scuola o al lavoro, ci affidavano a Lei, alla Madonna, e facciamo cos\u00ec anche noi, \u00e8 veramente l\u2019unica cosa che vale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>PAOLA CARRETTA: <\/em><\/span><\/strong>La loro esperienza diretta \u00e8 la cosa che pu\u00f2 aiutare le giovani coppie che sono presenti, pu\u00f2 stimolare qualche domanda interessante su questa loro esperienza quotidiana. L\u2019ultimo intervento \u00e8 affidato a Silvana Sansone, che, come vi dicevo prima, insegna Religione ed \u00e8 catechista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><i>SILVANA SANSONE: <\/i><\/span><\/strong>Buonasera a tutti, sono molto emozionata, per me \u00e8 la prima volta che partecipo ad un dibattito, infatti quando sono stata invitata dal Centro profetico mi sono chiesta: quale contributo pu\u00f2 dare una semplice maestra di scuola primaria ad un incontro dibattito di tanta portata? Quello che posso darvi \u00e8 solo la mia esperienza. Sono insegnante di religione nella scuola primaria ed allo stesso tempo sono catechista dell\u2019iniziazione cristiana, e questo duplice ruolo io lo considero una grazia, per realizzare quell\u2019alleanza di cui si parla stasera tra scuola, parrocchia e famiglia. Questo duplice ruolo mi ha messo in condizione di entrare in contatto con le famiglie anche se con diversit\u00e0 di approccio. Si \u00e8 creata una sorta di complicit\u00e0 nel caso degli alunni nel momento in cui le famiglie hanno bisogno di una parola di sostegno, vengono a chiedere un consiglio, mentre per quanto riguarda l\u2019approccio con le famiglie della parrocchia e i bambini del catechismo, \u00e8 una complicit\u00e0 pi\u00f9 familiare in quanto ci conosciamo perch\u00e9 siamo dello stesso quartiere. E\u2019 nata quindi questa sorta di alleanza che mi ha messo in una condizione veramente favorevole. Per quanto riguarda la sfida educativa, io sento questa sfida quotidianamente, \u00e8 una sfida alla mia capacit\u00e0, alla mia creativit\u00e0 di trovare modi nuovi per entrare in comunicazione, anche se con i bambini forse \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 semplice. Il mio ruolo \u00e8 quello di comunicare il messaggio evangelico e devo dire che la scuola mi ha aiutato nel momento in cui oggi spessissimo riesco a programmare, attraverso i progetti, perch\u00e9 attraverso un progetto si pu\u00f2 individuare un argomento e focalizzarlo in modo pi\u00f9 diretto e preciso. Mi sono fatta forte di un\u2019esperienza personale io da molti anni faccio parte di una corale, \u00e8 un coro che forse nel quartiere \u00e8 conosciuto, ci siamo esibiti tantissimo in questa parrocchia che ci ospita. E\u2019un coro che ha scopi di solidariet\u00e0 e non di lucro, n\u00e9 di successo personale, portiamo solidariet\u00e0 e aiuto al prossimo. Allora, mi sono chiesta: perch\u00e9 non fare la stessa cosa con i bambini? E, forte di questa esperienza, sono nati dei cori dove i bambini sono assoluti protagonisti; attraverso questa esperienza loro hanno imparato il linguaggio musicale, che poi \u00e8 una materia che si fa a scuola, hanno imparato ad armonizzare le loro voci, ad ascoltarsi, a non prevalere l\u2019uno sull\u2019altro, e sicuramente a fare qualcosa di bello e gioioso e a portarlo anche agli altri. Vi assicuro che \u00e8 un impegno anche molto gravoso, perch\u00e9 per fare questi concerti i bambini si impegnano a fare lunghe ed estenuanti prove. Che cosa centra adesso l\u2019alleanza educativa? Si viene a creare alleanza fra le diverse agenzie: la scuola \u00e8 sempre il punto di partenza dove parte il progetto da realizzare, la famiglia per il sostegno e la collaborazione, La parrocchia che ci accoglie e ci abbraccia, \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante, e perci\u00f2 ringrazio la famiglia dei Canonici che spessissimo ci ha ospitato. Forse la mia \u00e8 stata una nota positiva, ma vi assicuro che questa alleanza dura da parecchi anni, \u00e8 una cosa bella, e spero che continui nel tempo. E\u2019 una goccia in questo grande oceano, e spero che possa proseguire ancora su questa strada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>PAOLA CARRETTA: <\/em><\/span><\/strong>Ci hai comunicato una strada, anche con la creativit\u00e0, con il tuo metterti di fronte a dei bambini in questo spirito di incontro. E la parola incontro, la parola tempo, la parola narrarsi sono venute fuori tante volte questa sera, e i relatori non si erano messi d\u2019accordo, questo vuol dire che da pi\u00f9 parti siamo giunti allo stesso punto, un punto molto importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>ANTONIO GENTILE: <\/em><\/span><\/strong>Se c\u2019\u00e8 una sfida, devo trovare le alleanze per poterla vincere, quindi ben vengano le alleanze. Ancora: non posso pretendere di vincere la sfida, n\u00e9 come genitore, n\u00e9 come educatore, n\u00e9 come docente; se pretendo di vincerla, l\u2019altro mi sente avversario e come tale mi rifiuta o deve colpirmi. Un tassista, l\u2019altro giorno, mi diceva \u201cio con mio figlio non parlo pi\u00f9\u201d. Io come educatore devo rischiare di perdere; se accetto di perdere la sfida educativa, mi metto nel giusto atteggiamento. Pensate al docente che nel momento in cui esamina, interroga, cerca di cogliere in fallo lo studente, di esercitare il suo dominio: non si preoccupa di valutare quanto sa, ma, quasi quasi, \u00e8 portato a scoprire la pagina che non sa. Devo dimostrare a me stesso, non all\u2019altro che le mie idee sono valide e pu\u00f2 l\u2019altro non pu\u00f2 non condividerle, ma io non posso non testimoniarle Un\u2019ultima cosa: i figli non sono miei, uno, perch\u00e9 se ne vanno; due perch\u00e9 sono di Dio: io mi posso preoccupare fino ad un certo punto. Lui ci deve pensare: sono i suoi. Come anche per i parroci: i parrocchiani sono di Dio, Lui ci deve pensare. L\u2019importante \u00e8 non tirarsi dietro, in questa collaborazione con Dio, con la vita; per cui, la prima alleanza che cerco \u00e8 con la vita; l\u2019altra alleanza la cerco con chi mi sta attorno. Se la vita porta avanti il suo discorso e il suo progetto, vincer\u00e0 lei: non posso pretendere di vincere io.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>INTERVENTI DELL\u2019ASSEMBLEA<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><i>LILLY IACOTUCCI: <\/i><\/span><\/strong>volevo confermare che quello che dovrebbero avere in comune la scuola, la famiglia, la parrocchia, \u00e8 questa passione nei confronti di chi hanno di fronte. Passione, che come diceva il Prof. Gentile, dovrebbe esulare dalle nostre aspettative. Non dobbiamo pensare che la persona che abbiamo di fronte vada \u201cmeno amata\u201d perch\u00e9 non corrisponde alle nostre attese, perch\u00e9 l\u2019altro percepisce benissimo se il nostro amore \u00e8 \u201cpuro\u201d o interessato. E a conferma di questo riporto l\u2019esperienza di una mia amica che si dichiara atea, ed insegna italiano in una scuola superiore a Scampia; io le ho chiesto come mai non chiedesse un trasferimento, poich\u00e9 abita al Vomero ed ha una situazione familiare complessa; lei mi ha risposto : \u201dCerto, mi muove una realizzazione professionale, ma dello stipendio forse potrei farne a meno; la cosa che mi spinge sono i ragazzi; questo mi realizza\u201d Le ho chiesto: \u201csono tanti anni che insegni l\u00e0; quali risultati hai ottenuto?\u201d \u201cnon so, perch\u00e9 ad un certo punto li lascio; sono ragazzi difficili, ex carcerati, anche maggiorenni. Se in tutti questi anni sono riuscita a salvarne anche uno solo, ne \u00e8 valsa la pena\u201d. Mi ha colpito che una persona che si dichiara atea possa avere questa passione per l\u2019uomo, per l\u2019ultimo, per il pi\u00f9 difficile. Questo ci deve guidare in tutti i nostri rapporti: con i figli, perch\u00e9, come diceva Antonio non ci appartengono. Spesso io dico: non lo amo come figli, ma come persona, che \u00e8 di pi\u00f9, \u00e8 meglio. E questo deve guidare qualsiasi educatore, in parrocchia, nella scuola. Io penso che questi momenti di insieme, di confronto ci aiutano tante volte a rettificare concetti sbagliati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>CLELIA MODESTI: <\/em><\/span><\/strong>ho sentito delle bellissime cose, e pensando alle difficolt\u00e0 che ho vissuto in prima persona nella scuola nel mettere queste realt\u00e0 in reciproco, interessante e utile tipo di collaborazione, forse dobbiamo ricordarci una cosa: c\u2019\u00e8 un punto che ci unifica comunque, ed \u00e8 la persona, che pu\u00f2 essere il ragazzo, il bambino. Pensavo ad un tempo un po\u2019 lontano, in cui si discuteva sulla possibilit\u00e0 di educarli, e si pensava che fosse un processo che va dall\u2019adulto al bambino, al ragazzo; mentre dobbiamo ricordarci che educare va in una doppia direzione, anche dal ragazzo all\u2019adulto. Perch\u00e9 questo possa avvenire, creando un tipo ideale di collaborazione, di relazione tra le due persone, occorre che l\u2019adulto consideri il ragazzo come una persona, portatrice di valori anche pi\u00f9 moderni, pi\u00f9 importanti. Il Cardinale Martini dice, parlando della sua esperienza a Milano: \u201cQuello che ho imparato, l\u2019ho imparato dai giovani, in quanto mi sono messo di fronte a loro nell\u2019ottica di uno che ha da imparare; ho imparato ad ascoltarli, a rispettarli nel loro modo di essere, e sono riuscito ad entrare in quella relazione affettiva che poi ha portato dei frutti anche nei ragazzi\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>ENZO MANGIA: <\/em><\/span><\/strong>sono arrivato in ritardo e non ho seguito tutto quanto detto; volevo esprimere questa realt\u00e0: chi soffre della crisi della famiglia sono soprattutto i figli, e quindi certamente queste iniziative che sono dirette a rafforzare l\u2019istituto familiare sono positive, anche per cercare il modo perch\u00e9 i figli soffrano di meno, perch\u00e9 si possa rafforzare la famiglia. Ritengo che a monte di tutto, per rafforzare l\u2019istituzione familiare, la soluzione \u00e8 soprattutto politica; viviamo in un tempo in cui c\u2019\u00e8 fortissima crisi di valori; la civilt\u00e0 occidentale \u00e8 allo sbando: noi che abbiamo dato la civilt\u00e0 a tutto il mondo. Domina l\u2019individualismo, l\u2019egoismo, l\u2019interesse. Il Matrimonio \u00e8 un istituto, \u00e8 un sacramento, ma non \u00e8 avvertito come tale, in quanto la maggioranza \u00e8 scettica sul piano religioso; le leggi sono contro la famiglia: ecco la necessit\u00e0 perch\u00e9 si intervenga sul piano politico, perch\u00e9 spingiamo i nostri politici perch\u00e9 si intervenga in favore della famiglia. Vengo da un convegno Movimento ecclesiale impegno culturale tenuto a Roma dove \u00e8 stata proposta un\u2019idea del prof. Casavola: quando si crea e si porta avanti un progetto di vita, si \u00e8 in due; nella conclusione di questo progetto non pu\u00f2 essere uno solo a decidere. Mi riferisco all\u2019aborto, che per noi cattolici \u00e8 un delitto. Perch\u00e9 si inizia il primato della donna nell\u2019ambito della famiglia. Nell\u2019istituto della famiglia, quando si stabilisce di mettere al mondo una creatura, a un certo momento uno dei due non pu\u00f2 venir meno; bisogna essere in due nella conclusione come nella partenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>PAOLA CARRETTA: <\/em><\/span><\/strong>\u00e8 necessario un chiarimento; stasera ci chiedevamo come mettere insieme famiglia, scuola, catechesi per vincere la sfida educativa; ci siamo detto che \u00e8 molto difficile vincerla, che forse non ci riusciremo, ma abbiamo necessit\u00e0 di essere stabili, ma anche flessibili, in quanto se in passato contava soprattutto la continuit\u00e0, la stabilit\u00e0, oggi prevale la flessibilit\u00e0 e il cambiamento, ma li dobbiamo prendere in senso positivo, e quindi adeguarci ai nuovi valori della societ\u00e0, anche per quanto riguarda i nostri figli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho notato che per quanto riguarda i giovani, esistono fasce di et\u00e0 che hanno enormi differenze; ci sono fasce d\u2019et\u00e0 che hanno grande esigenze di comunicare di riunirsi in una comunit\u00e0, anche attraverso i social network; c\u2019\u00e8 un\u2019altra fascia d\u2019et\u00e0 che va dai 20 in gi\u00f9 che ha altre esigenze: si isola; molto spesso i ragazzi sono molto attaccati ad es. ai videogiochi, che li fanno rinchiudere in s\u00e9. La cosa che accomuna le due fasce d\u2019et\u00e0 \u00e8 che entrambe vivono in un loro mondo che \u00e8 distante da quello reale. Si dovrebbe coinvolgerli, far capire loro che quello che gli vogliamo dare pu\u00f2 essere utile, poich\u00e9 quello che siamo oggi, lo saranno loro domani. Bisogna far capire che quello che gli stiamo dando serve per la vita reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><i>MANLIO MEROLLA: <\/i><\/span><\/strong>Voglio ringraziare per questo incontro, che ci fa confrontare; e vorrei apportare un suggerimento, un\u2019osservazione, un\u2019esperienza. L\u2019alleanza: bisogna stare molto attenti, quando si usa questo termine nel processo educativo, perch\u00e9 dietro l\u2019alleanza si pu\u00f2 nascondere qualcos\u2019altro, come la delega, come pu\u00f2 essere nel caso dei genitori, che delegano ai nonni, agli zii o ancora peggio ai media, che comporta gravi danni. Per accogliere questa sfida, il nostro peggior nemico non \u00e8 il processo educativo, nemmeno gli strumenti, e nemmeno i ragazzi; il nemico \u00e8 il Maligno, il divisore che si frappone laddove ci pu\u00f2 essere gioia. E come combattere? Con la nostra credibilit\u00e0, attraverso il portatore di pace e di amore. Nella mia attivit\u00e0 di criminologo, spesso mi ritrovo ad avere a che fare con bambini che hanno facce d\u2019angelo, ma dentro ben altro. Un\u2019esperienza: un bambino poco pi\u00f9 che undicenne che aveva sgozzato un coetaneo per un giocattolo; alla domanda \u201cCosa faresti se potessi tornare dietro?\u201d, ha risposto \u201cMi pulirei le scarpe\u201d; erano le scarpe sporche di sangue della sua vittima. E quando i suoi genitori, due professionisti di altissimo livello, ci hanno posto la domanda: \u201cMa come mai?\u201d, gli ho chiesto: \u201cdove eravate quando vostro figlio stava davanti al televisore, alla play station, al computer?\u201d Da un\u2019indagine, la maggior parte delle cose che questo bambino percepiva erano immagini, di combattimento, di omicidi. E\u2019 un bambino che non ha un codice di decodificazione, per cui la realt\u00e0 virtuale diventa la realt\u00e0. E allora qual \u00e8 la responsabilit\u00e0 dei genitori? La presenza attiva, essere presenti. La nostra presenza diventa anche garanzia di decodificazione, di dare un messaggio diverso da quello che il bambino pu\u00f2 ricevere. Ci sono ragazzi di 15-16 anni che hanno introitato esperienze che poliziotti dell\u2019anticrimine hanno acquisito in tanti anni di carriera., ma il poliziotto pu\u00f2 decodificare, il minore no. Ecco la nostra responsabilit\u00e0: essere presenti. Oggi noi genitori non giochiamo con i nostri figli; se i loro giochi sono diversi dai nostri, proponiamo i nostri; attraverso il gioco, possiamo proporre valori, quali l\u2019onest\u00e0, la lealt\u00e0; e da tante esperienze raccolte, questo ha sortito effetti positivi. La scuola; tante volte ho colto dei docenti che dicevano \u201cIo ho ripreso qualche ragazzo, e i genitori, invece di allearsi, difendono ad ogni costo il figlio\u201d Ecco l\u2019alleanza che dobbiamo fare coi docenti. Come diceva il Prof. Gentile: i messaggi devono essere univoci, facciamo in modo di essere compatti, poich\u00e9 se lavoriamo per lo stesso obiettivo, siamo noi adulti ad avere una responsabilit\u00e0 maggiore. E\u2019 bello anche sapere che i figli non ci appartengono, come dice Gibran in una bella poesia. Appartengono alla vita. E se \u00e8 vero che i figli appartengono alla vita, al mondo, tutti i figli, anche quelli degli altri sono figli nostri. Ecco quello che dobbiamo raccogliere. Essere genitori del nostro tempo, non solo per i nostri figli, ma per tutti i ragazzi, diventando uniti, diventando testimonianza. Nelle nostre famiglie, soprattutto con la preghiera. Siano chiamati ad essere testimoni e missionari nelle nostre famiglie; col silenzio, non occorrono parole, opere ciclopiche. L\u2019ultimo esempio. Sono padre di due ragazze; quando erano pi\u00f9 piccole si rifiutavano di partecipare alla preghiera del sabato e della domenica con noi; non abbiamo mai insistito, abbiamo continuato a pregare, e il giorno in cui ci siamo dimenticati, c\u2019\u00e8 stata la risposta: mia figlia, col Vangelo sotto il braccio, chiedeva di pregare con noi. Che cosa abbiamo fatto? Nulla, abbiamo continuato ad essere quello che siamo. Amiamo di pi\u00f9, parliamo di meno, e facciamoci \u201csquadra\u201d!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>FULVIO FREDA:<\/em><\/span><\/strong>\u00a0Vi ringrazio per le indicazioni che ci avete dato. Vorrei sapere se ho colto bene alcune cose. Innanzitutto, Antonio ha parlato di \u201cnon famiglia\u201d, dunque la famiglia non c\u2019\u00e8, e questo \u00e8 grave, poich\u00e9 se manca l\u2019agenzia educativa principale, \u00e8 ben difficile che ci sia un processo educativo. Manca il senso della famiglia; forse, e non \u00e8 solo, secondo me, una responsabilit\u00e0 politica, \u00e8 una responsabilit\u00e0 di educazione: se noi facciamo in modo che le nostre famiglie siano belle, induciamo anche a fare belle famiglie in futuro. Qui in parrocchia abbiamo capito che i corsi prematrimoniali non sono sufficienti a preparare alla famiglia: la cosa va a monte, e allora perci\u00f2 pensiamo agli innamorati, a quelli che sono lontani dal matrimonio, la cosa va dopo che si \u00e8 celebrato il rito del matrimonio, quando si celebra il Matrimonio, e perci\u00f2 sono sorti i gruppi di Sposi Giovani e di Famiglie Insieme: \u00e8 un\u2019educazione continua, un po\u2019 come viene richiesta a noi medici. E\u2019 necessario mettersi in discussione, aggiornarsi continuamente, perch\u00e9 l\u2019educatore deve essere soprattutto educato, in quanto non ci possiamo dire mai arrivati. Se abbiamo la volont\u00e0 di dare qualcosa, dobbiamo avere anche l\u2019umilt\u00e0 di ricevere qualcosa. Se non sappiamo essere umili, non possiamo accedere a questa cosa grande che \u00e8 l\u2019educazione; e qualche volta, mi permetto di dire, invece di rompere la testa contro il muro, forse vale la pena di rompere la testa contro un\u2019altra persona, col fratello, cio\u00e8 confrontarsi con qualcuno: dal confronto, dalla relazione, scaturisce l\u2019educazione. Perci\u00f2 mi piace molto il termine \u201ccomplicit\u00e0\u201d che Silvana ha usato: dalla complicit\u00e0 tra genitori nasce un\u2019indicazione valida; dalla complicit\u00e0 tra agenzie educative, se si raggiunge l\u2019accordo sugli scopi da perseguire, nasce qualcosa di buono. Infine, e lo chiedo soprattutto a Tonino che \u00e8 stato impegnato negli organismi di partecipazione: servono questi organismi di partecipazione per favorire l\u2019alleanza? Forse c\u2019\u00e8 preclusione, gi\u00e0 da parte di chi li dovrebbe favorire: la partecipazione alle votazioni \u00e8 cos\u00ec scarsa. Questi organismi che nascono per favorire la partecipazione, la democrazia, potrebbero essere utilizzati per costruire ed aumentare l\u2019alleanza? Forse anche qui, \u00e8 un problema di rapporti: forse bisogna far capire che non si \u00e8 cosa fastidiosa, fumo nell\u2019occhio, cosa che si deve fare per forza, ma soprattutto possibilit\u00e0 di rapporto, di confronto, come nella nostra esperienza familiare \u00e8 capitato, in quanto Linda mia moglie \u00e8 stata presente per 6 anni nel consiglio d\u2019istituto, mirando a costruire soprattutto rapporti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>PAOLA CARRETTA:<\/em><\/span><\/strong>\u00a0Purtroppo, questi organi si sono svuotati di contenuto, negli anni, perch\u00e9 si aspetta da tempo una riforma degli organi collegiali che non arriva. Quando sono nati, gli organi collegiali avevano ben altri scopi, ben altri obiettivi, e molti dei quali sono stati raggiunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>GIOVANNI BARBARO: <\/em><\/span><\/strong>padre di 3 figli, e non so fare il padre; ho una grande confusione. Forse mi potete aiutare. Mi ha colpito l\u2019introduzione di Antonio, quando diceva: le informazioni sono troppe, e forse andrebbero ridotte; ed Anna diceva: \u201callora mettiamoci d\u2019accordo su quali informazioni dare&#8221;. La chiave della serata \u00e8 questa. Riflettevo che una linea comune tra famiglia scuola e parrocchia esiste; forse non pu\u00f2 essere utilizzata in tutti i contesti : \u00e8 l\u2019amore. Riflettiamoci un attimo: la famiglia \u00e8 societ\u00e0 naturale fondata sull\u2019amore; anche la Parrocchia ci dice che qualsiasi regola Cristo ci dia, parte dalla proposta di amore. \u201cUna regola ti do: Devi amare. Poi fai quello che ti pare; se agisci con amore, andr\u00e0 sempre bene\u201d. Questo \u00e8 un messaggio che la parrocchia non d\u00e0 in maniera sempre esplicita; si propinano delle regole, e tu cerchi di entrare faticosamente in uno di quei 10-12 schemi che ti hanno messo in testa, e magari non serve lo schema, serve superarli tutti, serve dire \u201ctu devi amare, poi ti comporterai come l\u2019amore ti fa sentire\u201d. Quando facevo il corso prematrimoniale, venne fuori la domanda: \u00e8 giusto punire un figlio fino a dargli uno schiaffo? Chi pu\u00f2 dirlo al di fuori del contesto? Si pu\u00f2 amare sia dandolo che non dandolo. La famiglia dovrebbe tenerlo presente, innanzitutto a partire dai genitori, che dovrebbero essere i primi ad essere educati ad amare, e in questo forse la parrocchia potrebbe fare molto, oggi. Antonio diceva che l\u2019adulto una volta era detentore dell\u2019informazione, e la cosa era pi\u00f9 semplice. Parlando dell\u2019insegnamento: ho qualche infarinatura di diritto, e so che per interpretare una legge bisogna chiedersi quali fossero le intenzioni del legislatore. Nella Costituzione ci sono i primi articoli che sono fondamentali: dire che le persone sono uguali e che dobbiamo darci da fare perch\u00e9 lo siano realmente. In una situazione di disparit\u00e0, stai facendo di tutto perch\u00e9 ci sia uguaglianza, in altre parole: stai amando? Con i miei figli sto cercando di dirgli che un oggetto non \u00e8 \u201cmio\u201d, ma di chi ne ha bisogno, \u00e8 andare oltre il concetto di propriet\u00e0: l\u2019oggetto pu\u00f2 essere tuo, ma non si pu\u00f2 privare del piacere di quell\u2019oggetto chi ne ha bisogno. E questo, in parrocchia, in famiglia si chiama amore. Nella scuola forse si chiama diritto, interpretazione giusta delle norme giuridiche, ma \u00e8 sempre amore. Se le 3 agenzie non educano all\u2019amore, difficilmente si potrebbe giocare una partita, che \u00e8 erroneo dire che si vince o si perde: si gioca, e questo basta. Siamo chiamati a giocare, con quello che abbiamo ricevuto, quello che riceviamo, e quello che diamo, con quello che veniamo imparando, con l\u2019aiuto degli altri, ma soli; come ha detto d. Franco, indicando di sbattere la testa contro il muro, nel senso di saper fare silenzio. Se mio figlio ad es. trova difficolt\u00e0 ad andare a messa la domenica, perch\u00e9 lo sente come obbligo, qualcosa che lo rende schiavo, l\u2019unica cosa che dovr\u00f2 insegnargli, come articolazione dell\u2019amore, \u00e8 dirgli: \u201cC\u2019\u00e8 una cosa che ti pu\u00f2 rendere libero: \u00e8 il fermarti, almeno una volta la settimana, far tacere tutte le informazioni che sono intorno a te, di fermarti e di guardarti dentro; questo pu\u00f2 renderti libero per considerare le informazioni ricevute, che non ti devono soggiogare. Tu sei il padrone della tua vita, e tu hai il dovere di cambiarla&#8221;. Kant afferma che la prima cosa per poter apprendere bisogna essere consapevoli che si \u00e8 diversi dalle cose che si conoscono. Si \u00e8 diversi da Facebook, che \u00e8 uno strumento. Secondo come sei tu utilizzerai quello strumento. La scuola \u00e8 uno strumento; secondo come sei tu, padre, la scuola sar\u00e0 uno strumento, buono o cattivo, per tuo figlio, e anche per te.\u00a0L\u2019unica informazione che dobbiamo dare \u00e8 che l\u2019unica cosa da fare \u00e8 amare, e come articolazione di questo comprendere che sei diverso da tutto ci\u00f2 che ti circonda, e che sei tu il padrone della tua vita, potemmo aver indotto su una strada che possa percorrere da solo e possa utilizzare degli strumenti, senza che sia demonizzati o esaltati. Anche sulla comunione-separazione dei beni nel matrimonio non si pu\u00f2 dare direttive; bisogna essere padroni del proprio agire, farsi guidare dall\u2019amore. Forse se riusciamo a passare questo, abbiamo messo d\u2019accordo tutte e tre le agenzie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>FULVIA STELLATO: <\/em><\/span><\/strong>volevo chiedere una cosa al Prof. Gentile. Si \u00e8 notata la differenza tra un comunicatore consapevole come lui e gli altri che comunicavano la loro esperienza in maniera semplice. Oltre che il messaggio, e su quello ci possiamo mettere d\u2019accordo, non ci serve anche un veicolo, non bisogna essere anche dei buoni educatori? Se stiamo parlando di sfida educativa, dobbiamo raggiungere i ragazzi con un messaggio che arrivi loro. E allora mi chiedo: come mai, nella scuola gli insegnanti non conoscono tecniche di comunicazione? Se un\u2019agenzia sclerotica come quella nella quale lavoro, l\u2019agenzia delle entrate, che ha a che fare con i numeri, nel momento che si \u00e8 messa al servizio delle persone, ha fatto fare ai dipendenti dei corsi, non \u00e8 importante che ci sia questo anche per gli insegnanti, ma anche per i catechisti, nel cui compito \u00e8 essenziale che si conoscano tecniche di comunicazione? E forse anche i genitori, che devono cambiare, come gli allenatori che in corso d\u2019opera cambiano la tattica, pur di raggiungere lo scopo. Non sarebbe giusto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>ANTONIO GENTILE: <\/em><\/span><\/strong>Posso rispondere solo con una battuta, altrimenti dovremmo fare un corso universitario di tecniche della comunicazione. La Chiesa, nella sua esperienza antica, aveva sempre proibito che i preti parlassero in chiesa; l\u2019omelia quotidiana non era prevista, quella domenicale era affidata ad un predicatore, tanto che anche quando c\u2019era il vescovo era sempre il predicatore a parlare. Pu\u00f2 sembrare un\u2019eresia, detta oggi, ma obiettivamente era giustificata. A seconda dei ruoli che si occupa, bisogna imparare a comunicare. Ogni comunicazione dovrebbe essere complementare e non simmetrica. Invece utilizziamo sempre la modalit\u00e0 simmetrica: se tu dici A, io dico A, se dici B, io dico B. Se il ragazzo alza il tono, io alzo il tono, e cos\u00ec via: si crea rottura delle relazioni. Il modello di comunicazione dovrebbe essere complementare; non posso andare sulla stessa lunghezza d\u2019onda dell\u2019altro, altrimenti entro in conflitto. Bisogna imparare a comunicare esprimendo la volont\u00e0 di comunicare e bisognerebbe avere l\u2019umilt\u00e0 che se non so comunicare, riduco la mia comunicazione. Tanti insegnanti, tanti sacerdoti, tanti urlatori televisivi dovrebbero avere l\u2019umilt\u00e0 di ridurre la comunicazione, se non la sanno gestire, se non sanno gestire la dinamica comunicativa. Questo, il mio punto di vista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>MARIA SPAGNUOLO: <\/em><\/span><\/strong>un\u2019ultima parola, a nome anche del Centro Profetico, per ringraziare tutti voi, sperando che questo incontro porti dei frutti. Ringraziamo il Parroco, che ci ha dato questa possibilit\u00e0; ringraziamo i nostri amici \u201cesperti\u201d, e vogliamo consegnare loro, come un piccolo segno, il documento \u201cEducare alla vita buona del Vangelo\u201d che ha dato al Centro Profetico lo spunto per questo incontro; lo consigliamo anche a tutti voi, in quanto sono le linee pastorali dei Vescovi italiani fino al 2020. Inoltre, avrete anche un memorandum: vogliamo proporvi degli incontri mensili sul tema dell\u2019educazione, indirizzati soprattutto a genitori ed educatori. Chiudiamo ancora con la musica, come ulteriore indicazione: non facciamo morire i sogni dei nostri ragazzi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Famiglia, scuola, parrocchia: alleanza per la sfida educativa 28 ottobre 2011 Trascrizione dell&#8217;incontro Riportiamo la trascrizione delle relazioni e degli interventi dell&#8217;incontro dibattito: &#8220;Famiglia, Scuola, Parrocchia: alleanza per la sfida educativa&#8220;, tenutosi Venerd\u00ec 28 ottobre alle ore 20 nella chiesa di Piedigrotta. 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