{"id":4655,"date":"2016-01-02T08:11:24","date_gmt":"2016-01-02T07:11:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/?page_id=4655"},"modified":"2022-01-07T06:48:04","modified_gmt":"2022-01-07T06:48:04","slug":"c-cristo-re","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/ricordiamoli\/omelie_top\/anno-c\/per-annum-19-cristo-re\/c-cristo-re\/","title":{"rendered":"Cristo Re"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><b>Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo Re dell&#8217;Universo<\/b> &#8211; Anno C<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #ff0000;\">(2Sam 5,1-3; Sal. 121; Col 1,12-20; Lc 23,35-43)<\/span><\/p>\n<div class=\"su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus su-spoiler-closed\" data-anchor=\"a\" data-scroll-offset=\"0\" data-anchor-in-url=\"no\"><div class=\"su-spoiler-title\" tabindex=\"0\" role=\"button\"><span class=\"su-spoiler-icon\"><\/span>domenica 21 novembre 2004<\/div><div class=\"su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim\">\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Oggi \u00e8 la domenica che conclude l\u2019anno liturgico C, l\u2019anno in cui ci ha accompagnato il Vangelo di Luca. Celebrando Ges\u00f9 Cristo, Re dell\u2019universo, la liturgia ci invita a credere con fede sempre pi\u00f9 viva che la storia dell\u2019umanit\u00e0 procede linearmente verso un traguardo finale, la signoria di Dio sul mondo e sulla storia, signoria realizzata dal Figlio incarnato, crocefisso e risorto, che ci chiama alla sua sequela. Entriamo nello spirito di questa celebrazione, leggendo i due versetti che precedono il passo del Vangelo di Luca, propostoci oggi dalla liturgia: \u201cInsieme con lui venivano condotti a morte altri due, che erano malfattori. Quando giunsero sul luogo chiamato cranio, vi crocefissero lui e i malfattori, uno a destra e uno a sinistra\u201d. Cerchiamo di entrare nella sofferenza di Cristo, rivelazione di un amore che raggiunge il limite estremo della povert\u00e0 umana, fino ad identificarsi con essa. Luca sembra volerci dire, mentre concludiamo la lettura del suo racconto, che Cristo \u00e8 con noi, per condividere la nostra povert\u00e0, per dirci che ci \u00e8 accanto mentre la viviamo. Sembra dirci di fare attenzione a non strumentalizzare il dolore di Cristo. Chiedendogli di evitare a se stesso la sofferenza, siamo noi a respingerla, perch\u00e9 vorremmo che, evitandola per s\u00e9, egli la eviti a ciascuno di noi. Con questo rifiuto, rifiutiamo la libert\u00e0 e sovranit\u00e0 di Dio, che si esprime attraverso il suo farsi prossimo alle situazioni pi\u00f9 estreme, fino alla libera scelta di morire fra due malfattori. La liturgia di oggi, indicandoci in Ges\u00f9 che muore fra gli ultimi della terra, l\u2019atto supremo della regalit\u00e0 di Dio sulla storia, ci invita ad entrare nell\u2019ottica dell\u2019amore di Dio, nell\u2019ottica del Crocefisso che salva proprio attraverso il suo non salvarsi. In modo pi\u00f9 esplicito ce lo comunica Giovanni, che, nel suo Vangelo, identifica la \u201cgloria\u201d di Cristo con la croce, dicendoci cos\u00ec che Dio manifesta ci\u00f2 che egli \u00e8 in se stesso \u2013 e quindi esprime la propria regalit\u00e0 &#8211; l\u00ec dove l\u2019amore si spende totalmente, senza pretendere che la potenza di Dio intervenga, appunto, per salvarci dalla fatica della sofferenza. Dio si manifesta \u2013 manifesta la sua gloria \u2013 assumendo la condizione umana fino al limite estremo della morte, nell\u2019abbandono totale, fiducioso, del Figlio nelle mani del Padre, che lo consegna al mondo fino alla morte. La gloria del Padre \u00e8 nel suo donare il Figlio, e quella del Figlio nel suo fidarsi del Padre, fino ad accogliere la morte, crocefisso fra due malfattori. La gloria di Dio, la sua presenza tra noi, \u00e8 proprio in questo atto di amore e di abbandono. In Luca il malfattore (noi lo chiamiamo il \u201cbuon ladrone\u201d, ma niente ci dice che egli sia buono; cos\u00ec come chiamarlo \u201cladrone\u201d \u00e8 solo parola di un linguaggio affettuoso) \u00e8 un ladro, condannato a morte, che avverte nella persona di Ges\u00f9, crocefisso accanto a lui, qualcosa di pi\u00f9 forte dell\u2019odio e della morte e capisce che gli si pu\u00f2 affidare. Egli \u00e8 cosciente del proprio limite, della propria colpa, ma ha fiducia in Ges\u00f9, che accoglie la sua stessa sorte, non imprecando, ma perdonando, pregando per chi lo uccide. Avverte che in lui c\u2019\u00e8 la vita e gli dice, chiamandolo per nome: \u201cGes\u00f9, ricordato di me, quando sarai nel tuo regno!\u201d. Ges\u00f9 \u00e8 Re, perch\u00e9 vive il Vangelo che ha insegnato. In Luca, durante l\u2019Ultima Cena, ai discepoli che si domandavano chi fra loro fosse il pi\u00f9 grande, Ges\u00f9 aveva risposto: \u201cI re delle nazioni le governano e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi, per\u00f2, non sia cos\u00ec; ma chi \u00e8 il pi\u00f9 grande tra voi diventi come il pi\u00f9 piccolo e chi governa come colui che serve.\u201d. La vera regalit\u00e0 \u00e8 nel servizio. Il momento della pi\u00f9 grande debolezza, vissuto da Ges\u00f9 nella libert\u00e0, nell\u2019amore per chi lo uccide, nella massima fragilit\u00e0 ed impotenza, \u00e8 il momento della signoria di Dio.Questa \u00e8 l\u2019icona che Luca ci consegna. Ascoltiamo le parole di Agostino: \u201cAmiamolo tutti, sia egli caro a tutti, per lui amiamoci scambievolmente. Tutti abbiamo un unico Re; raggiungiamo tutti l\u2019unico Regno\u201d. Cogliamo in queste parole un duplice richiamo. Innanzitutto il richiamo ad una dimensione personale. Vivere il Regno \u00e8 adorare il Signore nell\u2019intimit\u00e0 del proprio cuore. Con lui e per lui vedere il tempo, i rapporti, gli impegni, la vita intera. L\u2019adorazione del cuore non \u00e8 riconducibile n\u00e9 al rito, n\u00e9 alla liturgia. Essa \u00e8 la sottomissione umile della fede al Maestro, che \u00e8 la via, la verit\u00e0, la vita. Lasciamoci guidare da lui, lasciamoci correggere, perdonare, incoraggiare da lui, per divenire capaci di ricominciare sempre. E qui appare in tutta la sua preziosit\u00e0, mai sufficientemente compresa e vissuta, il senso e il valore della presenza del Signore nell\u2019Eucarestia, che, come ci dice il Concilio Vaticano II, \u201c\u00e8 il bene pi\u00f9 prezioso della Chiesa\u201d. Sottomettersi alla signoria di Cristo nel Regno, per esserne cittadini sempre, \u00e8 un fatto personalissimo, non delegabile a nessuno, un patto fra lui e me. L\u2019altro richiamo \u00e8 alla dimensione sociale, che la stessa parola \u201cRegno\u201d include in s\u00e9, perch\u00e9 essa significa comunit\u00e0, \u201cpolis\u201d, convivenza di molti. Regno di Dio \u00e8 fraternit\u00e0 tra gli uomini, nella verit\u00e0, nella giustizia, nella pace, possibili e attuali per chi segue con decisione la strada indicata da Cristo: essere promotori di fraternit\u00e0, assumere l\u2019impegno politico come atto di amore, per il bene comune dei fratelli di ogni condizione. Nel rispetto della dignit\u00e0 di tutti, prendersi cura dei bisogni di ciascuno. Pensiamo ai bisogni della nostra citt\u00e0 dove l\u2019amore non fiorisce. L\u2019amore politico \u00e8 permettere che esso possa fiorire tra i giovani, impediti dalla carenza di strutture a potersi sposare, a trovare una casa, a compiere i propri studi. \u00c8 permettere che esso possa fiorire tra tanti ammalati, frustrati dalla \u201cmala sanit\u00e0\u201d. Vi sono cittadini per cui la citt\u00e0 \u00e8 come se non esistesse, per i quali le istituzioni sono inaccessibili e si sentono esclusi, mortificati dalle attese, dai rimandi frustranti. In una citt\u00e0 che conta la densit\u00e0 pi\u00f9 alta di giovani, questi sono costretti ad \u201carrangiarsi\u201d, sono avviati alla delinquenza, per l\u2019assenza di altre possibilit\u00e0 di lavoro. Per ciascuno di noi essere cittadini del Regno significa assumersi la responsabilit\u00e0 del nostro territorio, anche nei suoi aspetti pi\u00f9 ripugnanti. Il territorio \u00e8 il luogo in cui Ges\u00f9 crocefisso ci chiede di spenderci, perch\u00e9 la terra sia realmente Regno di Dio.<\/span><\/p>\n<\/div><\/div> <div class=\"su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus su-spoiler-closed\" data-anchor=\"a\" data-scroll-offset=\"0\" data-anchor-in-url=\"no\"><div class=\"su-spoiler-title\" tabindex=\"0\" role=\"button\"><span class=\"su-spoiler-icon\"><\/span>domenica 25 novembre 2007<\/div><div class=\"su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim\">\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"><strong><em>\u201cIl popolo stava a vedere\u201d<\/em><\/strong> Pi\u00f9 volte nella liturgia di quest\u2019anno, in cui siamo stati accompagnati dal suo Vangelo, Luca ci ha insegnato l\u2019importanza del \u201cvedere\u201d la realt\u00e0 di Dio, di contemplarla perch\u00e9 penetri in noi, di \u201cserbarla nel cuore\u201d come egli ci dice di Maria (Lc.2,51). La liturgia oggi propone questo sguardo di contemplazione al popolo ebraico e a quello cristiano, invitati a riflettere su quello che vedono. Nella solennit\u00e0 della regalit\u00e0 il Vangelo di Luca ci fa vedere l\u2019incomprensione, la derisione di tre categorie di persone. Innanzitutto lo scherno dei capi religiosi: essi considerano la santit\u00e0 di Dio solo nei successi e provocano Ges\u00f9 a scendere dalla croce con la potenza tante volte manifestata nei gesti di prodigio; scherno che diventa disprezzo, oltraggio per il deciso assoggettamento di Ges\u00f9 al mistero del volere di Dio su di s\u00e9 Il suo silenzio \u00e8 simile al \u201cno\u201d detto al tentatore all\u2019inizio della sua vita pubblica e agli abitanti di Nazaret, che gli dicono: \u201cMedico, cura te stesso\u201d (Lc.4,23). Quindi lo scherno dei soldati \u2013 molto probabilmente romani &#8211; incattivito dalla spugna imbevuta di una bevanda acidula che avrebbe rianimato il condannato e prolungato la sua sofferenza, secondo il lamento del giusto sofferente nel Salmo: <strong>\u201cHanno messo nel mio cibo veleno \u2013 e quando avevo sete mi hanno dato aceto\u201d<\/strong> (Sal.69,22). Esso \u00e8 centrato sull\u2019aspetto politico: <strong><em>\u201cse tu sei il re dei giudei\u201d<\/em><\/strong> \u00e8 il motivo della condanna del processo romano e culmina anche qui come una tentazione laica \u2013 di quella laicit\u00e0 che ritiene vincente nella vita solo chi si impone con i mezzi umani &#8211; nel <strong><em>\u201csalva te stesso\u201d<\/em><\/strong>. La stessa espressione scritta sul cartiglio della croce, <strong><em>\u201cquesti \u00e8 il re dei giudei\u201d<\/em><\/strong>, \u00e8 uno scherno e, tuttavia, chi contempla non pu\u00f2 non pensare che \u00e8 l\u2019unica cosa di cui siamo a conoscenza, scritta su Ges\u00f9 durante la sua vita. Profezia inconsapevole! Ma il culmine della pagina di Luca \u00e8 nel rovesciamento della scena. Non solo uno dei malfattori \u2013 che nella tradizione \u00e8 chiamato il \u201cbuon ladrone\u201d &#8211; dichiara l\u2019innocenza di Ges\u00f9, ma intuisce e riconosce la sua regalit\u00e0 derisa dagli scherni. E Luca, unico, racconta l\u2019episodio per dirci \u2013 come all\u2019inizio del Vangelo hanno riconosciuto i pastori &#8211; che Ges\u00f9 \u00e8 veramente il Salvatore atteso, che ha uno stile tutto proprio. Egli risponde alla sfida lanciatagli: non salva se stesso, ma salva un uomo; non preservandolo dalla morte, ma facendo della morte il passaggio alla vita vera e alla felicit\u00e0. Salva un uomo, perci\u00f2 salva l\u2019umanit\u00e0. Non in senso politico e spettacolare, ma dando inizio ad una nuova realt\u00e0, ad un modo nuovo di essere uomo o donna. Quel condannato pentito e salvato all\u2019ultimo momento \u00e8 la certezza di una speranza aperta a tutti, in qualsiasi condizione di lontananza si trovino, la rivelazione, a fatti, della misericordia di Dio per i perduti. La morte accanto a Ges\u00f9, in certo senso \u201ccome Ges\u00f9\u201d, \u00e8 una realt\u00e0 nuova. Ges\u00f9 conclude la sua vita dicendo <strong><em>\u201cPadre, nelle tue mani consegno il mio spirito\u201d<\/em><\/strong> (Lc.23,46) e il ladrone. <strong><em>\u201cGes\u00f9, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno\u201d<\/em><\/strong> (Lc.23,42). Essa manifesta il crocifisso come via dell\u2019uomo fino al momento della morte, che cos\u00ec diventa \u201cinizio\u201d della vita. Perci\u00f2 Colui che non salva se stesso, ma si fa prossimo dell\u2019uomo nella morte, \u00e8 il futuro dell\u2019uomo. Ognuno di noi, la Chiesa in ogni tempo, \u00e8 ammonito a non salvare se stessa per essere il futuro dell\u2019uomo, che non \u00e8 nel potere, ma nell\u2019incontro con l\u2019altro uomo, che con Ges\u00f9 si fa prossimo. Un futuro che inizia subito perch\u00e9 Ges\u00f9 dice <strong><em>\u201coggi\u201d<\/em><\/strong>: come a Betlemme, come a Nazaret, come in casa di Zaccheo, un futuro individuale e attuale, non solo collettivo e lontano. Luca lo afferma quasi oscurando il giudizio finale! <strong><em>\u201cRicordati\u201d<\/em><\/strong>. Il ricordare come preghiera rivolta a Dio \u00e8 tipico della fede ebraica, che ricorda a Dio le meraviglie che aveva compiuto e trova conforto nella certezza di essere esauditi. Perci\u00f2 Ges\u00f9 risponde con solennit\u00e0: <strong><em>\u201coggi\u201d<\/em><\/strong>. E pronuncia una parola inattesa <strong><em>\u201cparadiso\u201d<\/em><\/strong>, che letteralmente significa giardino, situazione di felicit\u00e0, che nella Bibbia indica beatitudine eterna in Dio. <strong><em>\u201cCon me\u201d<\/em><\/strong>. Ges\u00f9 assicura a chi muore con Lui una vita di comunione con s\u00e9, subito, \u201coggi\u201d. Nella visione cristiana, la comunione con Ges\u00f9, possibile ai credenti per la verit\u00e0 della sua resurrezione, \u00e8 in se stessa la beatitudine definitiva, la salvezza piena. Con Ges\u00f9 Risorto l\u2019oggi della vita non \u00e8 pi\u00f9 precario, ma definitivo. Cos\u00ec la morte di Ges\u00f9 si rivela come vittoria sulla morte prima ancora che avvenga come evento dall\u2019aspetto distruttivo. <em>\u201cRicordati di me, Signore<\/em> \u2013 scrive Cirillo di Gerusalemme nel V secolo \u2013 <em>ogni uomo ha simpatia per il proprio compagno di strada. Noi due siamo compagni sulla strada che porta alla morte. Ricordati di me, tuo compagno di strada\u201d<\/em> (Catechesi,3). Regno di Dio, regno di Cristo \u00e8 la fiducia che permette di affidarsi a Lui che si \u00e8 fatto compagno della morte dell\u2019uomo. Che ha scelto di non salvare se stesso, ma di essere il tu dell\u2019uomo e domanda di non salvare noi stessi per essere il tu di Lui nella storia: <strong><em>\u201cChi vorr\u00e0 salvare la proprio vita, la perder\u00e0, ma chi ma chi perder\u00e0 la propria vita per me, la salver\u00e0\u201d<\/em><\/strong> (Lc.9,24). Regno non \u00e8 fare delle opere di bene, ma vivere la vita e la morte con Ges\u00f9, che, proprio morendo, porta la vita. Regno perci\u00f2 \u00e8, nel presente, l\u2019umanit\u00e0 che segue Ges\u00f9, consapevolmente o anonimamente decisa a donare la vita per l\u2019uomo, come Lui ha fatto. Un\u2019umanit\u00e0 che sceglie di non salvare se stessa, ma di essere fedele a Lui, come s. Paolo ci ha ci ha presentato nella seconda lettura. Facciamo nostra l\u2019invocazione di chi muore accanto a Lui: <strong><em>\u201cGes\u00f9, ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno\u201d.<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<\/div><\/div> <div class=\"su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus su-spoiler-closed\" data-anchor=\"a\" data-scroll-offset=\"0\" data-anchor-in-url=\"no\"><div class=\"su-spoiler-title\" tabindex=\"0\" role=\"button\"><span class=\"su-spoiler-icon\"><\/span>domenica 24 novembre 2013<\/div><div class=\"su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim\">\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Il brano della lettera di San Paolo alla giovane comunit\u00e0 di Colossi, che abbiamo ascoltato con la seconda lettura, aiuta a comprendere il senso della celebrazione in questa ultima domenica del cammino annuale di fede. San Paolo scrive a questa comunit\u00e0 di cristiani provenienti dal paganesimo, che non aveva fondato personalmente, ma che conosceva bene perch\u00e9 il fondatore Epafra era suo stretto collaboratore. Lo fa perch\u00e9 aveva avuto notizia che essi tendevano a conservare credenze e miti, come quelli riguardanti la venerazione degli astri, con pensieri ed immaginazioni non corrispondenti alla verit\u00e0 del Vangelo, \u201celementi del mondo\u201d che potevano disturbare la limpidezza della fede. Cristo, dice san Paolo, non pu\u00f2 essere considerato il primo tra questi elementi: Egli \u00e8 infinitamente di pi\u00f9. A Lui si addicono le caratteristiche della Sapienza cantata nell\u2019Antico Testamento e la proclama come in un inno. Ges\u00f9 \u00e8 l\u2019immagine visibile di Dio, \u00e8 \u201cprima\u201d, anteriore ad ogni cosa creata, tutto \u00e8 stato fatto e trova la propria identit\u00e0 e continuit\u00e0 in Lui, per mezzo di Lui. Nulla perci\u00f2 pu\u00f2 essere considerato superiore a Lui e neppure pari a Lui. Ecco perch\u00e9 i cristiani trovano la \u201cpropria pienezza\u201d in Lui che \u00e8 il \u201ccapo\u201d di \u201cogni autorit\u00e0 e potenza\u201d e sperimentano la libert\u00e0 dalla schiavit\u00f9 e dagli asservimenti del mondo. Cos\u00ec Paolo propone alla fede dei credenti la persona di Ges\u00f9 come di colui che ci precede, che \u00e8 radice e modello di ogni realt\u00e0. A Lui dovranno guardare e Lui imitare quanti vogliono vivere in pienezza la vita secondo l\u2019intenzione di Dio. Tutto questo \u00e8 svelato dal mistero della sua morte e resurrezione. Da esse \u00e8 diffuso il dono della liberazione dal male e della riconciliazione di ogni divisione e inimicizia, nel cuore dei singoli e nel cosmo. Ecco perch\u00e9 soltanto Ges\u00f9 deve essere il \u201ccontenuto\u201d, l\u2019oggetto centrale della fede dei cristiani, continuamente cercato ed accolto: \u201cEgli \u00e8 in voi\u201d, perci\u00f2 essi si devono sentire chiamati ed essere \u201cimmersi in Dio\u201d. La conseguenza \u00e8 \u201ctenersi al capo\u201d, vivere stretti a Lui, in unit\u00e0 di scopi e di stile. Questa sar\u00e0 la radice e la possibilit\u00e0 della sicurezza e della pace. Il battesimo, infatti, \u00e8 il segno di appartenenza sicura, perch\u00e9 incorpora a Lui e rende partecipi della sua morte per amore e della sua resurrezione. La conseguenza \u00e8 che i cristiani si ritengono \u201cmorti\u201d, indisponibili alle pretese della mondanit\u00e0 e sempre pi\u00f9 disponibili, \u201cviventi\u201d per le esigenze del loro Re e Signore, morto e risorto per un mondo rinnovato. Paolo dice che Ges\u00f9 regna fra gli uomini quando sono insieme nella ricerca e nello sforzo di mettere in pratica quello che appartiene al mondo nuovo, lo spogliarsi dell\u2019uomo vecchio con le sue azioni e rivestire il nuovo. Questa appartenenza al Signore, intima e nello stesso tempo visibile, raggiunge il suo culmine nella vita dei seguaci con la partecipazione alla passione del Maestro, loro \u201cSignore\u201d: \u201cOra io sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ci\u00f2 che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne a favore del suo corpo, che \u00e8 la Chiesa\u201d (Col.4,24). \u00c8 il dono della sua regalit\u00e0 che si compie nel fare della propria vita un dono di amore. Perci\u00f2 l\u2019invito al ringraziamento, ripetuto per sei volte nelle poche pagine della lettera. Come uno sprone a non fare a meno di riconoscere che la propria identit\u00e0 di credente \u00e8 tutta frutto di un dono gratuito e domanda di trasformare il gemito di un malfattore crocifisso con Lui, \u201cRicordati di me\u201d, in preghiera fiduciosa, \u201cRegna su di me\u201d.<\/span><\/p>\n<\/div><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><div class=\"su-row\"><div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignright\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/ricordiamoli\/omelie_top\/anno-c\/per-annum-19-cristo-re\/c-cristo-re\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" class=\"pf-button-img\" src=\"https:\/\/cdn.printfriendly.com\/buttons\/print-button-nobg.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" style=\"width: 66px;height: 24px;\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div> <\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo Re dell&#8217;Universo &#8211; Anno C (2Sam 5,1-3; Sal. 121; Col 1,12-20; Lc 23,35-43)<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":0,"parent":7921,"menu_order":14,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-4655","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4655","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4655"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4655\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15458,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4655\/revisions\/15458"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7921"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4655"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}