{"id":4405,"date":"2015-12-29T06:05:09","date_gmt":"2015-12-29T05:05:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/?page_id=4405"},"modified":"2022-01-07T06:48:04","modified_gmt":"2022-01-07T06:48:04","slug":"c-pasqua-4","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/ricordiamoli\/omelie_top\/anno-c\/pasqua\/c-pasqua-4\/","title":{"rendered":"4a Pasqua"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">IV DOMENICA DI PASQUA &#8211; Anno C<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">(At. 13,14.43-52; Sal. 99; Ap. 7,9.14-17; Gv. 10,27-30)<\/span><\/p>\n<div class=\"su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus su-spoiler-closed\" data-anchor=\"a\" data-scroll-offset=\"0\" data-anchor-in-url=\"no\"><div class=\"su-spoiler-title\" tabindex=\"0\" role=\"button\"><span class=\"su-spoiler-icon\"><\/span>domenica 2 maggio 2004<\/div><div class=\"su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim\">\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">In questa domenica la Parola di Dio ci d\u00e0 una nuova, pi\u00f9 profonda consapevolezza della nostra vocazione di discepoli. Nel Vangelo di Giovanni, al capitolo 8, Ges\u00f9 ha detto ai capi Giudei: &#8220;Chi \u00e8 da Dio ascolta le parole di Dio; per questo voi non le ascoltate, perch\u00e9 non siete da Dio&#8221;. Al capitolo 18, davanti a Pilato, ha ripetuto lo stesso concetto: &#8220;Chiunque \u00e8 dalla verit\u00e0 ascolta la mia voce&#8221;. Per comprendere la Parola \u00e8 necessario &#8220;essere da Dio&#8221;, aprire cio\u00e8 il cuore alla presenza dello Spirito, accoglierlo, perch\u00e9 ci faccia &#8220;rinascere da Dio&#8221;, ci renda possibile entrare nella luce del suo amore. Il passo del Vangelo che oggi la liturgia ci propone approfondisce questo annuncio: essere &#8220;da Dio&#8221; significa volere Ges\u00f9 come nostro &#8220;buon Pastore&#8221;, scegliere di far parte del suo gregge, ascoltare la sua voce e seguirlo. Fidarci di lui \u00e8 la unica, vera nostra possibilit\u00e0 di &#8220;essere da Dio&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Indubbiamente l&#8217;immagine delle pecore \u00e8 sconcertante per il nostro tempo. Noi non vogliamo far parte del &#8220;pecorume&#8221;, di quanti accettano l&#8217;aggregazione forzata, la passivit\u00e0 di fronte alla propaganda, alla pubblicit\u00e0, alla persuasione pi\u00f9 o meno occulta dei &#8220;mass media&#8221;. Ma in Giovanni il significato \u00e8 assai diverso. Per lui essere pecora di Ges\u00f9 pastore significa essere suoi discepoli, fare di lui il nostro Maestro e seguirlo. Significa non ridurre la propria fede alla sola comprensione razionale, ma accogliere la Parola di Cristo come annuncio rivolto al nostro cuore, perch\u00e9 si traduca in vita concreta. Giovanni chiama questo ascolto &#8220;conoscenza&#8221;. Dice infatti Ges\u00f9: &#8220;Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me&#8221;. In tutta la Bibbia conoscere non \u00e8 atto solo razionale, ma intimit\u00e0 che ci fa identificare con l&#8217;altro, \u00e8 lo svuotarsi di s\u00e9, indispensabile perch\u00e9 l&#8217;altro possa essere davvero conosciuto. Conoscere \u00e8 volont\u00e0 di entrare in relazione con l&#8217;altro, con l&#8217;altro uomo, ma anche con l&#8217;Altro che \u00e8 Dio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Dice ancora Ges\u00f9 in questo stesso passo: &#8220;Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute&#8221;. La relazione personale di Dio con ciascuno di noi \u00e8 vita eterna. \u00c8 importante intendersi su questo termine. La vita di amore totale e incondizionato che Ges\u00f9 ci dona \u00e8 vita eterna perch\u00e9 con la carica costruttiva della sua vitalit\u00e0 non \u00e8 fine a se stessa, non si estingue nella precariet\u00e0 di ogni fatto umano, ma resta presente non solo nella vita personale di ciascuno di noi, ma lungo tutta la storia del mondo. L&#8217;amore divino semina qualcosa che \u00e8 capace di vincere anche la precariet\u00e0 pi\u00f9 grande, la morte che ci ruba l&#8217;amato, colui da cui vorremmo essere amati e capiti. La relazione con Dio va oltre il limite della nostra esistenza calata nel tempo, rimane come fecondit\u00e0 di rapporti fra le persone: \u00e8 vita eterna perch\u00e9 permette anche alle relazioni costruite dai discepoli di germinare una catena feconda di relazioni positive nel futuro della storia. Relazioni che permettono alla famiglia umana di sussistere e di crescere nella fecondit\u00e0 della reciprocit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">L&#8217;Antico Testamento aveva gi\u00e0 intuito questa verit\u00e0. Nel libro della Sapienza, al capitolo 3 leggiamo che &#8220;Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio\u2026 Agli occhi degli stolti parve che morissero,\u00a0\u2026 ma esse sono nella pace&#8221;. E il profeta Isaia ci fa ascoltare la voce di Dio che dice: &#8220;Nulla pu\u00f2 sottrarvi al mio potere&#8221;. Ges\u00f9 \u00e8 molto pi\u00f9 esplicito. Non si tratta solo della sopravvivenza del giusto o della certezza fiduciosa nella presenza del Signore nella storia. La sua persona, intimamente unita al Padre, rende possibile l&#8217;azione di Dio nel mondo: essa permette la fecondit\u00e0 della relazione degli uomini, permette che essi vivano in un rapporto di amore con lui e tra loro. Queste parole ci svelano progressivamente il mistero della realt\u00e0 divina. Il Dio di Ges\u00f9 non \u00e8 un&#8217;entit\u00e0 chiusa ed astratta, ma \u00e8 fecondit\u00e0 di relazione, \u00e8 unit\u00e0 di amore tra il Padre e il Figlio, che dona a noi la sua vita,\u00a0\u00e8 lo Spirito che tutto sostiene nell&#8217;unico atto dell&#8217;amore. Per la stretta unione del Figlio Ges\u00f9 con il Padre la vita che egli dona agli uomini \u00e8 la vita di amore della Trinit\u00e0 divina, che vince la frattura, la separazione, la distruzione, la violenza, la morte. Per l&#8217;eternit\u00e0. Nel libro dell&#8217;Apocalisse Giovanni chiarisce il senso dell&#8217;eternit\u00e0 dell&#8217;amore quando descrive la moltitudine immensa &#8220;di ogni nazione, razza, popolo e lingua&#8221; in piedi davanti al trono di Dio e all&#8217;Agnello &#8211; Cristo immolato e risorto. In questa moltitudine \u00e8 raffigurata l&#8217;umanit\u00e0 che vive nell&#8217;eternit\u00e0 dell&#8217;amore di Dio. Conoscere Dio, conoscere il buon Pastore, che conosce ogni sua pecora, \u00e8 quindi vivere nella storia il rapporto dell&#8217;esistenza trinitaria.\u00a0\u00c8 lasciarci immergere nella gratuit\u00e0 della relazione di amore, vivere la nostra vita con Dio e crescere nel suo amore, come il bambino che nell&#8217;utero materno vive e cresce nel liquido amniotico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Crescere nella vita di fede richiede un impegno della nostra interiorit\u00e0. Solo nell&#8217;intimit\u00e0 e nel silenzio della coscienza ci \u00e8 possibile penetrare progressivamente il mistero dell&#8217;amore eterno, che fa di ogni creatura oggetto della conoscenza e dell&#8217;amore di Dio. \u00c8 una crescita interiore che necessariamente deve proiettarsi nella relazione dell&#8217;io con l&#8217;altro uomo, con l&#8217;Altro che \u00e8 Dio. Nella vita trinitaria al Figlio viene affidato il compito di trasmettere questo amore a tutto il genere umano, ed egli lo assolver\u00e0 con la sua morte e resurrezione. Ci dice Giovanni al capitolo 11 che quando il sommo sacerdote Caifa decise di far morire Ges\u00f9 &#8220;per il popolo&#8221;, suo malgrado &#8220;profetizz\u00f2&#8221; perch\u00e9, nel disegno dell&#8217;amore eterno di Dio, Ges\u00f9, il Figlio, doveva morire &#8220;non per la nazione soltanto, ma per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi&#8221;, per realizzare nella storia degli uomini il rapporto di reciprocit\u00e0, presente nell&#8217;eterno amore delle Tre Persone divine. Entrare sempre pi\u00f9 nella conoscenza di Ges\u00f9, che \u00e8 &#8220;una cosa sola con il Padre&#8221; significa renderci conto che ognuno di noi \u00e8 chiamato ad essere, in lui, una persona che dona tutto se stesso nel rapporto con l&#8217;altro. Vivere questo rapporto \u00e8 possibile solo se cercheremo di farci poveri, nell&#8217;intimo del nostro cuore, vuoti di noi stessi, dei nostri schemi, delle nostre pretese e delle nostre aspettative. Questo vuoto interiore riveler\u00e0 me a me stesso, nell&#8217;accoglienza di Dio, di Dio che si fa presente nel fratello. Questa rottura delle nostre chiusure, questa povert\u00e0, che \u00e8 vuoto interiore, mi permetter\u00e0 di accogliere e vivere nel fratello l&#8217;amore di Cristo per l&#8217;umanit\u00e0 e realizzare cos\u00ec pienamente la mia realt\u00e0 di uomo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Si tratta di un discorso gravido di conseguenze per noi oggi. Prendere coscienza, progressivamente, del senso e del valore di questo amore che Dio Amore ci dona ci invita a non avere paura in questo tempo di paure e di violenza sconsiderata. Ci invita a vincere la tentazione di chiuderci all&#8217;interno delle nostre certezze, delle nostre sicurezze egoistiche, a vincere la tentazione di separarci dall&#8217;altro, di chiuderci nei confronti della sua diversit\u00e0, nella contrapposizione di esigenze economiche, di storia, di idee.\u00a0\u00c8 la tentazione di esorcizzare l&#8217;altro, chiudendoci a lui, considerandolo il nemico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Il 29 aprile abbiamo celebrato la festa di S. Caterina, la patrona d&#8217;Italia, vissuta nella Siena del Trecento. Era un tempo tormentato dall&#8217;incombere dell&#8217;Islam: allora come oggi si chiedevano crociate per preservare l&#8217;Occidente dall&#8217;invasione. Caterina, giovanissima &#8211; mor\u00ec a soli 33 anni &#8211; descriveva cos\u00ec al proprio padre spirituale, fra Raimondo da Capua, la sua visione di fede: &#8220;Io vedevo entrare nel costato di Cristo il popolo cristiano e lo infedele ed io passavo per lo mezzo di loro e Cristo mi dava la croce in collo e l&#8217;ulivo in mano e mi diceva che lo portassi all&#8217;un popolo e all&#8217;altro&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Che Ges\u00f9, buon Pastore, ci indichi la via della sua pace, che egli ci ha donato con la croce, metta l&#8217;ulivo nelle nostre mani. Preghiamo perch\u00e9 questa sua pace diventi realt\u00e0 nella nostra vita e, attraverso quanti sono suoi discepoli nella concretezza dell&#8217;amore, diventi realt\u00e0 nella storia del nostro tempo.<\/span><\/p>\n<\/div><\/div> <div class=\"su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus su-spoiler-closed\" data-anchor=\"a\" data-scroll-offset=\"0\" data-anchor-in-url=\"no\"><div class=\"su-spoiler-title\" tabindex=\"0\" role=\"button\"><span class=\"su-spoiler-icon\"><\/span>domenica 25 aprile 2010<\/div><div class=\"su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim\">\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Nel capitolo 10 del vangelo di Giovanni Ges\u00f9 parla di se stesso come del \u201cbuon pastore\u201d che conosce e guida le pecore del suo gregge. Questo gregge ha una dimensione universale che stupisce chi ascolta: \u201cVi sono altre pecore che non provengono da questo recinto; anche queste io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.\u201d (Gv.10,16). Sono parole che stupiscono chi ascolta.\u00a0\u00c8 il mistero della Chiesa: non un gregge limitato nello spazio e nel tempo, ma universale nel tempo e nello spazio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Ges\u00f9 dice queste cose parlando alle persone che lo circondano nel cortile del grande tempio di Gerusalemme, in occasione della festa che ne ricordava l\u2019inaugurazione dopo la ricostruzione. Dicendo di aver ricevuto dal Padre eterno la missione di \u201cpastore\u201d, e affermando di essere una cosa sola con il Padre, Ges\u00f9 propone una nuova visione del rapporto con Dio, dell\u2019appartenenza a Lui. Dice che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno di guardare all\u2019edificio materiale per essere certi della presenza di Dio nel suo popolo. Indica se stesso e proclama che Lui stesso \u00e8 la tenda, la presenza visibile del Padre: \u201cIo e il Padre siamo una cosa sola\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">\u00c8\u00a0l\u2019affermazione di una unit\u00e0 di intenti che scaturisce dall\u2019unione di amore e di obbedienza. Cos\u00ec la presenza di Dio che gli ebrei erano abituati a ravvisare, nella fede e nel culto, nel segno del tempio, \u00e8 perfezionata in Ges\u00f9 grazie alla sua unione con il Padre. Ges\u00f9 invita ad avere con lui lo stesso rapporto che egli ha con il Padre: unit\u00e0 di intenti come espressione dell\u2019unit\u00e0 di amore e di obbedienza. Se sar\u00e0 cos\u00ec, dice, \u201cnessuno le strapper\u00e0 dalla mia mano\u201d. La mano \u00e8 l\u2019immagine della comunione, del pensare ed agire in sintonia con Ges\u00f9. Perci\u00f2 tante volte le persone di fede matura dicono \u201cmi metto nelle mani di Dio\u201d, \u201cmi lascio guidare dalla mano di Ges\u00f9\u201d. Questo essere \u201cnelle mani\u201d \u00e8 vivere la vita stessa di Dio, \u00e8 certezza della sua premura, rassicurazione, fiducia di non cadere nel vuoto nel momento della propria morte. Il gregge riceve la vita da quelle mani, ed \u00e8 Dio stesso. Perci\u00f2 Ges\u00f9 dice: \u201cIo do loro la vita eterna\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Nella societ\u00e0 e nel tempo che, in modo esasperato e soffocante, propone l\u2019efficienza prima di tutto e ad ogni costo, forse pi\u00f9 di quanto non sia accaduto precedentemente o accada oggi in altre culture, siamo chiamati, come credenti, a non restarne prigionieri. L\u2019efficacia del \u201clievito\u201d del vangelo, infatti, ha la sua radice sicura nelle mai di Dio, di Ges\u00f9 che \u00e8 la sua Parola fatta carne per noi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Oggi noi preghiamo perch\u00e9 il Signore faccia dono alla Chiesa di vocazioni al sacerdozio e lo ringraziamo per la consacrazione di sette nuovi presbiteri per la nostra diocesi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Vogliamo domandare la qualit\u00e0 alta di questo ministero, una qualit\u00e0 da far nascere dalle mani del buon Pastore, perch\u00e9 l\u2019azione pastorale non sia frutto di iniziativa umana, ma del cuore di Dio, a cui la nostra gente \u00e8 chiamata come al traguardo della vita. Un ministero, perci\u00f2, non di protagonismo e di attivismo, ma di umile servizio per l\u2019incontro delle persone con quelle mani. Non \u00e8 facile il servizio al Vangelo in un tempo di incredulit\u00e0 diffusa. E pu\u00f2 essere istintivo cercare scorciatoie.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Penso alle figure della Scrittura. A Mos\u00e8 nel capitolo 32 dell\u2019Esodo, alla sua accorata implorazione sacerdotale: \u201cQuesto popolo ha commesso un grave peccato, si sono fatti un dio d\u2019oro. Ma ora, se tu perdonerai il loro peccato\u2026\u00a0 e se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!\u201d (Es.32,31-32). A Paolo nella lettera ai Romani: \u201cHo nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei io stesso essere anatema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli.\u201d (Rm.9,3). La loro \u00e8 una identificazione vera con il popolo che, rifiutando Dio, aveva rifiutato il loro ministero. Non si tirano indietro, ma capiscono che Dio stesso li chiamava a questa identificazione che, nella preghiera, arriva a sfiorare la bestemmia. Chiamati perci\u00f2 per intercedere nella preghiera come persone che hanno fatto proprio il destino delle persone loro affidate. E, tuttavia, non si identificano con il loro compito di guide, perch\u00e9 prevale in essi la coscienza di essere \u201cservi\u201d del Signore, come \u00e8 detto di Mos\u00e8 che muore senza poter entrare nella terra promessa, \u201csecondo l\u2019ordine del Dio che lo ha chiamato\u201d (Dt.34,5).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Penso, infine, a Pietro, che abbiamo visto amato e perdonato dal Risorto per poter \u201cpascere\u201d in suo nome e condurre a lui.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Pietro fa dono alla Chiesa della sua crisi di fede sanata da Ges\u00f9. Come in una sintesi egli identifica il proprio compito di pastore con l\u2019amore per il Signore, che \u00e8 la sostanza della sua vita \u2013 vede le due realt\u00e0 come una cosa sola, in un assoggettamento di amore che libera dalla precariet\u00e0 dello spontaneismo e radica nella roccia della istituzione che nasce dall\u2019amore fedele del buon Pastore, condividendone le scelte, con distacco e gioia, frutti della povert\u00e0 in spirito, quasi fossero le scelte sentite e programmate da s\u00e9. E scrive:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">\u201cPascete il gregge di Dio che vi \u00e8 affidato,\u00a0 sorvegliandolo non per forza, ma volentieri secondo Dio;\u00a0 non per vile interesse, ma di buon animo;\u00a0 non spadroneggiando sulle persone a voi affidate,\u00a0 ma facendovi modelli del gregge.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> E quando apparir\u00e0 il pastore supremo,\u00a0 riceverete la corona della gloria che non appassisce\u201d\u00a0 (1Pt. 5,1-4)<\/span><\/p>\n<\/div><\/div> <div class=\"su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus su-spoiler-closed\" data-anchor=\"a\" data-scroll-offset=\"0\" data-anchor-in-url=\"no\"><div class=\"su-spoiler-title\" tabindex=\"0\" role=\"button\"><span class=\"su-spoiler-icon\"><\/span>domenica 21 aprile 2013<\/div><div class=\"su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim\">\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">La liturgia invita a guardare nella fede Ges\u00f9 che si va svelando come la luce che riflette il Padre con cui \u00e8 in un intimo e continuo rapporto. Lo \u201cconosce\u201d, lo spiega, lo manifesta con i gesti concreti e il vangelo lo trasmette con l\u2019immagine del buon pastore, che tanto incise nella memoria dei primi cristiani.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Presentandosi come il maestro che porta al mondo le parole eterne di Dio e come il pastore che conduce al traguardo della sua casa, Ges\u00f9 annuncia che nessuno \u00e8 escluso da questo dono. Quella di Dio \u00e8 una paternit\u00e0 universale, e Ges\u00f9 lo evidenzia annunciando che gli ultimi, i poveri, i peccatori sono i primi nel cuore del Padre. Una paternit\u00e0 \u201csovrabbondante\u201d e \u201cgratuita\u201d, al di l\u00e0 dei meriti, presunti o reali, degli uomini.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Sant\u2019Agostino ha un bellissimo pensiero, pi\u00f9 tardi fatto proprio da Lutero:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"><em>\u201cL\u2019amore dell\u2019uomo parte da ci\u00f2 che \u00e8 amabile,\u00a0l\u2019amore di Dio non trova ma crea ci\u00f2 che \u00e8 amabile;<br \/>\ncos\u00ec, infatti, i peccatori sono belli perch\u00e9 sono amati,\u00a0 non gi\u00e0 sono amati perch\u00e9 sono belli.<br \/>\nE questo \u00e8 l\u2019amore della croce, nato dalla croce,\u00a0che si pone non l\u00e0 dove si trova un bene da amare,\u00a0 ma dove pu\u00f2 dare un bene a chi \u00e8 cattivo o povero\u201d<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\"> (Agostino, \u201cComm. a 1Gv.9,9; Lutero in \u201cDispute di Heidelberg\u201d)<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Ges\u00f9 mostra Dio Padre con evidenza e concretezza. Perci\u00f2 il suo insegnamento costante afferma che l\u2019uomo non vive da orfano nel mondo, ma \u00e8 sempre sostenuto e protetto dalla mano del Padre: come il testo assicura, e Ges\u00f9 lo ribadisce riferendosi a se stesso, alla sua propria mano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Paternit\u00e0 universale, dunque, e assolutamente personalizzata. L\u2019io di ciascuna persona umana \u00e8 conosciuto e amato, \u201cdisegnato sul palmo della mano\u201d di Dio (Is.49,16), ed \u00e8 chiamato al rapporto filiale con l\u2019Io di Dio. A questo traguardo conduce il buon pastore. Si tratta di un rapporto che la fede e l\u2019esperienza spirituale della tradizione biblica del Primo Testamento non poteva raggiungere e che solo Ges\u00f9 poteva proporre, mostrandolo in se stesso come proprio. La paternit\u00e0 di Dio, dice Ges\u00f9, tocca ogni singolo uomo nella sua dimensione reale, corporea e spirituale insieme, come canta il salmo 15, \u201cAnche il mio corpo riposa al sicuro\u201d, e nel vincolo dei suoi legami affettivi, del suo lavoro, della societ\u00e0 in cui vive. Tutto \u00e8 luogo in cui Dio tesse la sua trama: \u201cAnche i capelli del vostro capo sono contati\u201d (Lc.17,7).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Ges\u00f9 invita ad entrare nel suo rapporto con il Padre con fiducia, senza pensare ad un Dio paternalistico, possessivo, invadente, geloso della libert\u00e0 che Egli stesso ha voluto per l\u2019uomo, ma, piuttosto, con la certezza di un Padre desideroso solo di vedere i figli crescere nella responsabilit\u00e0; sapendo che il rapporto \u00e8 riproponibile quando si \u00e8 coscienti del peccato, del bisogno di perdono, che permette di ricominciare il cammino, perch\u00e9 Dio \u00e8 padre di misericordia, il rapporto con Lui \u00e8 grazia che colma ogni vuoto; la fatica dell\u2019umilt\u00e0 \u00e8 la via della liberazione da se stessi, perch\u00e9 la pace del cuore \u201cnon \u00e8 mai a buon mercato\u201d (D. Bonhoeffer).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Tutta l\u2019esistenza di Ges\u00f9 rivela il volto paterno di Dio e racconta con le parole e con i gesti la sua premura, la sua compassione, la vicinanza, il suo spingersi dentro le tante forme di lontananza dell\u2019uomo da Dio. L\u2019esperienza umana di Ges\u00f9 conosce la solitudine, la fatica, il fallimento, lo sforzo quotidiano compiuto per adeguare il proprio volere a quello di Dio. Quella di Dio in Ges\u00f9 non \u00e8 una presenza che incombe dispoticamente come un giudice da temere, non intende incutere paura, come un fantasma o un incubo, ma si propone come amore che accompagna e fa crescere agendo nel cuore con mitezza e pazienza. Una paternit\u00e0 che, per favorire la fiducia e l\u2019affidamento, ama coniugare in se stesso le caratteristiche pi\u00f9 propriamente maschili della paternit\u00e0 con quelle pi\u00f9 propriamente femminili della maternit\u00e0. Le une e le altre abitano stabilmente nel cuore di Dio fondendosi in un unico cuore. Perci\u00f2 non solo il Dio della potenza, dell\u2019incessante opera creatrice, delle sempre nuove iniziative, ma il Dio della tenerezza, dell\u2019intimit\u00e0, della misericordia. Quello che l\u2019uomo e la donna possono esprimere in quanto coppia e diventare nell\u2019unit\u00e0 \u201cimmagine di Dio\u201d, nel cuore del Padre \u00e8 gi\u00e0 ed \u00e8 per sempre unit\u00e0, radice e traguardo per ogni donna e ogni uomo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Come diventano logiche le parole di Ges\u00f9:<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">\u201cLe mie pecore ascoltano a mia voce\u201d, la voce di chi ci \u00e8 pi\u00f9 intimo;<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">\u201ced esse mi seguono\u201d non \u201cmi obbediscono\u201d, ma \u201cfanno la mia strada\u201d;<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">\u201cdo loro la vita eterna\u201d, custodendo il valore prezioso dei doni ricevuti;<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">\u201cnessuno le strapper\u00e0 dalla mia mano\u201d, perch\u00e9 le sue sono mani che accolgono.<\/span><\/p>\n<\/div><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><div class=\"su-row\"><div class=\"printfriendly pf-button  pf-alignright\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/ricordiamoli\/omelie_top\/anno-c\/pasqua\/c-pasqua-4\/?pfstyle=wp\" rel=\"nofollow\" onclick=\"\" title=\"Printer Friendly, PDF & Email\">\n                    <img decoding=\"async\" class=\"pf-button-img\" src=\"https:\/\/cdn.printfriendly.com\/buttons\/print-button-nobg.png\" alt=\"Print Friendly, PDF & Email\" style=\"width: 66px;height: 24px;\"  \/>\n                    <\/a>\n                <\/div> <\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IV DOMENICA DI PASQUA &#8211; Anno C (At. 13,14.43-52; Sal. 99; Ap. 7,9.14-17; Gv. 10,27-30)<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":0,"parent":7887,"menu_order":4,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-4405","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4405","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4405"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4405\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15022,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4405\/revisions\/15022"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7887"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.madonnadipiedigrotta.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4405"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}