{"id":5499,"date":"2016-03-17T19:45:09","date_gmt":"2016-03-17T18:45:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/?page_id=5499"},"modified":"2022-01-07T06:48:03","modified_gmt":"2022-01-07T06:48:03","slug":"b-to-6","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/ricordiamoli\/omelie_top\/anno-b\/per-annum-2-18\/b-to-6\/","title":{"rendered":"6a T.O."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">VI DOMENICA T.O.\u00a0&#8211; Anno B<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">(Lv 13,1-2.45-46; Sal.146; 1Cor 10,31-11,1; Mc 1,40-45)<\/span><\/p>\n<div class=\"su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus su-spoiler-closed\" data-anchor=\"a\" data-scroll-offset=\"0\" data-anchor-in-url=\"no\"><div class=\"su-spoiler-title\" tabindex=\"0\" role=\"button\"><span class=\"su-spoiler-icon\"><\/span>domenica 12 febbraio 2006<\/div><div class=\"su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim\">\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"><strong>\u201c Lo supplicava in ginocchio\u201d<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Meditiamo queste parole in un clima di preghiera, perch\u00e9 la nostra fede possa crescere e motivare una operativit\u00e0 concreta.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Con questo gesto di implorazione Marco ci presenta la condizione del malato, resa pi\u00f9 drammatica per quella malattia, che la tradizione antica riteneva segno di colpa e costringeva all\u2019emarginazione pi\u00f9 rigida, come abbiamo ascoltato nella prima lettura. La fede, tuttavia, rende libero l\u2019ammalato di presentarsi a Ges\u00f9, come per un\u2019intuizione che Ges\u00f9 <strong><em>\u201cpu\u00f2\u201d<\/em><\/strong>, che ha in s\u00e9 un potere di ricreazione e che questo potere si accompagna a una volont\u00e0 di bene: <strong><em>\u201cse vuoi \u2026 puoi\u201d<\/em><\/strong>. A volte la mancanza di libert\u00e0 \u00e8 dovuta alla coscienza dei propri limiti, alla vergogna e alla timidezza che ci paralizzano, rendono difficile accettare l\u2019aiuto di Dio e degli altri, tolgono alla libert\u00e0 la gioia che accompagna l\u2019andare a supplicare Ges\u00f9.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> La reazione del Signore \u00e8 di compassione e di ira. Il testo \u00e8 incerto, perch\u00e9 nei documenti che riportano i termini greci originari c\u2019\u00e8 confusione: pu\u00f2 trattarsi di compassione o di ira. Ma forse questa incertezza \u00e8 anche un aiuto provvidenziale, ci fa intuire che la compassione \u00e8 suscitata dall\u2019angoscia umana come appare al capitolo ottavo: <strong><em>\u201c\u2026 essendoci di nuovo molta folla, che non aveva da mangiare, chiam\u00f2 a s\u00e9 i discepoli e disse loro: \u2018Sento compassione di questa folla\u2026\u2019 \u201d<\/em><\/strong> (Mc.8,1-2). Ges\u00f9 rivela un cuore compassionevole verso l\u2019umanit\u00e0: dimentica quelli che potrebbero considerarsi i diritti di Dio, sanciti dalla legge, e guarda solo al bene dei fratelli. La compassione \u00e8 motivo forte in tutte le culture, specialmente in quelle orientali, anche di matrice buddista, da cui abbiamo molto da imparare. La sua ira \u00e8 causata, invece, dal male che turba l\u2019armonia della creazione ed \u00e8 anche reazione per l\u2019emarginazione, frutto della tradizione umana, che Marco riferisce ancora, a proposito di una guarigione in giorno di sabato, di fronte alla quale i dottori della legge non hanno il coraggio di prendere posizione: <strong><em>\u201cMa essi tacevano. E guardandoli tutt\u2019intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore\u2026\u201d<\/em><\/strong> (Mc.3,5).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Ges\u00f9 \u00e8 indignato e rattristato dalla durezza del cuore, ma la sua ira \u00e8 anche segno della determinazione del suo temperamento, del suo volere con forza combattere il male morale e fisico in tutte le sue forme, volont\u00e0 che si manifesta non come un desiderio generico, ma col gesto concreto di toccare il malato, noncurante delle impurit\u00e0 legale: esso svela \u2013 come leggiamo su di un\u2019iscrizione funebre greca \u2013 <em>\u201cDio dalla mano che lenisce il dolore\u201d<\/em>. Perci\u00f2 i malati vogliono incontrare il Signore e toccarlo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Il malato guarito \u00e8 mandato via subito. \u00c8 la preoccupazione di Ges\u00f9 nel Vangelo di Marco: mantenere il segreto sulla propria identit\u00e0 fino al momento della passione, che sar\u00e0 lo svelamento pieno nelle parole dell\u2019ufficiale romano:<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> <strong><em>\u201cVeramente quest\u2019uomo era Figlio di Dio\u201d<\/em><\/strong> (Mc.15,39)<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Marco preferisce farci contemplare il Figlio dell\u2019uomo, che agisce nella semplicit\u00e0 dei gesti umani, non straordinari e portentosi. Per comprendere bene Ges\u00f9, sembra dirci, bisogna conoscerlo come servo sofferente, in tutto il suo itinerario di dono totale, che avr\u00e0 il suo culmine sulla croce. Perci\u00f2 occorre che i discepoli ne condividano lo stile di vita.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Si direbbe che, nel racconto di Marco, vi sia l\u2019incontro di due disobbedienze:<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> \u2022 quella del malato di lebbra, che infrange l\u2019ordine di stare lontano e grida al Signore il suo dolore e la sua speranza;<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> \u2022 quella di Ges\u00f9 che va oltre il divieto tradizionale e lo tocca, per testimoniare al malato vicinanza e affetto, mentre, secondo la legge antica, il lebbroso rendeva impuro chi lo toccava.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Per attualizzare ricordiamo le parole pronunciate da Giovanni Paolo II l\u201911 febbraio 2000, nella giornata del malato:<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> <em>\u201cAl tramonto del secondo millennio non si pu\u00f2 dire che l\u2019umanit\u00e0 abbia fatto quanto \u00e8 necessario per alleviare il peso immenso della sofferenza che grava sui singoli, sulle famiglie e sull\u2019intera societ\u00e0. Quasi sembra che, specialmente in quest\u2019ultimo secolo, sia stato ampliato il fiume del dolore umano, gi\u00e0 grande per la fragilit\u00e0 della natura dell\u2019uomo e della ferita del peccato originale, con l\u2019aggiunta di sofferenze inflitte dalle cattive scelte dei singoli e degli stati\u2026Ho davanti al mio sguardo non soltanto i letti degli ospedali dove giacciono tanti infermi, ma anche le sofferenze dei profughi, dei bambini orfani, delle tante vittime dei mali sociali e della povert\u00e0\u201d<\/em>.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> In questi sei anni non sembra che qualcosa sia migliorato.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Oggi papa Benedetto ci dice che nell\u2019insegnamento e nei gesti di Cristo:<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> <em>\u201csi compie quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale Egli si dona per rialzare l\u2019uomo e salvarlo. Amore, questo, nella sua forma pi\u00f9 radicale. Lo sguardo rivolto al fianco squarciato di Cristo, di cui parla Giovanni (19,37), \u2026 partendo da l\u00ec deve ora definirsi che cosa sia l\u2019amore. A partire da questo sguardo il cristiano trova la strada del suo vivere e del suo amare\u201d<\/em> (Dio \u00e8 amore,12).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Di questo amore, come credenti, non facciamo solo esperienza di ascolto, di qualcosa che ci viene annunciato. Partecipando all\u2019Eucarestia, quest\u2019amore incarnato di Cristo si fa nutrimento, comunione, diventa capacit\u00e0 di andare contro le proprie abitudini, per vivere la carit\u00e0, ci coinvolge nel dinamismo dell\u2019amore di donazione, in cui etica e carit\u00e0 si fondono con le caratteristiche della socialit\u00e0. Nell\u2019Eucarestia c\u2019\u00e8 l\u2019esperienza dell\u2019essere amati e contemporaneamente del poter amare, al di l\u00e0 dei propri limiti. Contemplando il fianco squarciato di Cristo, contempliamo Dio che va contro se stesso, rinuncia al proprio diritto, si lascia uccidere sulla croce, per amore. Si comincia a sperimentare la libert\u00e0 di scavalcare i tanti divieti che la tradizione e il cos\u00ec detto \u201cbuonsenso\u201d impongono, facendo del fratello bisognoso, anche se malato e sporco, dell\u2019impegno nel territorio, il punto reale di incontro con Dio.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Questo dovr\u00e0 essere il cammino della Chiesa obbediente al comando del Signore: <strong><em>\u201cFate questo in memoria di me\u201d<\/em><\/strong>. Il Vangelo \u00e8 il rischio che Ges\u00f9 ci chiede, scavalcare i limiti della tradizione, della preoccupazione di quanto la gente dir\u00e0 di noi. L\u2019amore per il fratello bisognoso sar\u00e0 manifestazione del \u201cdi pi\u00f9\u201d di amore che Cristo porta dalla vita trinitaria, manifesta sulla croce e domanda ai suoi discepoli, perch\u00e9 lo vivano.<\/span><\/p>\n<\/div><\/div> <div class=\"su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus su-spoiler-closed\" data-anchor=\"a\" data-scroll-offset=\"0\" data-anchor-in-url=\"no\"><div class=\"su-spoiler-title\" tabindex=\"0\" role=\"button\"><span class=\"su-spoiler-icon\"><\/span>domenica 15 febbraio 2009<\/div><div class=\"su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim\">\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Ancora sofferenza, ancora Ges\u00f9 che incontra chi soffre.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Il lebbroso, nel testo, intuisce il valore di una presenza: si fa avanti e si affida, \u201cSe vuoi\u201d. E Ges\u00f9 lo conferma con la propria volont\u00e0. Tutto \u00e8 all\u2019insegna della compassione umana di Dio che, nella vicenda del Figlio fatto uomo, assume non un\u2019umanit\u00e0 ideale, ma quella reale, perci\u00f2 imperfetta e sofferente. Tutto all\u2019insegna della compassione, che a nostra volta dobbiamo chiedere come un dono allo Spirito Santo, perch\u00e9 solo Dio pu\u00f2 donarla.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Ancora la mano, prima della parola. \u00c8 il simbolo dell\u2019iniziativa di Dio che si china sull\u2019uomo; e della libert\u00e0 di cui Ges\u00f9 \u00e8 portatore, nella confidenza, che supera ogni divieto legale di contatto con la malattia. Nel comportamento di Ges\u00f9 non vi sono situazioni inaccessibili, esse sono luoghi in cui Dio si rende prossimo e dice: \u201cLo voglio!\u201d, \u201cVoglio starti vicino!\u201d<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Ancora il riserbo, quasi ruvido: \u201cLo cacci\u00f2 via subito\u201d. Saranno altri a constatare la guarigione. Ges\u00f9 rifiuta ogni trionfalismo chiassoso e sceglie di nascondersi, quasi timoroso di finire nel protagonismo, nel devozionismo miracolistico. Sembra indicare che Dio invita l\u2019uomo all\u2019incontro, in solitudine, in un silenzio in cui gli sia possibile di comunicare &#8211; nella voce di un \u201csilenzio sottile, simile a un soffio\u201d (1Re,19-12) &#8211; la sua sapienza eterna a riguardo di ogni realt\u00e0, compresa la malattia, senza ambiguit\u00e0, ponendo cos\u00ec l\u2019uomo interlocutore \u201cdalla parte del proprio cuore\u201d, nelle \u201cviscere\u201d, come dice il nostro dialetto e come dice la parola greca usata da Marco, secondo la cultura che poneva nelle viscere il luogo dei sentimenti pi\u00f9 intimi e delicati.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Sembra emergere, in Ges\u00f9, la predilezione per l\u2019incontro personale, che matura nel tempo, nel riconoscimento di quello che nasce dentro, quando lo si incontra in profondit\u00e0, lo si ascolta, si comincia a seguirne la novit\u00e0 di idee e di programmi. Dal silenzio nasce la fede personale e fiorisce la decisione di testimoniarlo, di \u201cnarrare ai fratelli la sua misericordia\u201d (Colletta). Nel silenzio matura la libert\u00e0 dalla paura, quella che si presenta puntuale quando si viene chiamati a vivere qualcosa che appare sproporzionato alla propria capacit\u00e0 di gestione e di intervento; la libert\u00e0 dal terrore che assale quando ci si trova davanti al male socialmente pericoloso e segnato, per di pi\u00f9, da una connotazione morale o religiosa, quando la si ritiene punizione o maledizione di Dio.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> La situazione del lebbroso \u00e8 ben indicata dal testo del Levitico: \u201cSe ne star\u00e0 solo, abiter\u00e0 fuori dall\u2019accampamento\u201d. Cos\u00ec era la tradizione ebraica, incapace di intuire una qualche positivit\u00e0 nella malattia, preoccupata di evitare il contagio.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> La descrizione, che ci fa inorridire, suscita delle domande: la separatezza del sofferente riguarda solo l\u2019ieri? Solo quella cultura? \u00c8 solo questione del tempo passato, dei non cristiani?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> La liturgia oggi ci popone l\u2019incontro del Signore con una persona emarginata e sola ed invita all\u2019attualizzazione, nella responsabilit\u00e0 di andare in profondit\u00e0. Sorretti dalla parola di Dio.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Vi sono momenti in cui la malattia, del corpo e del cuore, corrode la mente, spinge alla separatezza, devasta con gli interrogativi e genera il rancore verso se stessi e l\u2019indisponibilit\u00e0 al rapporto di amicizia ed al lasciarsi aiutare, fa sentire antipatici e di peso, conduce al rifiuto di Dio. E la spinta della societ\u00e0 accresce il senso di marginalit\u00e0 con la negazione dell\u2019imperfetto, del brutto, di quello che non corrisponde ai canoni dell\u2019estetica in voga e fa male. Questa marginalit\u00e0 in cui si trova il sofferente rende incapace di comunione anche chi vive accanto alla persona che soffre. \u00c8 molto difficile amare chi non si ama. \u00c8, purtroppo per tutti, sempre pi\u00f9 frequente avere giustificazioni sincere per allontanarsene. C\u2019\u00e8 perci\u00f2 una responsabilit\u00e0 sociale intorno alla sofferenza, che la riflessione recente chiama \u201cpeccato strutturale\u201d, cio\u00e8 frutto della struttura della societ\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Sentirsi soli e fuori dalla convivenza umana condivisa \u00e8 una condizione di separazione. Lasciare le persone nella solitudine, senza un vero e serio discernimento sul come aiutare i loro cuori prima ancora che i loro corpi; non conquistarsi, sia pure con fatica, la capacit\u00e0 di limare gli eccessi di impegni che soffocano la vita, forse accresce la patologia sociale dell\u2019emarginazione. In buona fede ci appoggiamo ai fratelli e alle sorelle che vengono da lontano e ci sono preziosi con il loro aiuto. Ma non ci esimono dal servizio verso chi soffre. Forse \u00e8 opportuno interrogarsi su questo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> La pagina del vangelo di Marco rovescia la situazione dai due versanti, il proprio e dell\u2019ammalato. La presenza, mite, serena, povera di s\u00e9, di Ges\u00f9 autorizza il malato ad avvicinarsi e a domandare: \u201cSe vuoi\u201d, e si colora di concretezza nel gesto rischioso di toccare. Il contatto significa: \u201cTi accetto come sei\u201d. Ges\u00f9 entra in relazione con il malato, i suoi sentimenti si \u201cmischiano\u201d con quelli di lui, gli comunica la propria integrit\u00e0, e la lebbra emarginante sparisce, come una restituzione alla vita.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Ges\u00f9 non si sottrae alla ricerca della relazione che tira fuori dalla fatica di accettare chi non si accetta in se stesso. Questa fatica aiuta a superare l\u2019angoscia con il dono della \u201cstoltezza della croce\u201d(1Cor. 1,23). Pone nella propria persona il segno dell\u2019attenzione alla persona umana, fino alla predilezione per i sofferenti, qualsiasi sia la radice del loro male: la colpevolezza evidente dell\u2019adultera, la condizione \u201cirregolare\u201d della samaritana, la mensa ingiusta di Zaccheo. Condivide tutto, \u00e8 specchio della fedelt\u00e0 di Dio. Non elimina le contraddizioni dell\u2019esistenza, ma accompagna l\u2019uomo. Ci aiuta nel diventare capaci di accettare noi stessi e quanto soffrono nella convivenza senza rifiutare i limiti e cercando di porre i piccoli gesti che danno gioia e respiro alle esistenze provate.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> \u00c8 un dono che dobbiamo domandare con umilt\u00e0.<\/span><\/p>\n<\/div><\/div> <div class=\"su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus su-spoiler-closed\" data-anchor=\"a\" data-scroll-offset=\"0\" data-anchor-in-url=\"no\"><div class=\"su-spoiler-title\" tabindex=\"0\" role=\"button\"><span class=\"su-spoiler-icon\"><\/span>domenica 12 febbraio 2012<\/div><div class=\"su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim\">\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Ancora un\u2019azione di guarigione istantanea che il Signore opera verso un uomo ben consapevole di essere preda della morte e portatore di essa. Malato e respinto dalla comunit\u00e0 sociale e religiosa. Solo Dio pu\u00f2 risanare una persona nelle sue condizioni, come con una nuova creazione. Il lebbroso vede questa potenza ricreatrice di Dio in Ges\u00f9: \u201cLo supplicava in ginocchio\u201d. E Ges\u00f9 lo conferma nella fede con la sua volont\u00e0 potente: \u201cLo voglio!\u201d. Voglio quello che mi domandi perch\u00e9 hai creduto in me.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Marco ci dice, in questo primo capitolo, che il venire di Dio nella persona di Ges\u00f9 \u00e8 la rivelazione del suo amore di compassione, amore che lo obbliga a non passare accanto alla sofferenza umana senza condividerla in profondit\u00e0, senza farla propria realmente. Nel suo Figlio incarnato Dio non \u00e8 alla ricerca di un\u2019umanit\u00e0 ideale, da copertina o da teoria del benessere ad ogni costo. Perci\u00f2 Ges\u00f9 prende su di s\u00e9 la sofferenza nella sua verit\u00e0 pi\u00f9 cruda, in una compassione portata come una sofferenza di Dio creatore che anela al ricongiungimento con le sue creature e mostra l\u2019intensit\u00e0 del suo anelito doloroso nel punto massimo della rivelazione della croce.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Compassione concreta. Riascoltiamo i verbi che Marco ha proposto per la guarigione della suocera di Simone: \u201ctese la mano, la tocc\u00f2\u201d. \u00c8 la presenza di Dio Padre che si inclina, si protende, dona la forza facendosi debolezza, mostrandosi carico di tenerezza. \u00c8 un\u2019immagine che richiama la straordinaria opera d\u2019arte di Rembrandt, l\u2019abbraccio del vecchio padre al figlio che torna a casa nel capitolo 15 di Luca, dove le due mani sul dorso sono una maschile ed una femminile: forza e debolezza, decisione e tenerezza.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Presenza di Dio in Ges\u00f9 che si muove nella noncuranza per tutte le prudenze e le cautele che la logica delle purit\u00e0 legali e religiose pretendeva di imporre, nella forte affermazione che non esistono ambiti e situazioni inaccessibili al farsi prossimo di Dio. Dove \u00e8 l\u2019uomo nella solitudine e nel bisogno di aiuto l\u00ec \u00e8 Dio, il Dio della vita: \u201cLo voglio, sii guarito\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> I miracoli sono la testimonianza, i segni di questa realt\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Perci\u00f2 non bisogna fermarsi al miracolo, o cercare Dio nel meraviglioso, ma risalire all\u2019amore compassionevole da cui \u00e8 possibile essere ricreati e ripartire in ogni situazione umana. \u00c8 a questo punto che si colloca l\u2019incontro con Dio, nel suo essere compassione.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Marco sembra guidare il lettore, con questo episodio, alla scoperta di un altro aspetto dell\u2019identit\u00e0 di Ges\u00f9. Dopo aver detto del suo insegnare con autorit\u00e0, e non come gli scribi che si limitavano a ripetere con fedelt\u00e0 quanto avevano appreso, e dopo aver mostrato il suo farsi prossimo a tutte le espressioni della sofferenza, nel brano che leggiamo oggi evidenzia come il Signore abbia a cuore la guarigione della persona umana in tutta la sua interezza. Non solo perci\u00f2 la salute fisica del malato. Il prodigio della guarigione istantanea svela l\u2019intenzione di una guarigione radicale, quella che sana la piaga pi\u00f9 grave del peccato di cui nell\u2019Antico Testamento la lebbra era considerata simbolo. Come, se non curata, la lebbra si espande e viene ritenuta inguaribile perch\u00e9 corrode il corpo intero, cos\u00ec il male dell\u2019anima, non raggiunto e risanato dalla potenza della fede in Dio, produce nell\u2019intimo dell\u2019uomo gli stessi effetti devastanti che distruggono inesorabilmente la coscienza di s\u00e9 e la forza di reagire, come la vicenda umana ogni giorno ci informa e ci ammonisce. Marco dice di non arrendersi al male, di non rassegnarsi all\u2019inguaribilit\u00e0, ed esorta con l\u2019esempio del guarito a lasciarsi incontrare e toccare dal Cristo che \u00e8 venuto per questo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Vissuto in una comunit\u00e0 in cui la parola del comandamento dell\u2019amore fraterno \u00e8 custodita e praticata, il male non isola chi ne \u00e8 colpito e non lo condanna alla prigionia della solitudine senza speranza, ma trova nella salute del corpo della comunit\u00e0 la forza per la guarigione della persona nel suo io pi\u00f9 profondo e il vigore della lotta verso la vittoria, anche in senso scientifico che infatti \u00e8 rinvigorito dalla speranza. Perci\u00f2 i medici, i ricercatori, gli operatori della sanit\u00e0 sono strumenti del regno di Dio e immagine di Cristo Salvatore.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> E c\u2019\u00e8 un\u2019altra cosa che Marco dice oggi nella liturgia.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Risanando e reintegrando il lebbroso nella vita della comunit\u00e0, Ges\u00f9 prende posizione contro il peccato dell\u2019emarginazione a cui venivano condannati dalla tradizione ebraica, giustificata dalla legge, tradizione che lasciava nell\u2019abbandono e nell\u2019angoscia quanti venivano bollati come impuri, in base alla razza, alla cultura, alla malattia, alla condizione sociale, all\u2019handicap: ancora oggi i figli degli stranieri, ha ricordato il Presidente della Repubblica, anche se nati in Italia non possono riceverne la cittadinanza.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> Ges\u00f9, ci dice oggi Marco, \u00e8 venuto a chiamare i suoi di ogni tempo perch\u00e9 abbattano gli steccati, costruiscano ponti, facciano dell\u2019umanit\u00e0 una famiglia di fratelli uniti. E questo seguendo la sua via in cui la vera, profonda guarigione \u00e8 il miracolo di condividere con Lui quanto, Risorto, dir\u00e0 ai due di Emmaus: \u201cNon bisognava che il Cristo patisse tutte queste sofferenze per entrare nella sua gloria?\u201d (Lc.24,25).<\/span><br \/>\n<\/div><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><div class=\"su-row\"><div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignright\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/ricordiamoli\/omelie_top\/anno-b\/per-annum-2-18\/b-to-6\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" class=\"pf-button-img\" src=\"https:\/\/cdn.printfriendly.com\/buttons\/print-button-nobg.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" style=\"width: 66px;height: 24px;\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div> <\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>VI DOMENICA T.O.\u00a0&#8211; Anno B (Lv 13,1-2.45-46; Sal.146; 1Cor 10,31-11,1; Mc 1,40-45)<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":0,"parent":7816,"menu_order":4,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-5499","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5499","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5499"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5499\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14531,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5499\/revisions\/14531"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7816"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5499"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}