Madonna di Piedigrotta

Parrocchia S.Maria di Piedigrotta – Napoli

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Catechesi del parroco – aprile 2010

Archivio Catechesi parroco

… È risorto per noi

Carissimi già Pasqua!

par_006.gifIl tempo corre veloce ritmato dal battito d’ali dell’Amore che non si ferma nel contemplare il già fatto, ma assapora la gioia di donare proiettandosi, con occhi limpidi e sereni, verso nuove mète. Per me, questi, sono stati mesi di scoperte, di intense esperienze di gioia, e anche di qualche inevitabile piccola sofferenza. Gioia di trovarmi in una realtà completamente nuova, tra gente cordiale verso la quale mi sono impegnato ad avere un atteggiamento discreto di ascolto attento e di accoglienza rassicurante.
Piccola sofferenza per la fatica dell’inserimento nelle novità inattese; per gli atteggiamenti non sempre attenti alle differenze di responsabilità, per le nostalgie che, a volte, martellano il cuore; per le piccole incomprensioni, le analisi che richiedono benevolenze e lucidità serena, e le pazienze per le trasformazioni di nuovi innesti di speranza.
Vi ringrazio, anche a nome di don Piero, per la bella accoglienza che ci state riservando durante il nostro pellegrinaggio presso le vostre famiglie in occasione della benedizione pasquale.  Per me è tutto nuovo e sto vedendo le vostre case, i luoghi della vostra vita lì dove si gioisce e si soffre; con alcuni ci siamo conosciuti, con altri conosciuti meglio, sono stati gesti semplici, una stretta di mano, un sorriso, una battuta, piccole cose che portano il sapore della benevolenza, della stima e dell’accoglienza generosa. Sono sicuro che gradualmente ci sentiremo sempre più comunità, senza inutili e antipatiche forzature che lasciamo a chi ancora non ha acquisito la capacità di superare le schematizzazioni obsolete e le separazioni interessate. Noi crediamo alla forza dell’entusiasmo per annunciare il Vangelo e la festosa, paziente, ma inevitabile costruzione di nuovi orizzonti.

…E’ risorto per noi
Kèrigma festoso per le indifferenze sedimentate e le chiusure stratificate. Chi avrebbe creduto che l’uomo della croce potesse risorgere? Eppure alle donne incerte di quel primo giorno della settimana una voce decisa e suadente: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è  qui, è risorto!”
Questa Pasqua di resurrezione ora è per te amico/a che sperimenti l’abbandono, la solitudine, l’indifferenza, la lontananza, il sospetto, la delusione, la noia…

…E’ risorto per noi
Grido che da duemila anni squarcia il buio della notte e ridona speranza ai cuori stanchi, alle attese deluse, alle stanchezze di routine.

…E’ risorto per noi
Oltre l’indifferenza e la superficialità dove troppo  spesso conduciamo la splendida avventura della nostra vita non apprezzandone la bellezza sperimentando così di essere accecati dalle luci artificiali delle illusioni che inceneriscono le attese e conducono alla solitudine.
Questa Pasqua di primavere sorprendenti ora è per coloro che hanno il coraggio di chiudere il peccato nel sepolcro del passato e si mettono dentro il viaggio di liberazione, ma è anche per coloro che non si accontentano della nostalgia dei ricordi, ma seguono la luce che splende oltre il buio artificioso dell’abitudinario.

…E’ risorto per noi
Collaudata comunità che ancora vuoi assaporare la tenerezza premurosa della paternità di Dio che ci prende per mano e con infinita pazienza ci insegna a camminare.

BUONA PASQUA…
Augurio     nuovo che da voce e concretezza all’attesa e alla speranza del mondo  rinato dal buio della morte dove si è cacciato.
Augurio     festoso per gente scontenta e triste incredula alle aurore di senso che possono ancora sorgere all’orizzonte.
Augurio     domenicale portato da Angeli splendenti di luce che, seduti sulle tombe vuote delle illusioni, annunciano: Non abbiate paura! È risorto!
Augurio     forte  per chi, finalmente, decide  di costruire la civiltà dell’Amore.

Don Franco De Marchi
parroco

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Catechesi del parroco – marzo 2010

Archivio Catechesi parroco

Ascoltare è…

Carissimi,

un saluto cordiale a tutti voi, alle vostre famiglie che ci accingiamo a visitare in occasione della benedizione e un saluto a tutti coloro che portate nel cuore; un saluto anche a chi è lontano dalla comunità a causa dei differenti motivi di ciascuno, tutti degni di rispetto, di ascolto e di interesse.  Ormai da una settimana e più è iniziato il tempo austero e prezioso della Quaresima, vogliamo  ancora intrattenerci sulla prima tappa della costruzione di una comunità arcobaleno: L’accoglienza e cominciare a specificarne i vari aspetti che la costituiscono; ci soffermeremo sull’ ASCOLTO.
par_005.gifMai come in questa epoca storica l’uomo fa esperienza di una comunicazione abbondante in tutti i settori della relazione. È decisamente passata l’epoca romantica dell’attesa e della speranza di ricevere notizie e risposte sulla salute, la situazione della vita e quant’altro con la conseguenza che queste arrivavano sempre in ritardo e in modo farraginoso. Ora sappiamo tutto, o quasi, in tempo reale e a volte anche troppo in fretta senza avere il tempo di prepararci psicologicamente alla loro accoglienza. Non ci è concesso, dalla ristrettezza e avarizia del tempo di elaborare e di interiorizzare le conoscenze perché altre incalzano e sovrastano facendo diventare sorpassato, vecchio e obsoleto lo stesso presente. In tutta questa assurda frenesia del comunicare viene meno la capacità-possibilità di accogliere ragionevole come frutto di una scelta, ma soprattutto viene meno la disponibilità all’ascolto come attenzione; ci interessano più le notizie che le persone e questo è uno dei grandi sacrilegi laici che stanno inquinando e minando le basi, già fragili e insicure della convivenza umana. Quando le cose vengono prima delle persone allora vuol dire che si sta percorrendo strade contrarie alla dignità e inevitabilmente si costruiscono immagini dell’uomo che esaltano il suo avere, il suo fare, il suo apparire indirizzandoci verso un grande e continuo carnevale che nasconde dell’essere diventato troppo fragile per proporsi ed esalta la grande bugia del mostrare pura estetica dell’apparenza.
“Ma noi abbiamo conosciuto la Carità di Cristo Gesù nostro Signore e abbiamo sperimentato nella fede la bellezza dell’Amore. Chi incontra Gesù incontra se stesso e l’altro diventa fratello dono prezioso della paternità di Dio e stupendo tesoro dell’amicizia in Cristo con la pienezza di vita dello Spirito Santo. Noi non vogliamo omologarci  conformandoci alla mentalità di questo mondo, ma vogliamo trasformare, rinnovando, il nostro modo di pensare per essere in grado di discernere ciò che è buono, giusto e gradito a Colui che amandoci ci insegna l’amore” (vedi Qui Piedigrotta febbraio 2010)
Accettiamo quindi, come comunità cristiana, la grande sfida della contemporaneità e ristabiliamo, con pazienza, che rispetta i ritmi e i tempi di liberazione e di maturazione, una sana capacità di ASCOLTO.
Ascoltare è: Fermare la corsa che sta frantumando la gioia di vivere.
Ascoltare è: Trovare la calma necessaria per ritrovare se stessi e gustare la festa dell’essere.
Ascoltare è: Intraprendere il viaggio più difficile ed entusiasmante dell’intera esistenza umana quello che conduce nel microcosmo della propria interiorità alla scoperta della verità su se stessi e le potenzialità di saggia programmazione per costruire il proprio io come capacità, volontà e forza affettiva di intessere relazioni autentiche.
Ascoltare è: Porre totale e nuda attenzione a sé, agli altri e a Dio smantellando le barriere della superficialità, della pigrizia spirituale e dell’indifferenza culturale.
Ascoltare è: Far spazio alle ragioni dell’altro ritenendole  degne di rispetto in quanto frutto del pensiero di un uomo; accoglierle come ricchezza di una diversità condivisa,  palestra di crescita e confronto culturale per una ricerca comune del bene e della verità.
Ascoltare è: Vincere l’orgoglio di credere che ognuno basti a se stesso e cullare sogni di onnipotenza dove tutto deve girare intorno all’io.
Ascoltare è: Farsi carico della vita degli altri conducendo l’esistenza fuori dai confini del proprio egocentrismo che mortifica uccidendo la relazione e prendere coscienza che solo insieme è possibile una vita dignitosa.
Ascoltare è: Aprire le porte del proprio materialismo nichilista per far spazio di attenzione al Dio della vita e dell’Amore.
Ascoltare è: Buttare nel bidone della spazzatura tutto l’inutile di cui ci siamo rivestiti credendoci più forti e più veri rivelandosi invece catena e prigione della autenticità di vita.
Ascoltare è: Imparare a dare credito alla Parola di Dio e non al dilagare delle parole umane che diventano insignificanza proprio del comunicare assumendo lo stile del dire tanto per non dire niente.
Ascoltare è: Aprire il Vangelo e confrontarsi con Gesù che è silenzio-ascolto e parola.
Impariamo l’arte dell’ascoltare e costruiremo la nostra vita e la comunità come capolavoro di Dio.

Don Franco De Marchi
parroco

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Catechesi del parroco – febbraio 2010

Archivio Catechesi parroco

“Accoglietevi gli uni gli altri”

Carissimi,

un saluto affettuoso a tutti e la testimonianza della gioia di Gesù che scaturisce dal cuore riempito del suo Amore.
par_004.gifIn questo mese di febbraio, nel quale vivremo la spensieratezza del carnevale e l’inizio del tempo austero della quaresima, vogliamo intrattenerci sul primo argomento-tappa della costruzione di una comunità arcobaleno segno dell’alleanza di Dio con il suo popolo di credenti in Cristo che vive nella nostra parrocchia: L’ACCOGLIENZA.
Ma cos’è l’Accoglienza? 
Viviamo in una società multietnica- culturale e religiosa e le integrazioni non sono sempre facili e tanto meno scontate, si fa fatica, molta fatica, ad accogliere e accettare l’altro. Da una parte si sente il bisogno di confronto e di scambio percependolo come necessario al progresso, ma dall’altra parte non si accetta l’immigrazione e tanto meno si accoglie l’altro nella sua differenziazione e diversità su vari livelli. La relazione con l’altro è regolata non sulla persona ma sugli interessi economici. Si vorrebbe una omologazione pur sapendo che questa non è né giusta né possibile in quanto non rispettosa della persona, si accetta il lavoratore, ma non lo si vuole con i stessi diritti e doveri; l’altro deve sempre essere identificato nella sua diversità e spesso questa la si enfatizza fino a farla diventare un marchio di riconoscimento, di separazione e di inferiorità. Tale situazione sta creando, anzi ha già creato, un clima pesante di diffidenza che genera paura e sfocia nella relazione di un atteggiamento difensivo che innalza muri ideologici e sociali di netta separazione. Sembra che tutto sia permesso nei confronti dell’immigrato e del diverso fino ad istituzionalizzare ingiustizie e sopraffazioni.

Ma noi abbiamo conosciuto la Carità di Cristo Gesù nostro Signore e abbiamo sperimentato nella fede la bellezza dell’Amore. Chi incontra Gesù incontra se stesso e l’altro diventa fratello dono prezioso della paternità di Dio e stupendo tesoro dell’amicizia in Cristo con la pienezza di vita dello Spirito Santo.
Noi non vogliamo omologarci  conformandoci alla mentalità di questo mondo, ma vogliamo trasformare, rinnovando, il nostro modo di pensare per essere in grado di discernere ciò che è buono, giusto e gradito a Colui che amandoci ci insegna l’amore (cfr. Rm. 12,1)
È per questa ragione che la nostra Comunità Parrocchiale vuole continuare e migliorare il cammino intrapreso da anni verso l’altro. Vogliamo riproporre i passi illuminandoli di nuovo entusiasmo con modalità adatte ai nostri giorni. Il primo passo è accogliere la festa dei colori che danza nella differenziazione.
Ogni diversità è pienezza di identità e può essere risorsa o ostacolo.
Ostacolo per chi non ha ancora conosciuto l’amore, risorsa per chi ha assaporato la bellezza del donare e del ricevere.
Solo chi sa amare e si lascia amare sarà capace di ACCOGLIENZA.
Accogliere è accettare se stessi e vivere in mezzo agli altri che sono diversi da sé.
Accogliere è non avere aspettative e pretese sull’altro, ma apprezzare quello che egli è e può offrire, sapendo che nessuno è così misero da non avere nulla da dare in dono.
Accogliere è un atteggiamento della bontà  e della benevolenza dell’essere umano che prende coscienza della sua dignità.
Accogliere è disponibilità verso colui che è simile a te.
Accogliere è catechizzare il cuore per giungere alla generosità di aprire la porta, liberando così il sentimento più profondo dell’anima.
Accogliere è dare qualità alla vita superando la solitudine capaci di accorgersi dei bisogni.
Accogliere è fare a se stessi il dono della possibilità di realizzare il proprio io nella complementarietà.
Accogliere è esaudire il desiderio di pienezza. Accogliere è nostalgia di insieme è bello. Accogliere è guardare con amore facendo stare a proprio agio l’altro.
Accogliere è andare oltre la meschinità degli orizzonti ristretti e atrofizzati del possedere.
Accogliere è sorriso nel cuore e cammino sereno nell’avventura della vita.
Accogliere è fiducia è verità, è gioia, è vita.
Impariamo l’arte dell’accogliere e costruiremo una comunità capolavoro dell’amore di Dio.

Don Franco De Marchi
parroco

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Catechesi del parroco – gennaio 2010

Archivio Catechesi parroco

Progetto Arcobaleno

Carissimi,

par_003.giformai sono tre mesi che siamo insieme e la gioia di esserci mi riempie il cuore di gratitudine al Signore e a voi tutti per l’accoglienza calorosa e generosa che mi avete riservato. In questi mesi ho potuto toccare con mano la ricchezza spirituale e la grande disponibilità alla collaborazione che c’è nella nostra comunità parrocchiale, questo vi fa onore e mi stimola ad una attenzione vigilante per individuare e aiutare a far crescere i doni (carismi) che il Signore, attraverso il soffio dello Spirito, ha elargito con tanta sollecitudine fra di noi.  Ringrazio tutti per la risposta alla vocazione di lavorare nella vigna del Signore, nei mille modi della  grande fantasia di Dio, sapendo che operare non è necessariamente andare a fare qualcosa, ma è esserci con disponibilità e gratuità, con simpatia e benevolenza, con attenzione e partecipazione, e soprattutto con la preghiera di lode e di intercessione. La costruzione del corpo di Cristo, che è la comunità dei credenti, è la chiamata ricevuta nel battesimo e si realizza nel coraggio dell’amore accolto e ridonato avendo più attenzione per le persone che per le strutture e le cose da fare. Credo di individuare correttamente e di leggere con sincerità la realtà socio-religiosa nella quale la nostra comunità vive se propongo come impegno pastorale una più attenta evangelizzazione ad intra come fondamentale per quella ad extra. Abbiamo bisogno di un rinnovato impegno di conoscenza profonda ed intima del nostro Salvatore Gesù Cristo e dell’altro come fratello e sorella, dono stupendo di Dio. È su questa strada che si gioca in nostro futuro di persone e di comunità. Il 3 ottobre scorso ho proposto agli operatori pastorali il tema: La casa riempita di vento come riflessione sull’azione dello Spirito Santo nella costruzione della Comunità. Nel brano degli Atti degli Apostoli (1,12-26; 2,1-4) preso in considerazione si parlava della forza di un Vento gagliardo che si abbatteva sulla casa dove erano riuniti e di una nuova lingua che radunava tutti nella fede in Cristo risorto.

Ecco quanto vi propongo:

1- Non avere paura ad entrare nella comunità, sarà lì dove imparerai a capire che è proprio questo ciò che da sempre hai cercato nella faticosa comprensione del senso e del significato della tua esistenza.
2- È necessario entrare dentro di te per comprendere la tua unicità e la tua differenza come  dono dell’Amore di tenerezza del Padre e specificità del tuo modo di essere. Solo differenziandoti puoi amare ed essere amato.
3- Concepire la comunità come soggetto di pastorale e costruirla cominciando da una accoglienza precisa, solerte, generosa, puntuale, gioiosa, simpatica, misericordiosa basata sull’esperienza personale di Cristo. Solo l’Amore rende possibile il sogno di Gesù quello che noi nemmeno osiamo sperare.
4- Passare da una casa (Chiesa) di  individui ad una casa (Chiesa) comune di veri fratelli che si prendono cura gli uni degli altri facendosi compagni di viaggio nella paziente e faticosa costruzione del regno di Dio rendendo possibile la civiltà dell’Amore.
5-  Per questo credo sia necessario metterci tutti nel: 

PROGETTO ARCOBALENO
L’arcobaleno (Gen. 9,1-17) è il segno dell’alleanza nella nuova creazione e porta con sé il giuramento di Dio che non vi saranno mai più distruzioni dell’umanità. Esso viene posto come ponte tra il cielo e la terra eliminando la lontananza incolmabile e costruendo la relazione nel dono offerto e ricevuto.
L’arcobaleno lo propongo come icona della Comunità parrocchiale di Santa Maria di Piedigrotta.
L’arco è formato da colori base che hanno chiara la propria identità e a questa mai vi rinunciano, ma, nell’amore di Cristo, si donano alle altre identità e nello stesso tempo accolgono il dono della differente identità degli altri, arrivando così alla festa della comunione.
Bisogna avere il coraggio di sognare ciò che nemmeno osiamo sperare, credere che sia possibile ciò che noi giudichiamo impossibile perché “nulla è impossibile a Dio” e i sogni, attraverso la nostra disponibilità e collaborazione Dio li realizzerà. Nel tempo odierno dell’individualismo più esasperato noi accettiamo la sfida di una paziente costruzione della Comunità famiglia di Dio.
L’arcobaleno sarà per noi il segno del mirabile equilibrio tra la capacità nel donare e la generosità del ricevere.

Irreale? Sogno? Utopia? Impossibile?

Non lo sapremo mai se non proveremo a realizzarlo; non vogliamo lasciarci vincere dallo sconforto nella fatica. Credo sia affascinante avere questa speranza! Il lavoro sarà lungo ed esige una conversione del cuore , della mente e delle progettualità che potrebbero averci condotto lontano dall’ ideale del Vangelo. Il messaggio di Gesù non è un messaggio politico, sociale o economico; non è un antidoto al male che governa le relazioni, ma è l’utopia divina dell’Amore gratuito come proposta di novità alternativa alla cultura della morte, per cedere il passo alla speranza della rinascita di un uomo nuovo non più a immagine dell’obsoleto insignificante, ma immagine del Creatore e Signore della storia e dell’uomo.
A tutti auguro uno splendido percorso di vita.

Don Franco De Marchi
parroco

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Catechesi del parroco – dicembre 2009

Archivio Catechesi parroco

È ancora tra noi…

Carissimi,

par_002.jpgcome ogni anno, puntuale giunge per noi il Natale, festa della vita, festa dell’uomo, festa di Dio. Con la sollecitudine dell’ Amore, ancora una volta Dio è tra noi nella concretezza dei segni e dei gesti dell’uomo infaticabile costruttore della civiltà dell’amore. Spesso sono gesti nascosti, anonimi, ma recano la forza della speranza e la fiducia della Carità.
Vorrei ancora una volta entrare, se possibile, nelle vostre case con la discrezione di chi non è ancora sufficientemente conosciuto e con la trepidazione del forestiero in una storica e consolidata comunità che per molti di voi è punto sicuro d’incontro, per altri luogo del mistero avvicinato nella devozione, per altri ancora realtà appena avvicinata o riavvicinata, ma mi auguro, per tutti possa diventare sempre più riferimento di speranza riuscendo a costruire nuovi e solidi rapporti di stima e di amore fraterno.. È questa speranza-impegno che mi spinge a spezzare con voi e per voi la Parola di Dio e il Pane dell’Eucarestia.
…È ancora tra noi.
Questo annuncio forte e semplice squarcia il buio dell’indifferenza e il freddo gelido della superficialità riscaldando pian piano il cuore di chi sa accorgersi che non tutto è illusione o delusione. Dio-Amore si fa bambino e gioca con noi ritornati ad essere bambini, accende luci di gioia e compie gesti di pace.
La vita a volte è difficile, il lavoro spesso è precario e manca, le integrazioni problematiche e le convivenze sopportate… Ma oggi è Natale!
Fermati amico/a, entra nell’intima misteriosità del tuo cuore, lì sarà la tua Betlemme.
È tempo di novità, si accende una stella e tu puoi avere il coraggio di guardare in alto, mèta del tuo futuro, realtà scelta nel presente. È necessario liberarsi dalle sclerotizzazioni di inutili ricordi e di certezze obsolete: guarda che sei tu!
Tu sei dono della vita alla fantasia di un mondo che sempre più assume le dimensioni del villaggio e i colori festosi dell ‘arcobaleno.
…È ancora tra noi.
Annuncio per chi, nonostante tutto,
è un irriducibile cercatore di significati,
per chi crede che la vita
sia un valore inalienabile,
per chi si impegna affinché ogni persona
abbia la dignità dell’umano.
…È ancora tra noi.
È l’annuncio che Dio non è indifferente, lontano o straniero alla terra, all’uomo, alle sue solitudini alle sue sofferenze e alle sue disperazioni. È’ dire con più forza: sì alla vita, sì a Dio che si consegna bambino nella sacralità del fragile e nel dono splendido dell’affidarsi.
…È ancora tra noi.
Ma tu lo riconoscerai?
Dove cercherai questo Dio nascosto e visibile?
È ospite intimo e a volte straniero.
È padre, madre e a volte figlio.
È fratello, sorella e a volte amico
vicino e lontano.
Egli È e questo basta
per dire che anche tu ci sei…
e sei vivo!

Buon Natale.
Non vuol dire parola e augurio stereotipati o insignificanza del dire scontato e banale.
Non vuol dire inutile consumismo pagano e pura apparenza nel segno del superfluo come ostentazione dell’avere.
Non vuol dire stupida e inutile baldoria espressione sguaiata del vuoto e del nulla.
Vuol essere invece canto al mistero nascosto in una semplice e sempre nuova parola: VITA.
Vuol essere tenerezza dell’accorgersi di coloro ai quali fu rubata la dignità e possono ostentare solo la miseria interiore ed esteriore.
Vuol essere gioia e serenità di chi non vuole essere e sentirsi solo e ha il coraggio di cercare solidarietà.
È augurio di Colui al quale tu interessi fino al punto di farsi carne della tua carne, bellissima avventura nella tua avventura, perpetuo gioco del tempo oltre lo spazio, la storia e il ritmato trascorrere del divenire.
È dono di Colui che si fa dono perché la tua povertà si riempia di dono e tu stesso ti possa fare dono a chi doni non riceverà.

Buon Natale a chi natale non avrà.
Buon Natale a te povero delle nuove stalle.
Buon Natale a te ricco e disperato.
Buon Natale a te donna che accolgo come sorella.
Buon Natale a te uomo che scelgo come fratello.
Buon Natale a te che fai fatica a credere nell’uomo.
Buon Natale a te per il tuo cammino di comunità. Buon Natale a te che accogli la gioia.
Buon Natale a te…

Don Franco De Marchi
parroco

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Catechesi del parroco – novembre 2009

Archivio Catechesi parroco

SARÀ BELLO…

Carissimi,

il mio saluto è per tutti voi.
par_001a.gifCome vorrei conoscervi tutti, ma dovrò avere la pazienza del tempo che ci condurrà all’incontro. Sono DON FRANCO DE MARCHI il vostro nuovo parroco. Voglio parlarvi di me per farmi conoscere un po’ e così entrare, sia in modo discreto e in punta di piedi nelle vostre case per dirvi: “ci sono!”.
Sono nato a Salvarosa piccola frazione di Castelfranco Veneto in provincia di Treviso il 16 maggio 1951.
La mia è una storia come tante altre storie. L’avventura, di una persona tra tante altre persone, cominciata fin dall’età dei sogni e degli entusiasmi innocenti e puri, belli come sono belli i cuori dei bambini che il Signore della vita fa sbocciare nel mondo arido e sterile. Ero bambino, quando la voglia di essere, come l’ideale incarnato in una persona che mi aveva affascinato (il mio parroco),  ha guidato i miei passi verso il Seminario S. Pio X a San Floriano di Castelfranco Veneto (TV). Ignaro dell’impegno nella quotidianità, ma già sedotto da  Dio, provavo le ali per volare nello spazio libero dei sogni di bambino. Entrando in quel luogo affascinate: una bella casa, tanti alberi e grandi spazi per giocare, a mia madre, vedova da poco e con il cuore gonfio per quella mia decisione, dissi: “Adesso finalmente sono nei miei contenti”. Certo frase infantile di una mente libera e serena, ma anche punto fermo nella mia voglia di cercare e trovare. Nel tema di italiano, come prova d’ingresso, alla domanda: ”Cosa vuoi fare da grande”, rispondevo: “Vorrei essere prete e quando le mie mani tremanti toccheranno l’ostia, diventata il corpo di Cristo attraverso le mie parole, saprò di essere veramente e finalmente felice”; subito dopo, quasi spaventato di quello che avevo scritto, aggiunsi, per depistare il giudizio di chi avrebbe letto, che avrei voluto fare anche il pilota e altre cose banali come il ballerino; mi aveva preso quasi una vergogna di bravo ragazzo.
Era cominciato così! Ben presto, però, la nostalgia di casa e le difficoltà nello studio misero a dura prova l’iniziale entusiasmo, ma la voglia di vedere come andava a finire ha sempre mosso il motore interno del cuore. Vennero gli anni dell’adolescenza, della giovinezza, della contestazione e della caparbietà, a volte testarda, nella ricerca di autenticità e di verità. Vennero gli amori, le illusioni e le cocenti delusioni, le incompatibilità e il cammino difficile per la formazione della personalità e la chiarezza del futuro.
Una speranza-certezza mi ha sempre sostenuto: Fare della mia vita qualcosa di speciale, di non accontentarmi delle cose acquisite a basso prezzo, di non essere soddisfatto fino a quando il cuore non fosse pieno di amore. Gradualmente giunsi alla conoscenza dell’unica cosa che avrebbe riempito il cuore e che avrei potuto donare senza assaporare il vuoto successivo al dono: Gesù Cristo.
Decisi che doveva essere così!    Gli anni dello studio filosofico diedero terribili scosse di terremoto e mi ritrovai solo, deluso, sconfitto e in piena crisi di fede.  Ma il Signore vegliava al mio fianco e mise sulla mia strada un confratello-amico che mi aiutò a vedere oltre la fitta nebbia che chiudeva l’orizzonte: “Il tuo cuore, mi scrisse come augurio di compleanno, sta diventando grande come un lago alla cui acqua già molti trovano la gioia e la dolcezza di dissetarsi! E’ per questo che adesso sanguina, non temere! Stanno saltando i vecchi argini”. Ecco la storia della mia vita e del mio sacerdozio: Allargare il mio cuore per offrire la possibilità a coloro che incontro di assaporare l’Amore di Dio, allargare il loro orizzonte perché possano accogliere il messaggio di gioia del Vangelo.
Il resto è cronaca di avvenimenti e di ministero al servizio della Chiesa nell’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi (preti di vita comune, secondo la spiritualità di S.Agostino, a servizio della chiesa locale).
Ordinato sacerdote il 1° ottobre 1977 per due anni sono stato nel Seminario Sant’Agostino a Frascati (Roma) con il compito impegnativo e difficile della educazione e della formazione umana e religiosa di seminaristi adolescenti.
Inviato poi, a S. Floriano nel Seminario S. Pio X per svolgere il compito di Animatore Vocazionale mi sono trovato benissimo, sembrava il compito fatto per me. Un po’ artista, la musica e il teatro sono stati mezzi potenti per attirare la curiosità e portare i giovani a conoscere il Seminario, il Carisma dei Canonici Regolari e la bellezza di seguire Cristo rispondendo alla sua chiamata.
Dopo nove anni mi fu chiesto di lasciare tutto e iniziare una nuova avventura come vice-parroco nella Comunità di S. Teodoro a Genova. All’inizio non fu facile; una cosa è certa ho amato quella comunità, da essa sono stato amato e insieme abbiamo amato il Signore.
Nel settembre 1997 la fedeltà alla vocazione mi ha condotto a Bologna nella giovane comunità dei Santi Monica e Agostino. Mi fu detto: non c’è la chiesa, c’è uno scantinato, non c’è spazio, non c’è…non c’è… ma tu vai!  Non ebbi sogni sereni e i pensieri non sempre positivi. Mi domandavo: Ma che ci vado a fare?…. Andai a vedere: sì era vero non c’era la chiesa, non c’era, non c’era… Ma trovai una comunità che pregava, che amava il suo scantinato, che mi accolse con affetto e questo bastava! C’era il terreno buono per seminare l’Amore.
Ora eccomi a Napoli a S Maria di Piedigrotta.
Vi dico sinceramente che ci sono venuto contento, mi affascina la città di Napoli e l’essere parroco in un santuario dedicato alla Madonna.
Il mio programma pastorale si riassume in una parola: AMORE, e amare Dio e amarci fra noi allargando così l’orizzonte dell’accoglienza.
Sarà bello accoglierci nelle vostre case che sono il segno della casa del Signore dove si riunisce la comunità.
Sarà bello vivere la nostra umanità come ricerca e costruzione del bene comune e condiviso che guarda alle differenze non come problema alla comunicazione, ma come risorsa e fantasiosa ricchezza indispensabile al miracolo dell’Unità.
Sarà bello capire e sperimentare che non è l’uniformità la strada da percorrere, ma il mirabile (a volte difficile) equilibrio del dialogo, della stima, della cooperazione e dell’accoglienza per fare comunità di comunione.
Sarà bello accogliere l’utopia di Dio dell’Amore gratuito come utopia dell’uomo instancabile cercatore di sensi, di significati e di possibili aperture all’infinito trascendente di Dio che troppo spesso si ritrova ad essere solo costruttore di effimere illusioni.
Sono qui con voi, sono qui per voi.

Don Franco De Marchi
parroco

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Il 31 maggio sarà riaperta straordinariamente la “stanza del miracolo” di Roncalli, alla presenza del Rettore del Santuario di Sotto il Monte, luogo di nascita del pontefice Da Papa Giovanni […]

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100 candeline. TANTI AUGURI LILIANA!

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In questo mese di aprile vogliamo riportare un avvenimento bello che ha riguardato la nostra comunità parrocchiale e un gruppo storico, in particolare. È il gruppo delle MAMME CRISTIANE. Liliana [...]

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